Trio Bobo – Sensurround

(Andrea Romeo – 24 ottobre 2019)

L’esperienza targata Elio e le Storie Tese si allontana sempre di più, per lo meno dagli orizzonti di quella che è stata la sezione ritmica di quella band; peraltro, Faso e Christian Meyer si erano già da tempo ritagliati uno spazio musicale parallelo, e ciò era avvenuto nel 2002, grazie all’incontro fra i due musicisti con il chitarrista Alessio Menconi, reduce dall’esperienza con Paolo Conte.

Il Trio Bobo è nato proprio allora e, malgrado la fitta attività discografica e concertistica degli Elii, ha proseguito per anni la sua attività come gruppo “parallelo”, pubblicando due album, ovvero Trio Bobo nel 2005 e Pepper Games nel 2016.
I tempi cambiano, però, gli impegni anche, e già a partire dalle prime voci sul futuro scioglimento del gruppo milanese, l’attività del trio ha avuto un’impennata decisa: numerosi concerti, ed a distanza di due anni, la pubblicazione di un nuovo lavoro, Sensurround, che prosegue e dilata l’esperienza precedente in cui si mescolavano jazz, fusion, funk, elementi rock, latin, rimandi alla musica afro ma anche una non velata predilezione per i ritmi dance.

Come hanno più volte affermato i tre musicisti, il Trio Bobo si prefigge l’obbiettivo di scrivere “musica ben composta e registrata live, da uomini in carne ed ossa, come si faceva negli anni “70”, ed i rimandi agli anni ’70 sono numerosi, a partire dall’abbigliamento, che fa spesso ampio sfoggio di camicie con colli a becco “generosi”, colori e disegni sgargianti.

Ma, al di là dell’aspetto estetico, ciò che colpisce maggiormente di questo gruppo, sono l’affiatamento e la capacità di elaborare brani vivaci, frizzanti, nei quali i musicisti riescono, contemporaneamente, a sfoggiare le loro doti tecniche ed a creare situazioni accattivanti, che attraversano i suddetti generi con scioltezza e leggerezza.
Già il brano di apertura, Disastro sull’Arno, che si avvale della notevole performance della vocalist e flautista indiana Varjiashree Venugopal (in grado anche di seguire, con eleganza, le complesse trame bassistiche di Faso) e delle percussioni di Matteo Scarpettini, dice molto sull’approccio musicale dei tre, che risulta essere molto libero e ricco di variazioni: il Trio Bobo colora la propria musica, gli strumenti si divertono a giocare tra di loro, inseguendosi e scambiandosi i ruoli ma senza fare di questa ecletticità un’ostentazione tecnicistica.

Sono bravi, tutti e tre, e ciò è del tutto evidente: Alessio Menconi esprime il suo talento chitarristico attraverso un timbro e dei passaggi jazzati, delicati ma sempre ficcanti e ricchi di aperture melodiche accattivanti; Faso, con il suo Yamaha TRB sei corde, affiancato talvolta da un fretless a cinque corde, esegue linee cariche di groove, davvero molto settantiane, all’interno delle quali inserisce, spesso, passaggi più complessi, sicuramente più vicini alla fusion anni ’80, alternati a sprazzi di puro funk; Christian Meyer dimostra, anche nell’esecuzione dei fill più semplici, di essere uno dei batteristi europei dotati di maggiore personalità, e questo non solo quando esegue passaggi complessi ed articolati, ma anche, e forse soprattutto quando nelle situazioni apparentemente più lineari, riesce ad esprimere un gusto quasi melodico, coglie i contesti, li accompagna, li guida attraverso un drumming sciolto ed eclettico.

Tra gli ospiti, oltre ai musicisti già citati, un inedito Stefano Bollani al Fender Rhodes (Batterista Bobo e Bulinka Party) ed il percussionista Alec “Pacho” Rossi, che contribuiscono fattivamente ad ampliare la già ampia tavolozza di colori predisposta dal trio.

Tanti anni ’70, quindi, un pizzico di anni ’80, per una ricetta che trasmette sensazioni di piacevolezza, rilassatezza, una ricetta che invita all’ascolto perché, ogni singolo brano, una volta partito “in un certo modo”, ad un certo punto prende improvvisamente una direzione differente, parte per così dire “per la tangente”; ovviamente tutto è rigorosamente voluto ed ampiamente sotto controllo, perché nulla, nelle tredici tracce di Sensurround, è lasciato al caso.

Un plauso va fatto anche alla produzione: l’album ha suoni equilibrati, brillanti, definiti e profondi, il che permette di gustare al meglio la fantasia e la creatività di un trio che parte da lontano, per andare altrettanto lontano.

(Hukapan/Decca Records, 2019)

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