Anoushka Shankar: la forza di esporre la propria fragilità

(Raffaella Mezzanzanica – 29 ottobre 2019)

“La musica è una legge morale. Essa dà un’anima all’universo, le ali al pensiero, uno slancio all’immaginazione, un fascino alla tristezza, un impulso alla gaiezza e la vita a tutte le cose. Essa è l’essenza dell’ordine ed eleva ciò che è buono, giusto e bello, di cui essa è la forma invisibile, ma tuttavia splendente, appassionata ed eterna.” (cit. Platone – Dialoghi).

La musica è qualcosa di trascendente, arriva al di là di ogni confine, religione, etnia ed estrazione sociale. La musica è di tutti ed è per tutti.

Ci sono artisti che hanno costruito la propria identità basandosi su questi principi e che utilizzano questa forma di comunicazione suprema e potentissima per affrontare temi, diffondere idee e messaggi di grande impatto, soprattutto sociale.
Proprio questo aspetto eleva l’artista ad un livello ancora più alto.

Alcuni artisti riescono a fare questo con un’eleganza senza pari. Tra questi possiamo sicuramente citare Anoushka Shankar.
Non ci sarebbe nemmeno bisogno di alcuna introduzione ma, al tempo stesso, è doveroso ricordare alcuni passaggi fondamentali della sua vita come artista ma anche, soprattutto, come donna.

Anoushka Shankar è una compositrice e musicista ed ha iniziato a suonare il sitar, lo strumento a corde più famoso della musica classica indiana, all’età di nove anni, introdotta allo studio dal padre, Ravi Shankar, ancora oggi il più conosciuto e il più grande maestro in questo strumento.
Ravi Shankar è stato anche colui che ha insegnato a suonare il sitar a George Harrison ed è stato tra i principali protagonisti anche del “Concert for Bangladesh”, live di beneficenza tenutosi al MSG nel 1971, organizzato proprio da Harrison per raccogliere fondi per le popolazioni del Bangladesh.
Oggi, Anoushka Shankar è una delle artiste più conosciute della scena musicale indiana, sia classica che progressive. Le sue performance, caratterizzate anche da una forte essenza di spiritualità, l’hanno portata a ottenere ben sei nomination ai Grammy Awards: la prima, ricevuta a soli vent’anni, l’ha resa la prima donna indiana e l’artista più giovane ad essere nominata nella categoria “World Music”.
I premi ricevuti da Anoushka sono molteplici: è stata la donna più giovane, nonché, ancora una volta, la prima donna in assoluto, a ricevere l’onorificenza “British House of Common Shield” e ad essere riconosciuta dalla rivista TIME come “Asian Hero”.
A seguito della pubblicazione nel 2005 di Rise,  il suo album autoprodotto, Anoushka Shankar è stata la prima artista indiana a esibirsi alla cerimonia dei Grammy Awards.

Tuttavia, approcciarsi all’ascolto di Anoushka Shankar pensando alla sua produzione musicale come “esclusivamente indiana” sarebbe un errore gravissimo.
Grazie anche dell’importante eredità del padre, Anoushka ha avuto il merito di portare la tradizione musicale indiana all’interno di altri generi musicali come il jazz o il pop, anche attraverso collaborazioni eccellenti: Sting, M.I.A., Herbie Hancock, Rodrigo y Gabriela e tantissimi altri.
All’interno dell’album Traces of You, pubblicato nel 2015, si trovano tre brani molto intensi (The Sun Won’t Set, Traces Of You e Unsaid), con la partecipazione di Norah Jones, la sua sorellastra (anche Norah Jones, infatti, è figlia di Ravi Shankar).

Fino a qualche settimana fa, la produzione musicale di Anoushka Shankar era squisitamente strumentale e le parti vocali, dove presenti, erano frutto delle collaborazioni con altri artisti. L’11 ottobre, però, l’artista ha pubblicato un nuovo singolo, Lovable, con la collaborazione delle gemelle Ibeyi, in cui, per la prima volta in assoluto, Anoushka Shankar ha deciso di far sentire la propria voce.
Si tratta di un brano molto emozionante sia nel testo che nella musica.
La stessa Anoushka Shankar ha deciso di spiegare attraverso un post sui social media la propria decisione: “La mia intera carriera è stata caratterizzata dall’evitare di cantare. Perfezionismo, la paura che mi paralizzava e alcuni limiti autoimposti mi avevano impedito di far sentire la mia voce. Di recente, lavorare con altre donne mi ha permesso di creare uno spazio sicuro e mi sono addentrata in questo territorio che, fino ad ora, mi aveva spaventata. Tutto questo mi ha incoraggiata a cantare i testi, le parole che io stessa ho scritto e che nascono dal mio cuore. E’ stato incredibilmente meraviglioso scoprire cosa si prova” (cit. A. Shankar).
Co-prodotto da Alev Lenz e pubblicato su etichetta Mercury KX, Lovable è un inno alle donne (Am I still lovable if you stop loving me/Am I still lovable if you stop loving me/Am I enough if you don’t want me?/Do I have light if you don’t light me?)

Anoushka Shankar rappresentaperfettamente l’essenza di “Girls United!” per diversi motivi.

Per prima cosa perché è una donna la cui produzione artistica da sempre incorpora un  sostegno incondizionato per i diritti delle donne e per la giustizia sociale in generale.

Nel 2012, a seguito della notizia di uno stupro di gruppo  e della successione della vittima avvenuto a Delhi, Anoushka Shankar si è esposta in prima persona nelle campagne One Billion Rising per Change.org
Nel 2013 è stata invitata a partecipare a un panel di discussione focalizzato sulla violenza sulle donne all’annuale Hindustan Times Leadership Summit a New Delhi.
Nello stesso anno, Anoushka Shankar ha reso pubblico un fatto davvero drammatico della sua vita: da bambina, per anni, lei stessa è stata abusata sessualmente e psicologicamente da un amico di famiglia.
L’8 marzo 2013, giornata della Festa della Donna, ha pubblicato, insieme ad altre venticinque artiste provenienti da venti diversi Paesi, One Woman: a Song for UN Women, un brano per promuovere messaggi di unità e solidarietà tra le donne a livello globale (“We are a WOMAN…and We Shall Shine”).

Ad agosto 2019, ha deciso di condividere con il mondo, attraverso un post sui social media, la notizia di essersi dovuta sottoporre a un’isterectomia (asportazione dell’utero) e ad una serie di altre operazioni chirurgiche volte a rimuovere una serie di tumori benigni all’addome.
Si tratta di un post molto sincero, in cui l’artista ha voluto sottolineare tutte le paure derivanti da una possibile perdita della propria femminilità, dall’impossibilità di avere altri figli, o ancora, la paura di morire durante le operazioni e lasciare orfani i suoi figli.

Come artista Anoushka Shankar ha avuto l’opportunità di esibirsi in tutti i più grandi teatri e nelle principali location mondiali: Carnegie Hall, il Barbican Centre, la Sydney Opera House, accompagnata dalle più importanti orchestre come la London Symphony Orchestra, con la direzione di grandi maestri come Zubin Mehta.

Spesso ci si dimentica di artiste come Anoushka Shankar, donne che attraverso la propria arte sono riconosciute per la loro onestà e per l’impegno in prima persona in cause sociali e umanitarie.
Nel mondo in cui viviamo, in cui si preferisce costruire muri anziché abbatterli, in cui è sempre più facile diffondere messaggi di odio, la musica e l’impegno di artisti come Anousha Shankar ci ricordano che abbiamo, invece, bisogno di ponti, di tolleranza e di unità.

Il prossimo 7 novembre Anoushka Shankar si esibirà al LAC Lugano Arte e Cultura, centro culturale dedicato alle arti visive, alla musica e alle arti sceniche, con l’Orchestra della Svizzera Italiana, accompagnata da Manu Delago, virtuoso dell’handpan e suo collaboratore ormai da diversi anni e in diversi progetti musicali.

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