Big Star – Live on Wlir

(Andrea Romeo – 24 settembre 2019)

Ci sono band, nella storia della musica, che, oltre ad essere state invero poco considerate durante gli anni in cui hanno svolto la loro attività, vengono rapidamente cancellate dai radar degli ascolti, finendo inevitabilmente in un limbo dal quale difficilmente riescono poi a fare capolino.
Dopo anni, magari anche molti anni, per un curioso ed insondabile scherzo del destino, queste band riemergono improvvisamente dal nulla per cui, da oggetti di culto destinati a limitatissime consorterie di appassionati, assurgono improvvisamente ad oggetti del desiderio, vengono citati, presi a modello: di colpo, la loro influenza viene non solo riconosciuta, ma anche sottolineata, anche laddove precedentemente non era quasi mai stata evidenziata.

E’ esattamente questo, infatti, lo strano destino dei Big Star, band statunitense in attività dal 1971 al 1975 e, successivamente, dal 1993 fino al 2010, anno della morte del loro fondatore Alex Chilton, ed ai quali viene attribuito un valore ed un peso importante nelle carriere di band quali R.E.M., Replacements, Jesus and Mary Chain; Paul Stanley, ad esempio, li cita fra le influenze dei primissimi Kiss.
Conseguenze dirette di questa sorta di seconda vita artistica sono, ovviamente, la ristampa dei loro album ma, soprattutto, il recupero delle loro esibizioni dal vivo, testimonianze per lo più inedite, o magari circolate sotto forma di bootlegs, che offrono la possibilità di scoprire piccoli universi musicali sconosciuti.

Live on Wlir è infatti la riproposizione, restaurata e rimasterizzata dai nastri originali, di una loro esibizione dal vivo, registrata presso gli Ultrasonic Studios di Los Angeles per la Wlir Broadcast Radio di Long Island.
Quattordici brani, tra cui le loro hit September Gurls, The Ballad of El Goodo, She’s a Mover e Back of a Car, tutti peraltro estremamente brevi, affiancati da una breve intervista, in cui John Lightman, basso, Jody Stephens, batteria, ed Alex Chilton, chitarra, voce nonchè fondatore della band, documentano quanto di vero ci sia nelle affermazioni espresse nei loro confronti: musica pop che si potrebbe anche definire colta, perché strumentalmente raffinata, in cui appare chiaro l’imprinting che questa band ha offerto agli artisti che ne hanno seguito le orme successivamente, sia nell’ambito del pop che in quello dell’alternative rock.

La loro carriera, assai breve ed in un certo senso discontinua, li ha condotti a realizzare solo quattro album in studio, oltre ad una serie di album live riferiti maggiormente, però, alla seconda parte della loro carriera; le testimonianze del primo, e fondamentale, periodo, stanno invece riemergendo proprio in questi anni, per la gioia di chi, musicofilo ma anche semplice appassionato, può inserire uno dei tanti tasselli mancanti all’interno del flusso di questi generi musicali lungo lo scorrere degli anni.

Certo, assai spesso si tratta, come sicuramente in questo caso, di dettagli molto peculiari ed indirizzati ad una ristretta cerchia di ascoltatori; ma, se non altro, in tutto ciò si può intravedere una sorta di giustizia “retributiva” postuma, che restituisce, almeno in parte, ad artisti misconosciuti, quella ribalta che per anni la sorte avversa ha loro negata.

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