BLUESMAN – La favola interrotta di Guido Toffoletti musicista veneziano (di Gio’ Alajmo)

(Aldo Pedron – 24 marzo 2020)

Chitarrista, cantante, compositore, spesso contrastato e discusso, era sicuramente una bella persona, passionale, collaborativo, un burlone, romantico, simpatico e solitario.
Guido aveva una passione travolgente ed un attaccamento alla musica davvero forte e sincera così come teneva rapporti e amicizie con molti artisti e musicisti. Una capacità straordinaria di intendersi e collaborare con i suoi colleghi.  

Il libro di Giò Alaimo che lo conosceva bene, racconta la vita, le vicissitudini, i dischi da lui incisi ed i suoi incontri internazionali con i giganti della musica. Certamente come dice bene Giò, lui, Fabio Treves, Roberto Ciotti, Tolo Marton ciascuno a modo suo, ha segnato e contribuito a tenere viva la musica blues in Italia.

Guido (nato a Venezia il 20 giugno 1951) ha vissuto il periodo beat, rock, pop, progressive, blues. I suoi maestri sono stati Nino Smeraldi delle Orme, il chitarrista e fotografo veneziano Stefano Gersich e Mick Webley dei Renegades, quest’ultima una formazione inglese di Birmingham arrivata in Italia e che sarà uno dei primi lavori di Guido Toffoletti, come loro roadie che caricava e scaricava gli strumenti dal pulmino della band.
Nelle formazioni di Guido Toffoletti (chitarra, voce, armonica) passeranno negli anni chitarristi italiani come Tolo Marton, Stefano Zabeo, Mike Sponza, Robi Colella.

Con e grazie a Guido Toffoletti, Giò Alajmo si trova in situazioni le più improbabili, a prendere il tè con Keith Richards a Venezia, nel camerino di Bob Dylan, in studio con Mick Taylor, in teatro con i Led Zeppelin o a casa di Alexis Korner.
Alexis Korner lo considerava il suo “ultimo” allievo. Guido era un amico di Keith Richards e più volte il bluesman veneziano si è trovato in studio a sentire ed ascoltare i Rolling Stones all’opera! Lo stesso Keith Richards lo chiamava a Capodanno per fargli gli auguri. Nel 1983 Guido incontra e conosce Keith Richards e Patti Hansen al’Hotel Gritti, turisti a Venezia.  Da qui un grande rapporto che resisterà per molti anni. Un’altra volta Guido è a Parigi con i Rolling Stones (stanno registrando agli studi Pathé Marconi una prima stesura dell’album Steel Wheels) per due settimane. Ron Wood gli parla dei suoi quadri che voleva esporre in Italia, Keith Richards lo tratta come uno di loro nonostante Guido non faccia uso di droghe e sia astemio! Guido è anche amico di Anita Pallenberg e di Mick Taylor. Nel 1989 Keith Richards invita Guido a Londra dove i Rolling Stones incidono per davvero l’album Steel Wheels e vi rimane tre settimane.

Guido aveva accumulato a casa sua, una bella collezione, da vero appassionato, dischi, libri di musica, varia memorabilia dei Beatles, chitarre. Amava Totò, Elvis Presley, i fumetti di Blek Macigno, la cedrata Tassoni. Un entusiasta che ho sentito più volte per telefono e mi raccontava le sue storie, le sue avventure anche se si rendeva conto che spesso la gente, i discografici, i musicisti stessi, gli facevano terra bruciata intorno. Le telefonate le concludeva così: alla faccia di chi ci vuole male! (che era la stessa frase che aveva imparato e che gli diceva Keith Richards per telefono!)

La sua band, i Blues Society (una imitazione dei Blues Incorporated dell’amico Alexis Korner e dei Bluesbreakers di John Mayall), erano una nave scuola per il blues, una formazione aperta, internazionale, a cui di volta in volta si aggiungevano e potevano aggiungersi molti artisti, vi collaboravano i grandi del rock, i mostri sacri della musica britannica e non solo. Dai maestri musicisti anglosassoni e americani ottenne il rispetto e la collaborazione incondizionata di tutti loro.

Andando a Londra più volte, stando lontano da casa, Guido capisce come sia diverso in Inghilterra e all’estero e che l’ambiente musicale italiano, è gretto e provinciale con le sue invidie e meschinità ma soprattutto inconcludente. Ma Guido non si arrende certamente e in ventitré anni di carriera pubblica tredici LP, cinque CD, due 45 giri, due musicassette e diverse collaborazioni.

Nei suoi dischi appaiono artisti e musicisti importanti. In GT’s Blues Society il suo partner è Herbie Goins (nel 1890), nel doppio album The Birthday Album del 1982 gli ospiti sono numerosissimi: Paul Jones (Manfred Mann), Jorma Kaukonen (Jefferson Airplane e Hot Tuna), Kim Brown (The Renegades e Kim & The Cadillacs), Herbie Goins, Fabio Treves, Tolo Marton, Truth Groth (The Black Stars, The Renegades), Mick Webley (The Renegades, Kim & The Cadillacs),  Dave Sumner (chitarrista con The Primitives, Motowns, Camaleonti, Nuovi Angeli), Mike Logan (The Motowns), Dave Baker (batterista con la Treves Blues Band,  Elio D’Anna  (ex Osanna), Ettore Vigo (ex Delirium), Andy J. Forest.

In No Compromise del 1985 oltre a Mick Taylor (Rolling Stones) troviamo il celebre sassofonista Dick Heckstall-Smith (Colosseum), Zoot Money all’organo, Ian Stewart al piano (il sesto Stones). In Ways Back del 1988 per l’italiana Appaloosa Records gli ospiti illustri si sprecano: Jorma Kaukonen, Mick Taylor, Paul Jones, Mel Collins, Zoot Money, Paul Mills, Ian Stewart, Bobby Solo e Enrico Maria Papes (ex I Giganti) ai cori.
Alternava pezzi suoi a numerosi traditional o standard del blues (Rock Me Baby, Hoochie Coochie Man, Route 66, Boom Boom) tutti suonati come Dio comanda e da lui cantati in maniera più che apprezzabile.

 I suoi dischi sono incisi a Londra, più volte, Vicenza, Napoli (dal vivo), Cittadella (Pd), Mirano (Ve), al Subiaco Rock &Blues Festival, in Piazza dei Signori a Treviso (1998).

Nel 1992 mi arriva a sorpresa un corriere con un grande pacco. Apro e con stupore trovo il Blues Box di Guido Toffoletti. Per celebrare i 25 anni di carriera, Guido ha realizzato una edizione speciale di tre long-playing in vinile argentato, una edizione limitata di 600 cofanetti e la mia é la copia N°36. Ma non è finita, grazie al suo sponsor Alexander (Sandro Bottega), nello stesso pacco una grande confezione di varie bottiglie di grappa! Questo è Guido!  

Il libro contiene diversi capitoli assai avvincenti, la discografia dettagliata, canzone per canzone, i messaggi e i pensieri di molti artisti che lo hanno conosciuto bene. 223 pagine in cui ci si immedesima nella vita davvero avventurosa di Guido, dal primo momento che scopre il Rock’n’ Roll a dieci anni (1961) fino agli ultimi attimi prima di morire.   

Alajmo racconta davvero bene la vita di un “grande” e ricostruisce e integra una favola interrotta tragicamente, la notte del 22 agosto 1999, dove Guido muore in maniera assurda, travolto in bici da un’auto di un cuoco che tornava stanco dal lavoro e non lo vide nei pressi di Cavarzere (Ve) alle 4.20 del mattino. 

Precedente Andrea Braido – Braidus In Funk Successivo She Brought Me Gasoline - On Values And Trash