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Arti & Mestieri – Essentia, Live in Japan

(Andrea Romeo)

Gli Arti & Mestieri sono una band che si potrebbe quasi definire “carsica”, nel senso che appare e scompare, nel corso degli anni, senza una frequenza precisa; il fatto è che questo fenomeno dura ormai dal lontano 1974 quando, radunati dal batterista torinese Furio Chirico, si ritrovarono insieme Gigi Venegoni, chitarra, Beppe Crovella, tastiere, Marco Gallesi, basso, Giovanni Vigliar, violino ed Arturo Vitale, fiati e voce.

Lavorano sodo, fino al 1979, poi riappaiono nel 1983 per eclissarsi nuovamente poco dopo il 1985; si riformano nei primi anni ’90 finchè, dagli inizi degli anni ’00 riescono finalmente a mantenere una certa continuità, nonostante i numerosi e continui cambi di formazione.

Il 18 maggio 2019, al Jazz Rock Legends di Tokio, hanno registrato uno spettacolare concerto che li ha visti condividere il palco, per eseguire nel finale dello spettacolo The Wind Cries Mary di Jimi Hendrix e King Kong di Frank Zappa, con gli Area Open Project di Patrizio Fariselli, nell’ambito di una serata che ha decretato il loro ennesimo successo nel paese del Sol Levante dove ritornavano per la quarta volta nella loro storia.

Sono dunque passati ben quarantasei anni da quando la band aveva iniziato a muovere i primi passi: della formazione originale sono rimasti Furio Chirico e Gigi Venegoni, oggi affiancati da Piero Mortara, fisarmonica, pianoforte acustico e tastiere, Lautaro Acosta, violino e Roberto Puggioni, basso elettrico, ma la classe, lo stile inconfondibile e la grande musicalità del gruppo torinese non sono affatto venuti meno, anzi: l’entusiasmo del pubblico e della critica giapponese, a seguito dello show, si può sintetizzare in una singola frase che vale molto più di tanti elaborati racconti: “Una delle migliori realtà musicali storiche attualmente attive nel mondo.”

Negli anni ’70 sono stati una delle più innovative espressioni del jazz-rock italiano, realizzando album ormai divenuti dei classici quali Tilt – Immagini per un Orecchio e Giro di Valzer per Domani; poi, malgrado si siano un po’ persi dopo l’uscita di Quinto Stato, datata 1979, hanno piazzato due colpi da veri maestri: nel 2001, pubblicando lo splendido Murales e quattordici anni dopo realizzando l’eccellente Universi Paralleli.

Con questo spettacolo, che è stato poi fissato all’interno di questo doppio cd/dvd, gli Arti & Mestieri hanno fatto risuonare ancora una volta, ed in maniera inconfondibile, il loro sound, che unisce tecnica jazz, sensibilità mediterranea, gusto per le scelte melodiche e spirito di ricerca: la lunga scaletta proposta allinea ben ventuno pezzi che coprono l’intera parabola della loro carriera; ci sono brani provenienti dal loro album di esordio, Tilt, quali Gravità 9,81, Positivo Negativo ed  In cammino, mai eseguita dal vivo, altri contenuti in Giro di Valzer, e sono Valzer per Domani, Mirafiori, ed uno appartenente a Murales, ovvero Ali; a questi si aggiungono alcuni pezzi che non erano stati pubblicati all’interno dei loro primi lavori ma che trovarono posto successivamente nella raccolta Articollezione, uscita nel 2001, ovvero Necropoli e Da Nord a Sud, cui si aggiunge Danza di Luna, anch’essa inedita “live”, tratta dall’album Estrazioni, pubblicato nell’anno 2005.

Infine, oltre a Frescobaldi, opera di Roberto Puggioni e Nerouolf scritta da Piero Mortara, la band ha presentato una ricca selezione di brani provenienti dall’ultimo lavoro in studio, Universi Paralleli: Alter Ego, Dune, Pacha Mama, Finisterre, Borea, Linea d’Ombra, Comunicazione Primordiale, La Luce in fondo al Tunnel.

Band in formissima dunque, esecuzioni davvero spettacolari che, all’interno del dvd, acquisiscono anche quella dimensione visuale che aiuta davvero a comprendere il livello compositivo ed esecutivo dei brani stessi; è stupefacente, ma nel contempo confortante vedere come musicisti anagraficamente non più giovincelli, siano in grado di sciorinare prestazioni musicali elevatissime, dando davvero l’impressione di avere ancora dentro di sé la stessa passione e la medesima voglia di fare che li aveva animati agli inizi della loro carriera.

Va da se che, la produzione ed il “sound” di questo album restituiscono in maniera decisamente convincente e tecnicamente inappuntabile i dettagli di una prestazione che, come detto, ha entusiasmato un pubblico ed una critica, quelli giapponesi, che hanno storicamente un affetto ed una passione sviscerata per il progressive italiano di derivazione settantiana.

Ciò che stupisce, ed in un certo senso si può dire addolori, è il fatto che band come questa non trovino, in Italia, se non in rare e specifiche occasioni, un pubblico capace di comprenderne il valore ed il livello artistico: il nostro paese è pieno di teatri che potrebbero ospitare band come gli Arti & Mestieri e comunque gruppi che, in situazioni in cui la musica preveda attenzione e partecipazione emotiva, sanno dare il meglio di sé, al netto delle tante mode, momentanee ed effimere, che punteggiano l’orizzonte musicale italiano.

Ascoltare un album come questo significa fare una sorta di piccolo viaggio nel tempo, condividere il percorso di artisti che hanno iniziato giovanissimi ed hanno perseguito una linea musicale coerente, prendendosi spesso il rischio di sperimentare, di effettuare persino dei salti nel vuoto per capire fin dove fosse possibile spingersi, anche laddove sarebbe stato facile, comodo e, tutto sommato, forse anche remunerativo tornare sui propri passi per adeguarsi al trend del momento.

A questo gruppo, partito dai quartieri popolari di Torino in pieni anni ’70, va dato atto di aver portato avanti la propria idea di musica, lungo quasi cinquant’anni di carriera, con una costanza ed una onestà intellettuale ed artistica davvero ammirevoli.

(Sfera Entertainment/Warner Music, 2020)

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