Super GRP Live in Concert Vol. 1 e 2

(Andrea Romeo – 23 marzo 2020)

Giusto un anno prima che tutto ciò accadesse, Dave Grusin e Larry Rosen, fondatori e proprietari dell’etichetta GRP, chiesero ai loro referenti giapponesi di organizzare un breve tour in cui proporre una All-Star Band di artisti sotto contratto con la loro etichetta.

Un’operazione del tutto simile a quelle che, circa un decennio prima, vide protagonista la Charisma che organizzava frequentemente serate con i suoi principali gruppi, che all’epoca erano Genesis, Van Der Graaf Generator e Lindisfarne.

Un’iniziativa non nuova, dunque, ma che in questo contesto doveva mettere insieme alcuni tasselli non facilissimi da incastrare, ovvero musicisti che avevano già una notevole attività in studio e dal vivo, e che erano, soprattutto, ognuno nel suo genere, dei veri e propri numeri uno.

Un mini tour dunque che, partito da Tokyo, toccò Fukuoka, Hiroshima, Osaka, Sapporo, Nagoya, Sendai, e che ritornò a Tokyo per la serata finale, la stessa che diede poi vita al doppio album Super GRP Live in Concert Vol. 1 e 2.

Il successo, del tour e del successivo album, fu strepitoso ma, con una line-up di quel livello, non avrebbe potuto essere altrimenti; per l’etichetta, di fatto, fu una sorta di primo punto di arrivo: dopo dieci anni di lavoro, in cui numerosi artisti avevano deciso di entrare a far parte della famiglia, la GRP era riuscita a mostrare al mondo, dal vivo, i suoi migliori rappresentanti. Due dischi, si è detto, che vennero equamente ripartiti.

Sul primo di essi, con tre brani a testa, la meravigliosa voce di Diane Schuur, accompagnata da Tim Landers al basso, Vinnie Colaiuta alla batteria e Barnaby Finch ai synth (da ricordare la sua splendida Love Dance), il duo delle meraviglie Dave Grusin, piano e synth e Lee Ritenour, chitarra, con la medesima backing band (intensa ed appassionante la loro versione di Early A.M. Attitude), ed infine il fresco Grammy Awards winner Tom Scott, al trombone, accompagnato dalla band al completo (su tutte, Target, arricchita dalla chitarra “Nile Rodgers style” di Ritenour).
Esecuzioni perfette, energiche, capaci realmente di conquistare il pubblico, e gli ascoltatori, grazie anche ad arrangiamenti corposi e ricchi, e ad un suono che, già per gli standard dell’epoca, ed in una situazione live, era di livello altissimo.

Il secondo disco, invece, fece da proscenio per Chick Corea e per la sua Elektric Band che, in quegli anni, stava vivendo la sua fase di massima notorietà, ed era reduce dai suoi primi due album, The Chick Corea Elektric Band e Light Years, Grammy Award per la Best R&B Instrumental Performance.
Il pianista e tastierista di Chelsea, affiancato dai suoi strepitosi musicisti, Dave Weckl, batteria acustica ed elettronica, John Patitucci, basso elettrico ed acustico, Frank Gambale, chitarra, ed Eric Marienthal, sassofono, distillò il meglio dei suoi primi due lavori, dando ampia dimostrazione di essere una fra le band fusion più eclettiche e creative del panorama mondiale: i diciassette minuti di No Zone, la scattante Side Walk e la conclusiva ed “elettrica” Light Years, con l’intera band sugli scudi, rappresentano quanto di meglio potesse offrire, allora, un ensemble che avrebbe rappresentato un punto di riferimento assoluto, in ambito fusion, per tutti gli anni a venire.

Che questo tour, e questo album, potessero essere un successo, era ampiamente prevedibile, stante l’elevatissima qualità dell’offerta musicale ed un pubblico attento e ricettivo; che invece, a distanza di oltre trent’anni, quei brani, quelle interpretazioni e quei suoni potessero risultare ancora brillanti, piacevoli, ma soprattutto per nulla datati, non era affatto un dato scontato.

Il tempo è un giudice implacabile, anche per le opere di ingegno, musica inclusa: questi artisti, davvero senza tempo, possono ancora oggi rappresentare quanto di meglio ha offerto quel periodo, ed essere stimolanti ed avvincenti per chi si approccia a quel genere musicale, a cavallo tra smooth jazz e fusion che, negli anni ’80, ebbe il suo periodo di massima ricchezza espressiva.

(GRP Records, 1988)

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