The Dead Daisies – Locked and Loaded

(Andrea Romeo – 14 ottobre 2019)

Quello dei Dead Daisies è nato, in tutto e per tutto, come un esperimento, voluto nel 2012 da David Lowy, chitarrista, nonché aviatore e ricco uomo d’affari australiano e dal suo sodale di allora, il cantante di origine maori Jon Stevens.
Era davvero possibile mettere in piedi una band, o meglio un collettivo musicale, che si rifacesse all’hard rock dei ruggenti e “chitarrosi” anni ’80, evitando però, possibilmente, le imbarazzanti derive del look, e quindi risparmiandosi criniere cotonate e pantaloni di latex, mantenendo però il giusto tasso di divertimento e di aggressività?
Evidentemente era possibile considerando che, in sette anni di intensa attività, la band ha messo in fila, oltre ad una considerevole quantità di concerti in giro per il mondo, ben quattro album in studio, uno live ed un paio di EP.

Come per tutti gli “esperimenti”, ovviamente, c’è voluto un periodo di assestamento, prima che la band trovasse la line-up ideale, per cui sotto il moniker è transitata una notevole quantità di musicisti: oltre al fondatore, i Dead Daisies hanno visto tra le proprie file Jon Stevens, voce (2012-2015), Richard Fortus, chitarra (2013-2016), Dizzy Reed, tastiere (2013-2016), Frank Ferrer, batteria (2013), Darryl Jones, basso (2013-2014, 2015), Charley Drayton, batteria (2013-2014), John Tempesta, batteria (2014-2015), Brian Tichy, batteria (2015-2017), Bernard Fowler, voce (2015).
Tre, però, sono le figure chiave che hanno davvero spinto in avanti la band, e definito in modo preciso il suo suono: Doug Aldrich, chitarra, (2016-presente), già alla corte, tra gli altri, di Whitesnake e R. J. Dio, Marco Mendoza, basso (2013, 2014-2019), ex Whitesnake, Thin Lizzy, David Lee Roth, Blue Murder e Ted Nugent, ed infine John Corabi, voce (2015-2019), transitato da Angora, The Scream, Mötley Crüe, Union, ESP, Ratt e Brides of Destruction.

Inutile dire che, dal vivo, la band ha sempre dato il meglio di sé: show energetici, con tutto ciò che, gli amanti dell’hard rock, possono desiderare: dalle cavalcate chitarristiche, ai riff grezzi e taglienti, agli assoli più spericolati, fino ad una sezione ritmica, prima con Tichy e, successivamente, Deen Castronovo, batteria (2017-presente), ad affiancare Mendoza, in grado di garantireun “tiro” davvero micidiale.

Locked and Loaded è, di fatto, la sintesi di tutto questo tourbillon di musicisti, ed è anche un album particolare, perché composto esclusivamente di cover, quasi a chiudere un ciclo omaggiando le band, ed i brani, che hanno fornito maggiore ispirazione al quintetto: Midnight Moses, Evil, Fortunate Son, Join Together, Helter Skelter, Bitch, American Band (Live), Revolution, Rockin’ In The Free World (Live), Highway Star (Live).
Tuttvia non c’è stato neppure il tempo di tirare il fiato, perché il futuro è già divenuto il presente: non appena uscito l’album, Corabi e Mendoza hanno deciso di separarsi dalla band, per seguire le loro ambizioni soliste, ed allora… altro colpo di scena, perché il cantante ed il bassista sono stati sostituiti, si, ma da un singolo musicista.
A partire dalla seconda metà del 2019, infatti, la voce ed il basso dei Dead Daisies sarà “the voice of rock” Glenn Hughes, già con Trapeze, Deep Purple, Black Sabbath, Black Country Communion e California Breed, oltre ad una carriera solista lunga, molto tormentata, ma decisamente fortunata.

E’ già fuori il primo singolo, della nuova line-up, Righteous Days, e l’uscita dell’album è prevista per il 2020… rock on!

(Spitfire Music Pty Ltd/SPV, 2019)

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