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Fish on Friday – An Initiation (2010-2017).

(Andrea Romeo – 14 marzo 2020)

Ci sono nazioni che, nell’immaginario musicale comune, non rientrano generalmente nel novero dei luoghi in cui, la musica rock nelle sue varie declinazioni, abbia avuto o abbia anche oggi uno sviluppo particolarmente significativo. Fra queste, il Belgio, è certamente uno di quei luoghi che risulta più naturalmente legato ad una tradizione musicale di tipo locale che, nello specifico, ed anche per questioni geopolitiche, si sdoppia tra quella fiamminga e quella vallona.
Ma, come è ovvio che succeda, ci sono delle eccezioni laddove, grazie a fortunati incontri, nascono progetti musicali che, partendo da una dimensione locale, si fanno conoscere nel resto dell’Europa, acquisendo piano piano una credibilità ed una fama consolidate anche fuori dal territorio nazionale.

E’ questo il caso dei Fish on Friday, progetto musicale nato ad Aartselaar, piccola località presso Antwerpen, nella regione delle Fiandre, ad opera di due musicisti locali, William Beckers, keyboards, drums, percussions e Frank Van Bogaert, vocals, piano, keyboards, Hammond, guitars, nel Settembre del 2009.

Nel giro di dieci anni la band, che oggi allinea tra le proprie file, oltre ai due “soci” fondatori, Nick Beggs, bass, Chapman Stick, backing vocals, Marty Townsend, guitars e Marcus Weymaere, drums, ha realizzato quattro album, Shoot The Moon (2010), Airborne (2012), Godspeed (2014) e Quiet Life (2017); nel 2019 hanno deciso di raccogliere i brani più significativi della loro produzione, realizzando An Initiation (2010-2017), una sorta di “best of” che include l’inedito Wings.
Tra gli ospiti, decisamente importanti, presenti nei brani, Alan Parsons, vocals, Theo Travis (Soft Machine, Steven Wilson, Robert Fripp, Gong), flutes, John Mitchell (Arena, Kino, Lonely Robot), guitars, Lula Beggs, vocals, Bert Embrechts e Robin Aerts, bass.

Come è successo a numerose band, anche molto più famose e di più lunga tradizione, i Fish on Friday sono partiti da una formazione musicale di tipo prog, ma hanno sviluppato un suono ed una attitudine che si è lentamente avvicinata alla musica pop, creando appunto quel prog-pop, più agevole da ascoltare, e che si esprime in brani decisamente brevi, ma articolati e ricchi di elaborazione strumentale.
L’amicizia stretta con Alan Parsons, che li ha voluti a registrare parte del loro ultimo album in studio presso gli Abbey Road, non è probabilmente estranea a questo percorso musicale, che ha dato modo alla band di sviluppare una scrittura estremamente piacevole, ma priva delle asperità o delle “complicazioni” di cui spesso il prog è fiero latore.
Una scrittura che, tuttavia, si esprime attraverso brani articolati che mantengono una ascoltabilità ed una linearità che ha colto, di fatto, gli aspetti migliori del pop.

Se dovessimo paragonare l’approccio musicale dei Fish on Friday, lo potremmo associare ad una sorta di via di mezzo tra gli Alan Parsons Project ed i Genesis, ma quelli del periodo a cavallo tra …And Then There Were Three e Duke.

Ovviamente, essendo passato diverso tempo, sono cambiati notevolmente i suoni, ed anche l’approccio strumentale risulta sensibilmente diverso: la loro è una musica molto “emotiva” e melodica, una perfetta fusione strumentale, priva di solismi particolari, ma nella quale, grazie anche ad un eccellente lavoro in fase di produzione, l’aspetto strumentale viene decisamente posto in primo piano.

Chi ama il prog potrà apprezzare i Fish on Friday proprio per la loro attitudine a sviluppare un linguaggio complesso, ancorché non complicato; chi è invece più orientato verso il pop, diciamo quello di maggior spessore, potrà gradire l’accessibilità e la linearità dei brani, suonati ma mai “troppo” suonati.

Un progetto decisamente interessante, dunque, che avrà sicuramente un futuro malgrado il recente split di William Beckers, che si è tenuto aperte diverse “porte” e che è, quindi, in grado di poter scegliere tra più direzioni; un work in progress, di fatto, che si pone come una tra le alternative possibili, e credibili, attraverso la quali il prog si incammina verso il proprio futuro.

(Cherry Red Records/Esoteric, 2019)