Gianmaria Simon – Low Fuel

Chissà come mai, quando ricevo qualche plico di cd – ahimè i vinili in un anno si contano su due/tre dita di una mano, altro discorso la tremenda abitudine di inviare impersonali cartelle dropbox… segno della brutta deriva presa – il mio sguardo corre sempre veloce alla ricerca dell’artista più sconosciuto come a voler dire: vedi, oggigiorno di artisti interessanti ne nascono ancora!
Questa volta devo ringraziare la davverocomunicazione per l’invio del CD Low Fuel di Gianmaria Simon uscito il il 25 gennaio 2019 per la Vrec con distribuzione Audioglobe.

Low Fuel è il secondo lavoro discografico di Gianmaria Simon, cantante e chitarrista spezzino, ma di origini liguri (ci tiene ad evidenziarlo la sua cartella stampa, chissà come mai?). L’album vede la luce a distanza di quattro anni dal precedente lavoro discografico: L’ennesimo Malecon (2014, sempre per la Vrec).

Artista poliedrico che si dedica negli anni ad alternarsi tra musica d’autore coi Bandido Maria, musica tradizionale coi Mus, gipsy rock coi Mira Leon, combat folk coi Visibi e che riesce a trovare il tempo per dedicarsi allo studio della musica classica in conservatorio. Negli anni viene invitato anche a collaborare con diverse compilation quali: Pistoia Blues Next Generation (2015), That’s All Folk (2016), The Very Best Of Vrec (2017), Ten Years Of Vrec (2018) e infine, sempre nel 2018, Songwriters.

L’album, Low Fuel, prende il nome dalla title track, nonché secondo brano e singolo. Si tratta di una canzone dedicata al tachimetro della macchina. Quest’ultimo viene intelligentemente usato come espediente per raccontare la vita di chi non riesce ad attenersi ai parametri, di chi ha sempre “outfit” sbagliato (e mi sento di aggiungere: rispetto ai dettami che la società moderna vorrebbe imporci N.d.r.).
Nel Cd tra i brani degni di maggior nota di sono sicuramente il desert-blues Malestante, Low Fuel di cui sopra abbiamo accennato, la ballad Tramp steamer, Mi gusterò il peccato e la cover L’avventura (un classico di Domenico Modugno nonchè sigla iniziale dello sceneggiato televisivo in costume, ambientato nel XVII secolo, Scaramouche). Il tutto è arricchito da un tripudio di strumentazione, mai però eccessivo nel dosaggio, tra cui chitarra, fisarmonica, congas, ukulele, mandolino, tromba e violini.

Folk-rock, rock blues, psychedelic rock e world music il tutto con una sapiente spruzzata di power-pop accattivante. Un disco interessante. Alla via così.

https://www.facebook.com/gianmariasimon
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