Girls United! for Africa: Les Amazones d’Afrique

(Raffaella Mezzanzanica – 18 febbraio 2020)

L’Africa è la culla della civiltà. Tutta la musica che ascoltiamo e che amiamo affonda le proprie radici in Africa. La musica è un linguaggio universale grazie all’Africa e alle sue tradizioni.

La musica africana è fortemente legata al cuore, ai battiti, al ritmo, alle percussioni e alle grandi voci e ai testi che hanno, nel corso del tempo, caratterizzato gli artisti provenienti da questo Paese, anche e soprattutto quando sono stati costretti a lasciare la propria terra, le proprie origini e le proprie famiglie. L’amore per l’Africa cresce e si tramanda di generazione e generazione.

Non per niente, chi decide di viaggiare in questo meraviglioso Paese, appena rientrato nella cosiddetta “civiltà”, ne sente immediatamente la mancanza. Si parla di “mal d’Africa”. 

Scrittori, registi, artisti appartenenti ad altri mondi e a altre culture ne sono stati tremendamente affascinati e hanno creato opere dove, anche apparentemente senza che il pubblico se ne accorgesse, hanno portato i suoni dell’Africa: Remain in Light dei Talking Heads, Peter Gabriel con il suo brano Sharing the Tree feat. Youssou N’Dour che tratta il tema dell’emancipazione femminile e dei diritti delle donne, Dave Matthews, nato in Sudafrica, dove ha sviluppato la propria passione per la musica ascoltando African Jazz: Abdul Ibrahim, il trombettista Hugh Mesekela e la grandissima cantante e attivista Miriam Makeba.

I suoni e i ritmi dell’Africa hanno attraversato il mondo intero e sono arrivati in Brasile, a Cuba, negli Stati Uniti e in Europa…la tradizione musicale africana è una parte fondamentale, anzi è la madre della musica globale.

Ma la musica non è una costante. La musica si evolve nel tempo e nello spazio e oggi, la musica tradizionale africana è stata a sua volta “contaminata” dai suoni, dai generi, dai ritmi a cui essa stessa ha dato origine e che sono stati influenzati dalle culture a cui si sono uniti.

Dalla tradizione di Miriam Makeba alla creatività estrema di Fela Kuti, oggi gli artisti africani contemporanei hanno saputo trarre il meglio dalla tradizione e hanno sviluppato un nuovo linguaggio, dimostrando che la musica è davvero unione di culture.

Ascoltare la musica tradizionale di Bahia in Brasile, i brani di Célia Cruz o certi brani di Carlos Santana, passando per i Talking Heads e Peter Gabriel, fino alla produzione da solista di Damon Albarn, tutto ci riporterà ad un unico fattore comune: l’Africa.

Oggi il suono più tribale, più tradizionale si fonde con l’elettronica e i sintetizzatori per dare origine a nuovi orizzonti musicali.

Le donne africane hanno da sempre una forza interiore innata. Hanno voci stupende e hanno saputo e sanno tramandare racconti a volte meravigliosi, a volte estremamente duri legati alla realtà della loro terra.

E così, la musica femminile africana diventa una nuova musica di protesta e il modo per denunciare tragedie terribili e pratiche disumane a cui le donne sono costrette a sottoporsi anche ai giorni nostri.

Nel 2015, in Mali, nasce un collettivo musicale, Les Amazones d’Afrique, costituito da artiste africane, provenienti da diversi stati. Le fondatrici del gruppo sono: Angélique Kidjo, definita la “prima diva d’Africa”, Kandia Kouyaté, Mamani Keita e Mariam Doumbia (del duo Amadou e Mariam).

La scelta del nome non è casuale, in quanto deriva dalle Amazzoni di Dahomey, vere e proprie unità militari composte esclusivamente da donne e appartenenti al Regno di Dahomey (l’attuale Benin), uno dei punti nevralgici della tratta atlantica degli schiavi.

Lo scopo fondamentale del gruppo è quello di denunciare la disuguaglianza tra sessi nel territorio africano, la diffusione della violenza, gli abusi sulle donne e l’impossibilità di accesso a qualsiasi forma di istruzione.

La musica è l’arma utilizzata da queste donne. Nel 2017, Les Amazones d’Afrique pubblicano il primo album, intitolato République Amazone. Si tratta di un album in cui stili, lingue e generi si fondono in un unico grande grido, prodotto da Liam Farrell aka Doctor L, storico collaboratore del batterista Tony Allen, uno dei padri dell’Afrobeat. Il successo arriva immediatamente. Nello stesso anno, Barack Obama inserisce La Dame et Ses Valises, brano tratto da République Amazone, nella sua personale playlist, pubblicata secondo una tradizione iniziata ai tempi della sua presidenza. Riguardando ora i brani inseriti quell’anno (Andra Day con Rise Up, Brandi Carlile con The Joke, Humble di Kendrick Lamar, Feel It Still di Portugal.The Man…), permettetemi di ribadire quanto l’ex Presidente USA abbia ottimi e quantomai variegati gusti musicali.

République Amazone è stato definito il suono della diaspora della musica africana che fa ritorno a casa, alle origini, andando al di là dei generi e del tempo.

Dal 2017 ad oggi, il gruppo Les Amazones d’Afrique ha subito un’importante evoluzione in termini di partecipazione e collaborazioni, andando a includere artiste appartenenti ad altri Paesi, ad esempio Nacera Ouali Mesbah dall’Algeria, Marta Domingo dalla Spagna, Ami Yerewolo, la più conosciuta e importante rapper proveniente dal Mali, Nancy Murillo dalla Colombia e altri) e diventando, di fatto, un “collettivo pan-africano”.

Il risultato di queste nuove collaborazioni è un nuovo album di protesta “globale”, intitolato Amazones Power.

Amazones Power è un nuovo concept album, in cui i brani trattano i temi della disuguaglianza,  della solidarietà femminile e della speranza per un futuro migliore.

Così è nato SMILE feat. Niariu e Ami Yerewolo.

C’è, però, un brano che più di tutti merita attenzione: POWER

POWER è il potere delle donne, POWER è la forza di denunciare, di dire “basta!” ad una pratica disumana, purtroppo ancora diffusa in molte regioni dell’Africa: l’infibulazione (FGM – Female Genital Mutilation). Secondo delle stime recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, si conta che oggi nel mondo, almeno 200 milioni di ragazze siano sottoposte a mutilazioni genitali. A livello internazionale, questa pratica è riconosciuta come una delle più atroci violazioni dei diritti umani e costituisce una delle più gravi forme di discriminazione nei confronti delle donne.

POWER parla di questo, POWER è un brano che nasce per denunciare e sensibilizzare nei confronti di questa pratica che, contrariamente alle credenze popolari, non ha alcun beneficio in termini di salute per coloro che ne sono sottoposte.

“I don’t want to be afraid anymore/We need to talk about this violence/Which prevents us from existing/Which prevents us from being free…Never again, silence, violence/I want to live and to be free/We want to be free/No fear, no rage, no fear” (cit. Les Amazones d’Afrique – Power).

I titoli dei brani che compongono Amazones Power sono diretti, perché l’obiettivo è essere dirette: Smile, Love, Power, Heavy.

E’ bello pensare alla musica come a un modo di viaggiare senza doversi muovere e ancora meglio avere la certezza che ci siano nuove generazioni di artisti che vogliono rappresentare il suono dell’Africa contemporanea. “Who sees the beauty in you, Maman Afrika/Dont’ cross your arms and stand still/We have to work day and night/To make you stronger, Maman Afrika” (cit. A. KidjoAfrika – album: Black Ivory Soul – song dedicated to Miriam Makeba).

Perché l’Africa è una madre, è la madre della musica e chi ama la musica non può prescindere da essa.

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