Jimmy James and the Vagabonds/Blue Flames “No Such Animals Pt.1/2” feat. Jimy Hendrix

(Nik Maffi – 23 luglio 2019)

Ci sono artisti le cui capacità sono parte di un percorso di vita lungo e tortuoso, fatto di alti e bassi ma essendo dotati di un talento fuori dal comune, è scritto nel loro destino che il successo farà parte della loro vita e carriera.
La pensava così Al Hendrix, padre di Jimmy, così era solito chiamarlo e con questo nome lo conobbe un giovane musicista bianco di New York.
Jimmy James and the Vagabonds (secondo Discogs) o Jimmy James and the Blue Flames  stando ai titoli riportati su questo 45 giri EP, uscito nel 1987 per l’etichetta Rock Legends of America marcato RWJH 07, contenente un pezzo intitolato No Such animals pt.1&2, mostra il suono di una band di rhythm and blues, come tante di quel periodo, in cerca di una hit da piazzare sul mercato per aprirsi uno spiraglio di notorietà e infilarcisi.
Il povero Jimmy James, musicista cantante proveniente dalla Giamaica non aveva calcolato che il suo destino si sarebbe incrociato con un chitarrista di Seattle pronto dalla nascita a far decollare la chitarra elettrica nello spazio come un missile.
L’ importanza di questo singolo a livello di testimonianza di un momento, sta nel poter sentire e toccare con mano quella sensazione che il giovane John Hammond jr. – il giovane bianco citato in precedenza – figlio di John Hammond sr. (leggendario produttore della Columbia Records negli anni 40 e 50, scopritore di nomi del calibro di Bessie Smith e udite udite Robert Johnson) poté provare una notte del 1966 entrando al Cafè Wha?  In Mcdougal Street in New York City. Ebbene sì, rimase completamente fulminato da quel giovane chitarrista di cui si parlava tanto nei locali di folk/ blues, e dai tanti frequentatori del Village.
John Hammond jr, fatta amicizia con Jimi, gli propose di partecipare a una jam dove avrebbero suonato pezzi del suo disco in uscita intitolato So Many Roads, nel locale nuovayorkese dove era facile trovare star del mondo del rock and roll e dello spettacolo, il Cafè Au Go Go.

Sometimes it happens e successe che il fato finalmente si presentò al cospetto del giovane chitarrista di Seattle: tra il pubblico quella sera si trovavano Charlie Watts e Bill Wyman degli Stones e la allora fidanzata di Keith Richards, Linda Keith, la quale fulminata dalla carica erotica di quel nero funambolo della chitarra – nei giorni successivi fece operazione di molestie verbali all’allora bassista degli Animals in cerca di ingaggi nelle vesti di musicista/produttore.
Bene, la Keith ansiosa di poter rivedere Jimi e magari infilarsi nel suo appartamento per imparare le pentatoniche maggiori, portò Chandler al Cafè Wha? dove era solito esibirsi Hendrix. Fu così che lo trovò intento a suonare una versione mirabolante di un pezzo di Tim Rose molto in voga tra i folk singer in quel periodo, la canzone era Hey Joe!

Chandler non perse tempo, fece conoscenza con Jimi e gli disse: “andiamo al nocciolo, penso che faresti sensazione in Inghilterra, se sei d’accordo ti pago il viaggio per Londra, ti pago tutto il necessario e ti farò da manager”.

Jimi non aveva legami, da anni non vedeva il padre, e così firmò un contratto che stabiliva che il trenta per cento dei suoi guadagni e il sette per cento delle royalties sui dischi andavano a Chandler e al suo socio Mike Jeffery, manager degli Animals e un tempo “commando” dell’esercito inglese.
Così il missile Hendrix entrò nell’ orbita del sole.
P.S. grazie Chas Chandler!!!

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