The Highwomen: manifesto musicale nell’anno delle donne

(Raffaella Mezzanzanica – 7 settembre 2019)

“If You Want To Be Somewhere, You’ve Got To Occupy It – How Women Are Changing The Face of Engineering and Producing” (NPR – Lily Moayeri – 27/02/2018).
“The World Needs Female Rock Critics” (The New Yorker – Anwen Crawford – 26/05/2015).
“Women In Music 2018: Six Emerging Executives Shaping Music’s Future” (Billboard – Megan Armstrong – 12/07/2018).
“Revealed: What Major Labels Are Paying Women Compared to Men in the UK” (Music Business Worldwide – Murray Stassen – 04/04/2019).
“It’s An Act of Defiance: The Rise Of All-Female Festival Lineups” (The Guardian – Sarah Marsh – 20/08/2019).
“The Women Of Nashville’s Music Scene Are Calling Time’s Up” (Elle – Jessica Hopper – 09/10/2018).
Lettera: “Quote Rosa” (Blow Up – Rubrica “Cosa Nostra”– Giugno 2019).

Questi sono solo alcuni articoli che, negli ultimi anni, hanno trattato sotto vari aspetti un tema di importanza fondamentale: la parità di genere. In questo caso, l’hanno fatto sottolineando, in modi diversi, come il mondo femminile nella musica e nell’arte in generale, stia prendendo coscienza e stia facendo sentire la propria voce.

Nella musica, come in altri settori lontanissimi dal panorama artistico, le donne hanno da sempre subito la supremazia maschile, sono state definite il “sesso debole” e, anche quando sono riuscite a emergere, spesso il prezzo da pagare è stato altissimo.

Ancora oggi, le donne non hanno le stesse opportunità degli uomini e questo le ha portate a unirsi, a creare movimenti, a scrivere canzoni, a denunciare situazioni che, in un mondo dove la parità di genere rappresenta uno dei capisaldi della società contemporanea, non possono e non devono esistere. Così come non si dovrebbe sentir parlare di “quote rosa” ma solo di “meritocrazia”.

Nella musica, le artiste hanno meno opportunità di pubblicare album, hanno meno visibilità in video e meno passaggi in radio, e, se non sono mainstream, ancora più degli uomini, sono destinate ad avere posizioni di comparse o coriste.

Le cose, però, stanno cambiando. Il 2019 è un grande anno, perché proprio qui e ora, tantissime artiste hanno mostrato al mondo quanto potere possano avere le donne.

“Girls United!” nasce da queste considerazioni. Nasce dalla voglia di una donna di presentare delle artiste che stanno cercando, in un certo senso, di cambiare le cose con la loro arte. Si parlerà, quindi, principalmente di cantanti ma magari anche di produttrici musicali, registe di video, fotografe. A volte ci saranno grandi nomi ma si darà spazio alle novità, ad artiste che, soprattutto in Italia, forse non arriveranno mai.

Ho scelto di iniziare questo viaggio proprio in questo weekend perché venerdì 6 settembre The Highwomen, supergruppo femminile folk, world e country, ha pubblicato il primo, omonimo album su etichetta Elektra Records.

Il gruppo è formato da quattro giovani artiste:
Amanda Shires, classe 1982, cantautrice e violinista, ha all’attivo otto album, di cui l’ultimo, “To the Sunset”,  è stato pubblicato nel 2018.
Brandi Carlile, classe 1981, cantautrice, produttrice e attivista, ha pubblicato sette album, l’ultimo dei quali “By The Way, I Forgive You” del 2018 l’ha portata ad essere, all’ultima edizione dei Grammy, l’artista femminile con più nominations in assoluto.
Maren Morris, classe 1990, cantautrice e produttrice discografica, ha pubblicato, ad oggi, cinque album. L’ultimo, “Girl”, è uscito a aprile 2019.
Natalie Hemby, classe 1977, principalmente conosciuta come autrice, avendo all’attivo brani scritti per Miranda Lambert, Carrie Underwood, Amy Grant, Sheryl Crow, ha pubblicato un unico album, “Puxico”  a gennaio 2017.

Da qualche tempo si parlava della nascita di questo supergruppo e così, il debutto discografico è arrivato lo scorso 19 luglio con il primo singolo estratto dall’album, Redesigning Women.

“The reason why we’re here though – and part of the reason why the Highwomen exist – is because of what country radio thinks constitutes ‘a hit’. More often than not, it’s a song sung by a man”. Ecco il motivo per cui sono nate le Highwomen, spiegato direttamente da Brandi Carlile in un’intervista a Rolling Stone.

E, se è pur vero che si tratta di un gruppo musicale, è innegabile che, sin da subito, queste quattro ragazze siano diventate il simbolo di un vero e proprio movimento, di cui quest’album rappresenta il manifesto.

Ecco quali sono i tre brani da ascoltare assolutamente:
Highwomen. Per questo brano, le ragazze hanno rielaborato “Highwayman” (di Johnny Cash, Wylon Jennings, Willie Nelson e Kris Kristofferson), con l’aiuto dell’autore del brano, Jimmy Webb. Le nuove storie diventano così quella di una dottoressa che è accusata di essere una strega, un’immigrata che muore cercando di attraversare il confine ma che riesce comunque a salvare i suoi figli, una predicatrice e infine una freedom rider che viene uccisa. All’interno del brano si aggiunge un’ulteriore presenza femminile: si tratta di Yola, giovane cantante country, soul, di Bristol.

Redesigning Women. Primo singolo estratto dall’album e manifesto del movimento “Highwomen”. E’ un brano modern country, che presenta quelle giuste inflessioni pop che caratterizzano lo stile di molti giovani artisti. Le parole raccontano che cosa significa essere una donna oggi: “Redesigning women/Running the world while we’re cleaning up the kitchen/Making bank, shaking hands, driving eighty/Trying to get home just to feed the baby”. Anche il video è tutto al femminile: dalla regista, Elizabeth Olmstead alle altre “comparse”, tra le quali è possibile riconoscere la cantante country Tanya Tucker.

Crowded Table. Secondo singolo estratto dall’album. Si tratta di un brano corale, in cui le quattro ragazze cantano quasi sempre all’unisono. Il testo è un inno all’unione, all’amicizia, all’amore. “You can hold my hand/ When you need to let go/ I can be your mountain/ When you’re feeling valley-low/ I can be your streetlight/ Showing you the way home/ You can hold my hand/  When you need to let go”. E il ritornello: “I want a house with a crowded table/ And a place by the fire for everyone/ Let us take on the world while we’re young and able/ And bring us back together when the day is done.”

L’album è prodotto da Dave Cobb, a cui Brandi Carlile si era già affidata per la produzione del suo album “By The Way, I Forgive You”.

In aggiunta all’album le Highwomen hanno anche registrato una cover del brano “The Chain” dei Fleetwood Mac che è stata inserita nella colonna sonora del film “The Kitchen” (in Italia “Le Regine del Crimine”).

“Girls United!” non poteva iniziare se non con un vero e proprio “musical manifesto”. Il 2019 è davvero l’anno delle donne.

The Highwomen
The Highwomen
2019 – Elektra Records

Track List:
Highwomen
Redesigning Women
Loose Change
Crowded Table
My Name Can’t Be Mama
If She Ever Leaves Me
Old Soul
Don’t Call Me
My Only Child
Heaven is a Honky Tonk
Cocktail And A Song
Wheels Of Laredo

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