The Coasters “Yakety Yak”, il significato nascosto

(Nik Maffi – 29 ottobre 2019)

Ci sono canzoni che trasmettono allegria e voglia di ballare, ed uno dei più grandi gruppi vocali dell’epoca del doo wop furono i Coasters. Yakety Yak sul lato A, sul lato B Zing! Went The Strings Of My Heart, marcato London Records DL 20180, ovvero l’etichetta inglese che si accaparrava la distribuzione del materiale che nel paese di origine, cioè gli Usa veniva stampato dalla ATCO, la mitica Atlantic Records.

Sulla label del singolo troviamo la dicitura “The Coasters, vocal with instrumentals“. Vocal cosa stava ad indicare? Fondamentalmente gruppi di giovani, nel novantanove per cento dei casi, di colore, che seguendo il successo e chiamiamolo pure, il sacrificio, del grande Ray Charles. Charles per primo mischiò il sacro gospel, con il profano rhythm and blues, aprendo le porte di Gerico a tanti giovani che vogliosi di emularlo, si cimentarono nell’arte del bel canto rock and roll, simulando con la voce i vari strumenti della sezione ritmica basso e batteria, creando un feeling musicale inedito nel panorama r&b del periodo.
Quanti giovani bianchi americani ascoltavano questi bei singoli di nascosto, sottocoperta di notte? quanti si rifecero a quel modello? Vi dice niente il nome Elvis Presley con spalla vocale i Jordanaires? …vi dice niente Zappa Frank con il disco Ruben And The Jets? …ci tornerò prossimamente.

Focalizziamoci sui Coasters: formatisi sulle ceneri dei mitici Robins, interpreti del grande pezzo Riot In Cell Block Number 9, Carl Gardner (1928/2011) e Bobby Nunn (1925/1986) danno vita ai Coasters, aventi come base la City of Angels, della prima metà degli anni ’50, insieme a Billy Guy (1936/2002), Young Jessie (1936) e Adolph Jacobs (1939/2014).
Spostatisi a New York, intorno al 1957, con un cambio di formazione – inseriscono Cornell Gunter (1936/1990) e Will Dub Jones (1928/2000) al posto di Gardner e Nunn – entrano in contatto con la Spark Records, i cui autori in team sono i grandi Jerry Lieber (1933/2011) e Mike Stoller (1933), autori di grandi successi come Kansas City, Hound Dog che portano la band a collaborare con mamma Atlantic.

Torniamo a Yakety Yak: il pezzo registrato a New York il 17 marzo del 1958, uscito nell’aprile sempre del 1958, come dicevo nell’ incipit dell’articolo è un brano ballabile e scanzonato, ma il significato nascosto è dietro l’angolo. Il duo di autori di origine ebraica, si cimentarono con un piccolo siparietto dove un teenager, presumibilmente, viene rimproverato per non aver fatto i lavori domestici dai genitori, rispondendo Yakety Yak! nel ritornello. Tradotto in vulgaris : non rompetemi le scatole; i genitori ribattono con un Don’t Talk Back, tradotto sempre in vulgaris: guai a te se non rispondi a modino bimbo! 

I Coaters, come molti giovani di colore in quegli anni , erano irriverenti, contro le istituzioni dell’uomo bianco, contro l’autorità imposta che voleva il nero zitto, a testa bassa e il bianco al posto di comando.
Il duo Lieber and Stoller, come dicevo prima originari di una minoranza jews – con regole ferree al suo interno, sia nello stile di vita che nel comportamento – seppero leggere con leggerezza questo scontro generazionale in atto. I “giovani”, categoria che negli anni ’40 non veniva presa in considerazione, contro i “matusa”, come venivano definiti i vecchi, i genitori, usciti dalla seconda guerra mondiale e legati ancora ai vecchi valori, tramandati a loro dalla generazione cresciuta tra le due guerre.

Ma adesso alziamo il volume della fonovaligia!

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