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Polk Salad Annie, Tony Joe White…food e swamprock

(Nik Maffi – 21 gennaio 2020)

Il bello di essere anziani, ma curiosi a livello musicale, per cui non ancora rincoglioniti dallo stare al bar di paese e cercare di carpire notizie interessanti su chi ha sposato chi, chi ha tradito chi o guardare i cantieri e commentare, attirandosi le ire omicide degli operai, è che dalle sventure e dagli acciacchi, si può sempre trovare un buon vinile da comprare!
Così stamattina, intorno alle otto e trenta, perché noi anziani ci svegliamo presto, con la scusa che dovevo ritirare la fattura del fisioterapista, che poi scaricherò, noi anziani scarichiamo! mi reco in quel di Stradella, ritiro la fattura, ma l’adrenalina sale, perché il secondo sabato del mese c’è il mercatino dell’usato.

Voi mi chiederete, che cavolo centra Tony Joe White con Stradella? Un attimo lettore, adesso arrivo. Infreddolito mi reco sui banchetti e trovo con gaudio il mio amico Pinuccio, con tanti bei vinili, tra essi un best di Tony Joe White, del 1971, etichetta Monument e codice St 75031, con la nostalgica dicitura: prodotto e distribuito dalla Ri Fi Record Co. – 20124 Milano C.so Buenos Aires 77. Vediamo se qualcuno scrive citandomi altri LP con questa dicitura?

Bien per farmi passare l’ernia alla spina dorsale, ci vuole sempre un vinile e un clima asciutto. Ci vorrebbe anche un buon medicone, traduzione vulgaris di medicine man, per una cura a base di Phytolacca Americana, perché da una pianta partiamo per il sud degli States.

Appunto il bel Tony Joe White, nato e cresciuto a Goodwill, Louisiana il 23 luglio 1943, ha abbandonato lo show il 24 ottobre del 2018, il singolo che lo porta sulle luci della ribalta ha in calce il titolo di Polk Salad Annie, etichetta Monument e codice 680016, stampa francese. Registrato agli RCA Studio B di Nashville, Tennessee il 16 maggio del 1968 e scattata subito nella Top Ten Billboard.

Cresciuto in una piantagione da una famiglia di contadini, possidenti campi di cotone, è entrato sin da piccolo in contatto con il mondo del duro lavoro nei campi, con genitori comunque interessati al gospel, probabilmente di vedute leggermente meno razziste rispetto ad altri agricoli della zona, ma questo è un mio pensiero.
Il giovane intorno ai sedici anni, tramite un disco del bluesman Lightnin’ Hopkins, rimane affascinato dal suo stile chitarristico accompagnato dal battito del piede per darsi il tempo. Venendo poi a scoprire altri personaggi come John Lee Hooker e Muddy Waters, decide di provare a mettere su un gruppetto con amici studenti e di cercare ingaggi alle feste. Stando ad una interessante intervista fatta per il Soul Jazz Records, per trovare compagni di suonata doveva fare molti chilometri in macchina, perché nella sua zona c’era solo un batterista.
Così racconta Tony Joe:”Amavo bazzicare per New Orleans appena potevo, per la musica e il cibo, ma fu in Texas, durante un weekend libero, che ebbi la mia occasione. Io e mia moglie avevamo abbastanza soldi per permetterci qualche giorno di riposo, lei era insegnante ed eravamo diretti a Memphis, quando mi accorsi di aver sbagliato strada e mi trovai sulla via per Nashville, ormai era troppo tardi per tornare indietro“.
Memphis era la città del blues, Nashville del country, go Tony explain:”Poco male mi sarei fermato a Memphis al ritorno, così telefonai ad un mio contatto in città, Bob Beckham, della Combine Music, un A&R legato alla Monument Records. Facemmo sarata con tequila e poi mi disse: sei venuto da Corpus Christi (dove risiedeva Tony) fino a qui per suonare una canzone? Certo risposi io e così andammo ai Muscle Shoals e gli feci sentire Baby Please Don’t Go, Polk Salad Annie e Rainy Night In Georgia. Così iniziò il sogno di una carriera musicale“.
La canzone Polk Salad Annie rispecchia veramente l’habitat dove il buon Tony è cresciuto, un ragazzotto sincero, belloccio che sa suonare chitarra, armonica, con una voce onesta e sensuale e un timbro simile a quello di Elvis – ma meno sborone, più terra a terra.


Torniamo al mal di schiena; dicevo che per curarmi ci vorrebbe non la vita nelle piantagioni, ma la Phytolacca Americana. Il polk salad non è altro che un piatto a base di una pianta, pure velenosa, che cresce nella zona di Tony, Louisiana, Mississippi, Alabama, zone paludose, in americano Swamplands.Zone di transizione dove è l’acqua che decide il paesaggio, dove l’acqua salata si mischia con la dolce.

Un altro grande successo di Tony Joe White e per l’appunto, Rainy Night In Georgia, sullo stile canoro di Ray Charles, vedete che l’acqua centra sempre ed è vita, pure nel rock and roll.

Swamprock è il suono del sud est degli states, crocevia tra blues roots e un pizzico di psichedelia, legato ai leggendari Muscle Shoals Studios, Alabama.
Ne riparlerò perché esiste un bellissimo libro di Peter Guralnick, chiamato Sweet Soul Music che merita un approfondimento.

Il polk salad è quel piatto di cucina povera, conosciuto anche come poke sallet o pokeweed dal nome della pianta che produce i fiori bianchi che a loro volta producono una bacca, violacea. La peculiarità è che le foglie sono velenose, veniva usata come pianta mediciale, dai medicine man, i curatori come compendio per diete e per noi anziani, per l’atrirte, visto dove volevo arrivare!
Le foglie fatte bollire tre volte perdono il loro tasso di tossicità e diventano come i nostri spinaci, mentre lo stelo ha il sapore molto simile all’ asparago, ed è di questa prelibatezza (dubito, forse un piatto di anolini in brodo è meglio) che la ragazza Annie alla sera con il suo bel sacco se ne parte per andare a raccogliere la pokeweed.
Singolare l’intro dove Tony Joe ci dice: “Vi racconto la storia di una ragazza e capirete di cosa parlo, la al sud dove le piante crescono nei campi, nei boschi “.
La ragazza Annie torna a casa e cucina il polk salad, perché non c’è altro da mangiare, ella doma gli alligatori. Bello il ritornello dove Tony Joe dice:”Polk Salad Annie, ‘gators got your granny, (gli alligatori si sono presi tua nonna) everybody said it was a shame, ‘cause the mama was working on the chain gang (tutti dicono che fosse una vergogna, perché la madre incarcerata, fosse pure ai lavori forzati)”.
Nella canzone entra pure il padre: “But daddy was a lazy and a no count , claimed he had a bad back, (il padre uno sfaticato buono a nulla, che si  lamentava del mal di schiena ma) all her brothers were fit for was stealing watermelons out of my truck, (ma beccato dai fratelli di Annie a rubare meloni dal camion!)”.

La canzone venne coverizzata da Elvis, che ne fece uno dei cavalli di battaglia del periodo primi seventies a Las Vegas. Sempre Tony Joe:”Fu fantastico, incredibile come il legame prodotto dalla musica potesse essere così forte e come potenti fossero le parole della canzone, che in alcuni casi il re del rock and roll, cambiò. Ero solito cantare covers di Elvis quando suonavo nei clubs, ora mi trovavo a Las Vegas con mia moglie a vedere e sentire Elvis in persona che interpretava una mia canzone“.