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Television – Marquee Moon

(Bartolo Federico)

Sono le strade della grande mela lo scenario, un posto molto duro per chiunque, e questa storia puzza di rivalità e dispetti, droga e poesia, di rock’n’roll. Richard Hell e il suo amico Tom Verlaine due ragazzini delle colline del Delaware, il secondo stato più piccolo degli USA dopo il Rhode, ci erano giunti in momenti diversi, ma quando si ritrovarono a New York, divennero inseparabili. La notte andavano a vedere i New York Dools suonare al Mercer Arts Center, che avevano una serata fissa il venerdì, ed erano l’attrattiva per tutti i bastardi e figli di puttana, che bazzicavano i bassifondi. Tom Verlaine già suonava la chitarra ed aveva preso parte a degli show dove si era esibito in acustico, ma non aveva mai pensato di combinare qualcosa nella musica. Fu dietro la pressione di Richard Hell esaltato da quei live elettrici, dissacranti e liberatori, e dal suo volere imparare a tutti i costi uno strumento, che gli mostrò come suonare il basso e dopo qualche tempo, giusto per apprendere i primi rudimenti, insieme a Billy Ficca alla batteria, dare vita ai The Neon Boys. Ne venne fuori un rock sperimentale, d’impronta garage, influenzato dai Velvet Underground, e dalla psichedelica dei sixties. Un suono dalle tinte fosche, che ardeva di noir. Ma il rapporto di amore e odio che legava Tom e Richard peggiorava, tanto che ogni occasione era buona per farsi la guerra, anche quando suonavano. Due personalità rigurgitanti di ego, con Verlaine nella parte del bravo ragazzo, che non beveva, non fumava e non si iniettava di eroina, e Richard Hell un degenerato che aveva sempre bisogno di cose nuove, e non lesinava di andare oltre le regole. La ricerca di un chitarrista ritmico comunque si fece improrogabile per il proseguio della band, ma anche più complicata del previsto. Dee Dee Ramone e Chris Stein, fecero quel provino, ma furono scartati, perché ritenuti ancora troppo elementari. Fu grazie a Terry Ork il manager della libreria Cinemabilia, dove entrambi lavoravano, che conobbero il chitarrista Richard Lloyd. Le cose nuove iniziano quasi sempre per caso, così quando Patti Smith vide i Television esibirsi il 3 febbraio 1974 al Townhouse Theatre di New York, definì quell’esperienza indimenticabile. La band grazie ad una intuizione di Richard Hell, diede vita al CBGB, che significa: Country, Bluegrass, Blues and Other Music for Uplifiting Gourmandizers. Avevano in qualche modo convinto il proprietario un certo Hilly Kristal, che voleva trasformarlo in un drive-in, a concedergli tre domeniche in tre settimane, per suonare dal vivo. Quando Patti Smith che aveva una cotta per Tom Verlaine iniziò anche lei ad esibirsi, il locale divenne super affollato, e i Television a suonare per tutta la settimana. La scena comincio ad ingrandirsi e da lì a poco, arrivarono altre band, come i Ramones i Talking Heads e i Blondie. Però tra i due amici le cose andavano sempre peggio, Verlaine accusava Richard di non presentarsi alle prove, di non esercitarsi sullo strumento, e che era preso solo dall’eroina. Avevano visioni diverse su tutto, anche sul rock, ma la definitiva rottura, avvenne dopo l’eliminazione da parte di Verlaine di tutte le canzoni scritte da Richard, anche di Blank Generation. Hell andò via nella stessa settimana che i New York Dools si divisero, ed entrò negli Heartbreakers di Johnny Thunders. Fred Smith che suonava il basso nei Blondie, si unì al gruppo. Il loro disco d’esordio Marquee Moon, fu pubblicato l’8 febbraio del 1977, ed è l’ultimo degli esordi di tutti quei grandi gruppi con cui avevano diviso il palco del CBGB. Il disco pubblicato per l’Elektra fu anticipato dal 45 giri “Little Johnny Jewel”, stampato invece dall’etichetta di Terry Ork. Marquee Moon è un album introspettivo e inquieto, un manifesto di quegli anni in cui la musica perlustrava altre strade, e correva libera nel suo fluire. Raccoglie dentro di se l’anima di quelli che sono fuggiti lungo tragitti secondari, con il cuore pulsante e le mani tremanti. Sono oscure e minacciose queste canzoni, ma hanno anche un’aria matura, come se qualcosa di perfetto fosse sceso all’improvviso su questa terra. Qualcosa che è rimasta per sempre anche quando la luce si è spenta. Musica suonata per sottrazione, ossuta ed efficace. Non ci sono fronzoli ammiccamenti, assoli riempitivi, e neppure pose da star. E la musica non si perde mai dentro sé stessa. Marquee Moon è un disco ad immagine e somiglianza di Tom Verlaine, (all’anagrafe Thomas Miller) che si muove tra i risvolti della sua essenza, con un suono tutto nuovo, lirico e inquieto. Un disco di chitarre che non aggrediscono, ma ti intaccano come fa l’accetta con la corteccia di un albero. Canzoni che hanno scompaginato il mondo del rock, perché anche se si riconoscono le influenze dei Velvet Underground, dei Byrds, di Bob Dylan, sono nascoste nell’oscurità. Quella che viene fuori, è un’immagine schizofrenica di suoni striduli e graffianti, il sentire spoglio e disadorno di Tom Verlaine, perché i Television sono la creatura con cui si mostra al mondo. Musica irregolare, ansiosa, inattaccabile, e anche se non ha nulla del punk che in quei giorni cantava tosto e sincero per le strade dei sobborghi del mondo, suona tignosa e rivoluzionaria. Un trip acido che inizia con See No Evil, passa per Venus, Fiction, Prove It, la stessa Marquee Moon, e finisce con il lirismo tristissimo di Tom Curtain. Un intervallo sospeso su territori che non conosci, un conflitto continuo, che incrocia e segna profondamente. Un esordio che non sarà più ripetuto, come capita spesso in questi casi, ma la strada è un manicomio di uccelli, e queste sono le cose che restano, per sempre.

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