Chavela Vargas: il cuore sofferente del Messico

(Andrea Lenti – 11 febbraio 2020)

Ascolto musica da più di 40 anni, il Blues ed il Rock sono le mie più grandi passioni ma non sono le uniche. Non ne parlo mai, ma la Bossa nova e il Tango sono 2 generi che ho sempre amato molto. Prima o poi vedremo di dire qualcosa…
Un’artista che è da sola un genere musicale, uno stile ed un modo di vivere: sto parlando di Chavela Vargas, nata in Costa Rica ma adottata presto da quell’incredibile Paese che è il Messico.
L’ho scoperta molto tardi, nel 2002, lei aveva già 83 anni ed in quell’anno cantò una canzone struggente ed indimenticabile nel film Frida (Frida Kahlo): La Llorona.  Mi resi conto che la Vargas era molto conosciuta e rispettata in Messico, per la sua voce, la sua capacità interpretativa, per la sua coerenza e per la sua vita sempre a testa alta contro i pregiudizi e le discriminazioni. 

Nasce in Costa Rica nel 1919. Molto presto realizza di non essere come le altre sue amiche che sognano una vita borghese ed un matrimonio rassicurante, con o senza amore. Lei ama le donne, le ama senza nascondersi tanto che qualche anno dopo si vantava di non aver mai dormito con un uomo in tutta la sua vita. 
Lascia il Costa Rica e va in Messico, nel 1936, paese in cui si respira un’aria nuova grazie alla rivoluzione di Pancho Villa e Emiliano Zapata.
Chavela vi trova il suo ambiente ideale, gira vestita con un poncho, fuma il sigaro e beve più di un ranchero. Ha una faccia bella e dura, che sembra scolpita nella pietra azteca. Per qualche anno il paese si trasforma in una Parigi in salsa latina. Registi come Bunuel, attrici come Ava Gardner, intellettuali, artisti di fama vanno a vivere lì. Ci arriva anche Lev Trockij, in fuga dall’Unione Sovietica.
La Vargas diventa l’amante (così si dice) della Kalho e si dà alla vita sfrenata. Guida una moto sportiva, e comincia a bere, a bere senza freni. Soprattutto tequila. Negli ultimi anni della sua vita Chavela calcolava di aver bevuto circa 45.000 litri di tequila …. tanto per spiegare di cosa e di chi stiamo parlando.

Ma soprattutto Chavela Vargas canta, e come canta… nella sua voce si sente la disperazione, l’amore folle per la vita e quella vicinanza con la morte che i Messicani frequentano in modo unico folle nei primi giorni di novembre durante Los Dìas De Los Muertos
Canta in ogni posto, ma soprattutto nelle taverne frequentate da disperati, puttane, fuggitivi e pistoleros.
Reinventa e ridisegna la musica ranchera, la riveste di dramma e di tristezza, la trasforma in una sorta di Blues messicano. Donne abbandonate, uomini vinti, prigione, amore omosessuale condito con un po’ di melodramma… la sua voce sembra spezzarsi nel mezzo di una canzone, ma poi si riprende e arriva alla fine.

La sua fama arriva in tutto il mondo, viene considerata a livello interpretativo come la Piaf o Billie Holiday (altre anime tormentate), ma improvvisamente sparisce per 15 anni, devastata dalla tequila. Viene riscoperta nel ‘91: la Vargas è in un locale dove si esibisce un’altra cantante, la presentatrice la riconosce tra il pubblico e la chiama sul palco. Lei per farsi forza beve l’impossibile e poi ce la fa. Sale, comincia a cantare e ricomincia. 
Poi il film su Frida Kalho con Salma Hayek come protagonista e di nuovo qualche disco e tour anche in Europa, Francia e Spagna soprattutto.

Muore nel 2012, a 93 anni. Tutto il Messico piange Chavela Vargas, la cantante che forse più di tutti ha saputo interpretare l’amore per la vita e per la morte che è nell’anima di tutti i messicani, che ha saputo cantare la solitudine, la violenza, i silenzi e l’esplosione di gioia, spesso breve e feroce, perché il messicano non è allegro e chiassoso come il luogo comune latino vorrebbe… piuttosto è come un gatto, sornione ed imprevedibile.

La pistola y el corazón, la morte e l’amore… cose che fanno del Messico uno dei paesi più dannati ed affascinanti del pianeta.

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