Sons of Apollo – Live with the Plovdiv Psychotic Symphony

(Andrea Romeo – 23 novembre 2019)

Un solo album all’attivo, Psycotic Symphony, uscito nel 2017, ed i Sons of Apollo, dopo un paio di tour mondiali, licenziano immediatamente il loro primo album dal vivo, Live with the Plovdiv Psychotic Symphony, registrato nel settembre del 2018 presso l’Ancient Roman Amphitheater di Plovdiv, in Bulgaria.
Derek Sherinian, tastierista e principale autore delle musiche, ha così definito lo stile del gruppo: “La musica è moderna, ma abbiamo anche un’anima old school. Ciò che rende unici i Sons of Apollo è che abbiamo una vera spacconeria rock ‘n’ roll insieme al virtuosismo: una combinazione letale!”.
Ed ascoltandoli non si può non convenire sul fatto che, queste parole, disegnano perfettamente la geometria di una band che si muove con scioltezza a cavallo tra prog classico, prog metal e classic rock.
Oltre a Sherinian, già in azione con Dream Theater, Planet X e Black Country Communion, una sezione ritmica pazzesca, Mike Portnoy, batteria (… un elenco delle collaborazioni davvero troppo… lungo!!!) e Billy Sheehan, basso (Mr. Big, David Lee Roth, Steve Vai, Joe Satriani, Terry Bozzio, Dennis Chambers, The Winery Dogs), un chitarrista, Ron “Bumblefoot” Thal che, probabilmente, ha trovato in questo contesto, e con questi compagni di viaggio, la dimensione ideale per tirare fuori potenza, precisione ed espressività, ed alla voce Jeff Scott Soto, già con Yngwie J. Malmsteen, Axel Rudi Pell, Lita Ford, Paul Gilbert, Slaughter, Steelheart, Stryper, House of Lords, Michael Schenker, Zakk Wylde, Journey.

Un supergruppo, dunque?

Si potrebbe dire… si e no: si, perché le personalità dei protagonisti sono fortissime, ai limiti del superego, ma anche no, per lo meno secondo i canoni attraverso i quali venivano definiti i supergruppi negli anni passati, perché il fatto interessante, e positivo, è che questi musicisti, nati per essere protagonisti, diciamo così, non si “mangiano in testa” l’uno con l’altro.

Nei tre cd (ma c’è anche il dvd dell’intero show) che compongono l’album, presentano integralmente il loro primo lavoro, al quale aggiungono una serie di cover, davvero interessanti, alcune delle quali davvero inaspettate: Dream On (Aerosmith), Diary Of A Madmen (Ozzy Osbourne), Comfortably Numb (Pink Floyd) And The Cradle Will Rock (Van Halen), Gates Of Babylon (Rainbow), The Show Must Go On (Queen), Kashmir (Led Zeppelin), Just Let Me Breathe, Hell’s Kitchen e Lines In The Sand (Dream Theater, da Falling Into Infinity, 1997, che aveva visto protagonista lo stesso Sherinian), ed una Save Me (Queen), cantata, davvero con il cuore in mano, da Soto.

Sullo sfondo, la Plovdiv Psychotic Symphonic Orchestra che, chiamata in causa nell’esecuzione delle cover, non si limita ad accompagnare la band, ma interviene in modo significativo nell’arrangiamento, offrendo un contributo essenziale alla resa stessa dei brani.
Insomma, una vera e propria scorribanda in chiave rock, in cui i Sons of Apollo mettono davvero “a ferro e fuoco” l’anfiteatro romano della città bulgara, intervallata da alcuni brevi spazi nei quali, i quattro musicisti, possono dare una breve, ma chiarissima, dimostrazione di cosa riescono a combinare con i loro strumenti… in pratica, quattro miniclinic!
Saranno anche esagerati, debordanti, eccessivi, questi signori, ma si divertono davvero tanto, ed altrettanto fanno divertire, sia il pubblico che li va a vedere, sia i fans che li ascoltano nei loro cd.

E la musica, fondamentalmente, deve essere qualcosa di piacevole.

(Insideout Music/Sony Music, 2019)

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