Big Star – Live at Lafayette’s Music Room

(Andrea Romeo – 2 dicembre 2019)

Il termine “musica pop” ha subito, con il passare dei decenni, una mutazione di significato quasi continua, finendo per indicare generi musicali che, messi a confronto fra loro, spesso non hanno neppure così tanti punti di contatto.
Facendo qualche esempio, giusto per identificare l’andamento di questa schizofrenia terminologica, gli italiani Area erano definiti “International PoPular Group”, band come PFM, Banco, Le Orme erano gruppi Pop (come peraltro ci ricorda un volumetto edito in quegli anni, ed intitolato, appunto, Note di Pop Italiano”).
Con il termine Pop, ovviamente non solo in Italia, ma in tutto il mondo, venivano infatti definiti artisti che si muovevano tra musica beat, rock psichedelico e rock progressivo, creando una commistione che, letta con i criteri odierni, decisamente più abituati a definizioni più “strette”, suona ovviamente come abbastanza curiosa e discutibile.
Tant’è che, all’inizio degli anni ’80, il pop divenne altro, quando andò a mescolarsi con Soul, R’N’B, New Wave, Dance; gli anni ’90, poi, furono il decennio del Brit-Pop, allorquando una nutrita serie di artisti si riappropriò di molte melodie degli anni ‘60 e ‘70 rielaborandole attraverso suoni ed arrangiamenti mutuati dalla New Wave e dalla Dance.

Alle origini di tutto questo contorto percorso, trovano posto band, spesso misconosciute, quali i Big Star ai quali, soltanto a decenni di distanza, è stata finalmente riconosciuta una sorta di primogenitura, rispetto ad un genere musicale che ha cambiato pelle più e più volte.

L’album Live at Lafayette’s Music Room, registrato nel gennaio del 1973 a Memphis, Tennessee, dopo essere stato recuperato dall’oblio di oltre un quarantennio, fotografa in modo preciso qual’era l’aspetto artistico della musica Pop nel suo periodo iniziale, ovvero quando iniziò a staccarsi da quella definizione, certamente più vaga ed indefinita, di “musica leggera”.
Un mix di rock, e quindi di strutture musicali più elaborate e rese, strumentalmente, in maniera più articolata, di blues e di rhythm and blues, ma con anche più di una divagazione nei territori del folk acustico. Proprio dai Big Star, a detta di parecchi critici, prese avvio quello che, anni dopo venne definito anche “power pop”, a partire dal quale, attraverso tutte le sue diramazioni si sarebbe poi giunti, grazie ad ulteriori interpolazioni e rimescolamenti, all’AOR, ma anche per certi versi a buna parte della musica indie.
Ascoltando Live at Lafayette’s Music Room, e magari confrontandolo con gli album dei gruppi sopraggiunti non molto tempo dopo di loro, ed assurti certamente ad una maggiore notorietà, non è affatto difficile scorgere, nelle diciannove tracce registrate, i semi che sarebbero germogliati di lì a pochi anni, anzi: spesso si possono cogliere, in molti passaggi, le melodie, le strutture armoniche e gli arrangiamenti che sarebbero stati utilizzati, ovviamente adeguandoli ai nuovi suoni proposti dalla tecnologia, non molto tempo dopo.

Questo album rappresenta, ad oggi, l’unica testimonianza dal vivo di questa band, catturata esattamente nel momento della sua massima capacità espressiva, nell’ambito di una carriera che, tutto sommato, fu decisamente breve, ma alla quale viene oggi riconosciuta una grande influenza.

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