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The Sea Within – The Sea Within

(Andrea Romeo – 13 gennaio 2020)

Prendete un chitarrista “hackettiano” come Roine Stolt, con una ultratrentennale carriera alle spalle (come solista, ed in gruppi quali Kaipa, The Flower Kings, The Tangent, Transatlantic) ed un amore sviscerato per il prog più classico, affiancategli il compagno di parecchie avventure Jonas Reingold, al basso; poi, cogliendo al volo l’occasione, non fatevi sfuggire Marco Minnemann (solista, e con Kreator, Necrophagist, Paul Gilbert, Mike Keneally, Nina Hagen, Steven Wilson, Illegal Aliens, The Aristocrats), Tom Brislin (Yes, Camel, Meat Loaf, Spiraling) alle tastiere, ed un altro pezzo da novanta, alla voce ed alle chitarre, quale Daniel Gildenlöw (Pain Of Salvation, The Flower Kings, Dream Theater, Transatlantic), ed avrete realizzato una fusione musicale che, nei fatti, prende il nome di The Sea Within.

Un supergruppo, direte voi: si può dire di si, anche se gli eventi che lo hanno visto nascere non sono stati né semplici né lineari.
L’idea è nata nell’ambito dell’etichetta InsideOut Music e la registrazione dell’album si è svolta, in maniera abbastanza rapida, nei Livingston Studios di Londra.

Ma se a ciò aggiungiamo i dubbi e le perplessità, iniziali, soprattutto di Stolt, diciamo che il progetto non è nato certamente sotto i migliori auspici, malgrado ad affiancare il quintetto fossero stati chiamati altri personaggi di un certo rilievo, e con un notevole carisma, ovvero Jordan Rudess (Dream Theater), Jon Anderson (Yes), Casey McPherson (Alpha Rev, Flying Colors) e Rob Townsend (Steve Hackett).
Le incertezze derivavano fondamentalmente dal fatto per cui, se unire musicisti di questo livello non è certo difficile, ed auspicare che si comprendano, musicalmente, neppure, la questione è se avranno davvero qualcosa da dirsi, se riusciranno a “partorire” qualcosa che, per lo meno, pareggi le attese che, un progetto del genere, legittimamente alimenta.
Perché nell’ambito di una squadra, è cosa nota, avere esclusivamente dei fuoriclasse non garantisce affatto il buon risultato finale.

Strano ma vero, è bastato mettere il cd (doppio) nel lettore per fugare tutti i dubbi e le preoccupazioni, e questo perché i brani ci sono, eccome, sono solidi, articolati, ricchi di passaggi interessanti e spesso davvero emozionanti ed ancora, fatto da non sottovalutare affatto, malgrado le personalità coinvolte siano molto forti, per nulla derivativi.
Ovvio che, soprattutto nelle armonie, in qualche occasione rieccheggino i Flower Kings di Stolt, e questo perché sarebbe stato impossibile, ed illogico, che un musicista iniziasse a comporre in modo completamente differente da quelli che sono i suoi schemi; ma si tratta solo di brevi passaggi, più che altro degli spunti che si colgono qua e là, ma che non inficiano nè la qualità nè l’originalità dei pezzi.
A ciò si aggiunga che gli ospiti, lungi dall’essere debordanti, appaiono invece assai discreti, aggiungono momenti gradevoli, e pregevoli, ogni volta che vengono coinvolti, ma non alterano affatto la linearità di un lavoro che, nato come detto con più di una nuvola all’orizzonte, si è rasserenato rapidamente, nota dopo nota.

Parafrasando un noto cantautore italiano, il futuro è un’ipotesi, anche perché le attività di questi musicisti sono talmente numerose ed intense da non permettere di immaginare se, e quanto tempo, potranno avere per dare un seguito a questa idea, un’idea che, per complessità ed articolazione, richiede sicuramente una certa dedizione.

The Sea Within potrà essere, alternativamente, un semplice album “one shot”, un divertissement occasionale, un progetto collaterale, al quale dedicarsi nei “rari” momenti liberi, oppure, perché no, potrà anche diventare un’idea che cresce, e che si consolida, nel tempo, ma questo soltanto se i protagonisti ci crederanno quel tanto che basta.

(InsideOut Music/Sony Music, 2018)