The Clash – I Fought The Law And Law Won (“The Cost Of Living Ep” )

Photo by David Handschuh/AP/Shutterstock

(Nik Maffi – 19 novembre 2019)

La cosa bella di essere vinyl addicted,  è che ti possono capitare occasioni in qualunque dove! Una domenica gelida di qualche anno fa, io e la mia consorte, stavamo spulciando al banco di dischi di Pinuccio, un signore molto gentile e simpatico di Sant’Angelo Lodigiano che possiede un banchetto di lp e 45 giri usati sul mercatino di Broni, o come dice mia moglie, Brony-aur-stomp, citando i Led Zep!
Il mercatino, si tiene ogni seconda domenica del mese per chi volesse andare a spulciare e impolverarsi le dita. Mi capitò una super occasione quella domenica, a un buon prezzo, acquistai The Cost Of Living Ep, dei grandi Clash. Un disco che cercavo da un sacco perché in esso è contenuto uno dei pezzi della mia gioventù, cresciuto a Punk 77 e Nirvana, Capital Radio. Una delle canzoni più suonate dal nostro primo gruppetto, formato  dal Murtas alla chitarra e voce, mio fratello Pato alla batteria e io “costretto” al basso,  nome della band, Punk R.A., pronunciare  pancarre’… ahahah… che fantasia!… che sfiguz.

In quell’ Ep, c’è anche la bellissima cover di I Fought The Law del Bobby Fuller Four, tie’; Stampa Cbs Records, numero di catalogo 7324, con sul lato A I Fought The Law e Groovy Times mentre sul lato B Gates Of The West e Capital Radio.
Bellissima la grafica del disco, con copertina che simula la pubblicità di un detersivo, con chicca sul codice a barre , coperto da un dito medio infilato direttamente  nel capitalismo. Aprendo il gatefold  interno, figurano due foto di una curva di uno stadio di calcio inglese, quella a sinistra virata verso il giallo mentre quella sulla destra verso il celeste, tendente al grigio. In pratica una domenica  allo stadio con clima nuvoloso.
La busta in cui è contenuto il dischetto, mostra una foto dei Clash intenti a giocare a calcio-balilla, con al posto degli omini stilizzati, dei bei pezzi di carne macellata. Dalla parte opposta, un poema in finto latino mischiato con frasi in inglese. Le note riportano che l’artwork fu opera degli stessi Clash con Rocking Russian alias Alan Macdowell, un disegnatore inglese, coetaneo dei Clash (tutti del ’55, tranne Strummer, classe ’52); Macdowell diventerà in seguito conosciuto per aver disegnato e prodotto le coreografie per grandi film di successo e di culto, come “The Crow” di Alex Proyas, “Fear And Loating In Las Vegas” del grande Terry Gilliam, “Fight Club” di David Fincher e “Minority Report” di Spielberg.
I Clash pubblicano l’EP il 26 giugno del 1979, e I Fought The Law viene inserita nella track list della stampa Americana dell’Lp di esordio omonimo, uscito in Usa in ritardo rispetto al mercato inglese.
Avendo avuto, fin da pischello, un debole anche per I Fought The Law e, scoprendo che non era stata  scritta dai ragazzi londinesi e per di più che era un pezzo dei sixties, mi misi alla ricerca della versione originale, scovandola su un Lp del Bobby Fuller Four. Vi confesso che speravo di trovare il singolo negli States, in qualche negozio di dischi, ma per adesso niente da fare, prima o poi ti troverò maledetto !!! …mi accontenteri pure dell’originale dei Crickets!

Ora tingiamo le tinte della nostra indagine verso il seppiato. Spostiamoci nella Los Angeles dei libri di Ellroy, l’ambientazione è quella del libro, “American Tabloid”, in quel mood si concluderà la storia , nei mid sixties!
I Fought The Law viene scritta da Sonny Curtis (1937), nel ’58 e incisa dai Crickets l’anno successivo. Vi state chiedendo se si tratta dei Crickets di Buddy Holly? Of course. Sonny Curtis, originario del Texas, fu colui che prese il posto del rocker dopo la sua dipartita, la notte in cui il rock morì.
Incisa dai Crickets e messa come lato B , di A Sweet Love, senza dubbio snobbata la canzone passa inosservata.

Veniamo a Bobby Fuller. Nello spulciare notizie per scrivere questo articolo mi imbatto nelle date di nascita e, a mia insaputa, nella data di morte. Vedo che Bobby F. nasce nel 1942 e muore nel 1966, ops… il ragazzo è giovane per mollare questo mondo, in più è pure talentuso, canta bene, ha dei bei suoni, i suoi dischi suonano bene, what’s happened to him? E allora, come il buon Ward J. Littell di Ellroy, faccio il doppio gioco e spio attraverso i muri, coma faceva la CIA negli anni sessanta, metto microspie con colonna sonora degli Hollywood Persuaders, trapano le pareti di cartongesso con la loro magnifica Drums Au Go Go, contenuta in Swing For A Crime della Jazzbo. Indago, faccio passare tutti gli strip club dello Strip, ma niente, niente cosa? Al dipartimento di polizia di L.A. stanno indagando su di un cadavere trovato morto in un parcheggio di Reseda, il cadavere in questione è di un cantante di nome Bobby Fuller, leader del Bobby Fuller Four, originario di Baytown, Texas. Texano pure lui come Sonny Curtis, da cui sicuramente ha preso lo spunto di  riprendere la suddetta canzone, proprio in quest’anno del signore 1965, era nella top ten nazionale con una canzonetta che diceva di aver fottuto la legge, ma la legge ha fottuto lui.
La storia:  un ragazzo che non ha abbastanza soldi per mantenere la moglie e la prole. Allora decide bene di fare una rapina per mantenersi, ma viene beccato dalla pula, maledice lo Stato, sono un poveraccio, devo rubare per campare, cosa fa il maledetto governo? Mi aiuta? …mi sbatte in gattabuia, insieme ad altri poveracci come me, insieme ad assassini, dice: “non mi merito tutto ciò, non sono un poco di buono“.
Tra uno schotch e l’altro, mi metto a leggere le liriche del pezzo, perché in questo periodo quello stronzo di Hoover, il nostro capo, ci tiene a spiare i gruppi di fannulloni che imbracciano la chitarra e pensano di cambiare il fottuto status quo, come quei buoni a nulla di tali Trashmen, insomma spazzatura beat. Con la loro Louie Louie, sicuramente nascondono qualcosa di losco tra le righe dei testi.
Quando la vista inizia ad annebbiarsi, causa alcolici, leggendo il testo della canzone del defunto Fuller, mi imbatto in una parola che mi sembra fuori luogo nel complesso del brano. Usa la parola twinkies, inserendola nella frase: “twinkies are the best friends I ever had“. Twinkies in America sono delle merendine! Vuoi dire che è talmente disperato che si ciba di merendine? Azz , messo male! Non mi torna la frase, quatto quatto scartabello tra i sinonimi della parola, ed eccolo! twinkies nello slang omosessuale sta ad indicare l’oggetto di desiderio omosex! Il merendone!  
Uau… ecco perché Hoover si intestardisce, conosce il linguaggio dei gay, li osteggia, li spia, li accusa di simpatie sinistroidi, devono essere messi a tacere, o il nemico rosso li userà per infiltrare comunisti tra i sindacalisti. Male molto male, poi l’amico Hoffa chi lo sente? I Teamsters vorranno paga maggiore. Apro il fascicolo B.F. 3739, polizia di Los Angeles, Reseda 4572, deceduto 18 Luglio 1966, alto 1.79 , capelli castani, occhi azzurri, il Fuller viveva a casa della madre, originario del Texas, cantante in fase di trampolino di lancio, priprietario di uno studio casalingo di registrazione, costruttore di una rudimentale camera dell’eco (ubicata nel cortile di casa) .Sovente prestava lo studio a musicisti della zona. Il coroner dice suicidio, non mi torna qualcosa, la parola twinkies mi spinge  a continuare a cercare negli ambienti gay, dovrò torchiare per bene quel chiaccherone di Lenny Bruce…

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