Rokia Traoré: che cosa sta succedendo ad una delle più grandi artiste africane contemporanee?

(Raffaella Mezzanzanica – 25 maggio 2020)

“NON SONO UNA TERRORISTA.

Non sono una criminale difficile da trovare e non ho mai avuto un solo problema con il sistema giudiziario.

Sono un’artista che, in ventitré anni di carriera, non ha fatto altro che lavorare. Ho sviluppato un progetto artistico e culturale che mi ha permesso di ottenere il sostegno del mio Paese e numerosi riconoscimenti anche a livello internazionale, incluse due onorificenze dal Governo francese.

Sono scioccata dal fatto che un mandato di cattura europeo (un’iniziativa europea volta alla lotta al terrorismo) possa essere usato contro di me come forma di ricatto in un caso che potrebbe risolversi attraverso l’intervento del governo maliano, in quanto  riguardante la ricerca della sicurezza e del benessere di una bambina maliana residente in Mali” (cit. Rokia Traoré – pagina ufficiale Facebook)

Iniziano così, con questo messaggio forte, questa nuova storia e questo nuovo capitolo di “Girls United!”

“Le mie radici sono saldamente legate alla cultura Mandingo”. La biografia di Rokia Traoré, così come appare sul suo sito internet ufficiale, si apre proprio con queste parole.

Rokia Traoré è un’artista africana, nata in Mali il 26 gennaio 1974. Figlia di un diplomatico, ha trascorso quasi tutta la sua vita viaggiando. Il suo approccio alla musica, all’inizio, ha in prevalenza radici occidentali. Essendo inoltre di nobili origini, l’appartenenza ad una casta privilegiata, di fatto, le avrebbe impedito di imparare e, soprattutto, di interpretare le canzoni tradizionali “griot” (i “griots”, termine di origine francese, sono poeti e cantori tipici della cultura di alcuni popoli dell’Africa occidentale, il cui scopo è quello di conservare e tramandare le tradizioni).

Rokia inizia, comunque, ad avvicinarsi alla musica e per lei è del tutto naturale appassionarsi al rock ‘n’ roll, imparando a suonare la chitarra e scrivendo testi in francese e in inglese.

Il suo unico scopo è la libertà creativa. Non stupisce, infatti, che nel suo brano Beautiful Africa si autodefinisca “Afro-progressive”.

Il suo stile è peculiare ed è un incredibile mix di musica, stili occidentali e di tradizione africana, tanto che, già nel 2009, Pitchfork scrisse di lei: “Rokia Traoré è diventata una dei più grandi ‘sintetizzatori’ di world music. Attraverso la combinazione dei ritmi e delle tradizioni di diverse culture dell’Africa e dell’Europa occidentale è riuscita a creare un suono unico e complesso che solo lei stessa è in grado di produrre”.

Ad oggi, ha pubblicato sei album: Mouneïssa (1998), Wanita (2000), Bowmboi (2003), Tchamantche (2008), Beautiful Africa (2013) e Né So (2016) e ha collaborato sia con artisti che hanno fatto la storia della musica africana come Farka Touré, sia con artisti internazionali, ad esempio The Kronos Quartet e Damon Albarn.

Ha partecipato alla pièce teatrale Desdemona, creata da Toni Morrison e dal regista Peter Sellars. Di lei, i due hanno dichiarato: “Rokia Traoré sul palco è magnetica”.

Inoltre, ha pensato e costruito Dream Mandé: Bamanan Djourou, uno show incentrato su alcuni strumenti tipici dell’Africa occidentale tra cui kora, Ngoni, calabash e cajan, a cui si aggiungono basso e chitarra acustica, creato con lo scopo di dimostrare come la musica tradizionale possa dar vita e senso a quella non tradizionale, moderna e contemporanea.

Nel corso della sua ventennale carriera, Rokia Traoré è stata anche Artist-in-Residence alla New York University, dove ha tenuto delle lezioni sponsorizzate dal Center for the Study of Africa and the African Diaspora, nonché Regional Goodwill Ambassador of the United Nations Refugee Agency (UNHCR) for West and Central Africa (2015). Ha, inoltre,  creato la Fondation Passerelle a Bamako, la sua città di origine, con lo scopo “dare voce” ai giovani artisti maliani e contribuire a diffondere la cultura africana.

“En 2014 encore, cinq millions cinq-cent-mille nouveaux réfugiés/Cinq millions cinq-cent-mille réfugiés de plus/Encore au vingt-et-unième siècle de notre monde, tant de guerres, tant de victims/Cinq millions cinq-cent-mille personnes ont fui leurs maisons/Forcées de se réfugier dans des villes, des pays loin, loin, de chez eux”. (cit. Rokia TraoréNé So – 2016).

“Nel 2014, ci sono ancora 5,5 milioni di rifugiati/ 5,5 milioni di rifugiati in più/E ancora, nel ventunesimo secolo del mondo in cui viviamo, ci sono tante guerre, tante vittime/ 5,5 milioni di persone che hanno dovuto lasciare le loro case/Costrette a rifugiarsi in altre città, in Paesi lontani da quelli in cui vivevano”.

Purtroppo, in questi ultimi mesi, la stampa internazionale ha parlato di lei ampiamente a seguito di una vicenda personale che la riguarda.

Il 10 marzo 2020, infatti, Rokia Traoré, nonostante sia in possesso di un passaporto diplomatico, è stata arrestata all’aeroporto Charles-de-Gaulle di Parigi con l’accusa di rapimento della figlia di cinque anni. L’arresto è avvenuto a seguito dell’emissione di un mandato di cattura europeo nei suoi confronti, proprio mentre l’artista si stava recando in Belgio per partecipare ad un’udienza sull’affidamento della bambina. La controparte, cioè il padre della bambina, è Jan Gossens, direttore del festival di Marsiglia, ed ex compagno di Rokia.

Trasportata immediatamente in una prigione nelle vicinanze di Parigi in attesa di essere estradata in Belgio, Rokia ha iniziato lo sciopero della fame. A questo si è aggiunta l’impossibilità di ricevere visite, nemmeno da parte del suo avvocato, a causa delle restrizioni determinate dall’emergenza sanitaria legata a COVID-19.

Non appena si è diffusa la notizia dell’arresto, numerosi artisti, da Salif Keita a Youssou N’Dour, da Angélique Kidjo a Damon Albarn, hanno iniziato una vera e propria campagna per chiedere la liberazione di Rokia Traoré.

Di seguito, la copia della lettera pubblicata da Damon Albarn sui Social Media.

Il 26 marzo Rokia Traoré è stata rilasciata dalla prigione francese e la sua libertà era condizionata alla sua consegna alle autorità del Belgio non appena le restrizioni ai viaggi determinate dall’emergenza sanitaria sarebbero venute meno.

In questi ultimi giorni, però, la stampa internazionale ha pubblicato la notizia del rientro in Mali dell’artista, nel mancato rispetto delle decisioni delle autorità francesi. La stessa Rokia ne ha dato evidenza sui suoi canali social: “Back in Bamako. The quest for justice continues” (“Di ritorno a Bamako. La ricerca della giustizia continua”).

La recente vicenda giudiziaria che sta coinvolgendo Rokia Traoré è di grande attualità perché sempre più spesso, dai telegiornali e dalla stampa, sentiamo e leggiamo storie simili, storie di figli contesi dai genitori nel processo di affidamento, dopo la separazione o il divorzio.

Nel parlarvi di Rokia e della sua vicenda, non c’è alcuna presa di posizione ma solo la volontà di raccontare il percorso artistico e umano di una donna che è diventata simbolo e portavoce della musica contemporanea ma, soprattutto, della voglia di riscatto di un Paese, l’Africa, dove certi suoni esistevano ancor prima che arrivasse il rock ‘n’ roll!

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