Drive-By Truckers e Co. ecco perché ascolto ancora il Rock’n’Roll.

(Andrea Lenti – 4 novembre 2019)

Per me seguire una rock and roll band ha sempre voluto dire immedesimarmi con essa. Ho sempre avuto bisogno di sentire un’empatia, un legame intenso che andasse al di là dell’apprezzare una canzone.

Gli Stones sono sempre stati la “mia banda“.  Incominciai a seguirli a fine anni ‘70. Io avevo 13-14 anni, Mick e Keith invece 36-37. Erano i fratelli maggiori che non avevo, era la sveglia che aspettavo nella sonnolenta vita di provincia del Basso Piemonte, erano tutto ciò che servisse a mettere adrenalina alla mia vita già intrisa di buoni propositi da ceto medio. Divenni tutt’uno con la mia band, fino al punto di sognare di diventare come Keith. Poi cominciai a buttarmi più sul lato Mick del quintetto. Erano amorali, sfacciati, liberi, irriverenti, pericolosi. Erano tutto ciò che io non ero e non sarei mai stato. Erano anche misogini e figli di puttana, pagavano tutti i conti di persona e si lasciavano dietro una scia di morte e decadenza che mi affascinava da morire.
Assieme a loro seguivo molte band che mi davano più o meno le stesse sensazioni, i Led Zeppelin, gli Who, Neil Young, gli Allman, Willy DeVille ecc… ecc… tutti più o meno accomunati dalle stesse caratteristiche.

Ad un certo punto successe qualcosa. Verso la fine anni ‘80 e primi ‘90 le mie band erano cambiate. Erano diventate delle istituzioni, si muovevano quasi tutte su costosi aerei privati e alloggiavano in hotel a 7 stelle. Avevano figli adulti e varie mogli da mantenere, e quel senso di empatia che mi aveva stretto a loro andava sempre più ad affievolendosi. Io avevo 25 anni e loro erano leggenda. Non avevo più nessun punto in comune con loro, in una cena avrebbero speso quello che io guadagnavo in un mese o forse 2… mi sentivo stanco. Troppo stupido e troppo imbevuto di blues per capire quel che stava succedendo a Seattle (ho capito colpevolmente solo da poco la grandezza di alcuni di loro), mi sentivo sperduto. Finché un giorno vidi loro, erano una band di ragazzi della mia età, innamorati del rock and roll e dei suoni del sud degli Stati Uniti. Il loro cantante era magro e affilato come un coltello e si muoveva come una marionetta un po’ disarticolata.

Erano (sono) i Black Crowes. Avevano i miei anni e li sentivo vicini a me. Da loro scoprii che c’erano una valanga di band di talento della mia età e appassionati a morte di rock and roll. Gente più alla mano, che viaggiava per gli USA su autobus più o meno comodi, che suonavano per ore davanti a poche migliaia di persone, a volte anche solo centinaia. Cappellacci, stivali, birre, tanto cuore e talento.


“Kerosene Hat” e “The Golden Age” dei Cracker di David Lowery e Johnny Hickman furono 2 album incredibilmente importanti per me, per non parlare dei Bottle Rockets di “The Brooklyn Side“, i favolosi Moe e soprattutto i più grandi di tutti, i Drive-By Truckers, autori di quella “Southern Rock Opera” che resta uno dei lavori più sottovalutati degli ultimi 20-30 anni nonché i protagonisti del concerto più bello che abbia visto negli ultimi anni. Si può finire la lista coi Lucero, i più recenti del lotto, autori di uno dei tre dischi più riusciti del 2018 a mio parere (“Among The Ghosts”). 



Ritrovai con queste band la mia gente, con loro era svanita la frattura fra rockstar e fan, erano persone come me, con le quali potersi trovare ad un tavolo di un bar a parlare di musica o di NBA. Avevo ritrovato la mia strada, avevo ritrovato l’amore per il rock and roll.
Grazie a queste band (ne ometto altre per non farla troppo lunga) sono arrivato con la stessa passione fino ad oggi. Mi sono portato dietro tutto ciò che ascolto da quando avevo 13 anni; non ho più bisogno di fratelli maggiori ma ancora oggi grazie al rock apprezzo le persone che non ti fanno la morale, che non ti dicono come bisogna vivere e che vivono a modo loro fregandosene delle convenzioni. Questo ancora oggi è il vero senso della mia appartenenza al mondo del rock, unito alla curiosità di cercare nuove band che mi emozionino ed alla voglia di entusiasmarmi per il prossimo ragazzino che imbraccia la chitarra e la fa cantare.

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