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Nylon – Quasi fosse una tempesta

(Luca Paoli – 16 marzo 2020)

Interessante esordio discografico dei pavesi Nylon ed il loro “Quasi Fosse Una Tempesta” uscito il 5 Febbraio del 2019.
La band, attiva già da qualche anno e,  vincitrice di Rock Targato Italia nel 2018,  propone un’interessante mix di folk, pop, rock e spruzzate di jazz con testi in italiano che ci raccontano di amore, gioia e di vita come loro stessi affermano nella nota di presentazione all’album. Brani, questi che compongono il lavoro, cresciuti grazie ai loro parecchi concerti.

La formazione è formata da Filippo Milani (voice, guitar, harmonica), Davide Montenovi (guitar, voice) e Adriano Cancro (Cello), aiutati, per l’occasione da Roberto Re al basso e daFabio Minelli alla batteria.

Musica, quella del trio, prettamente acustica, ma che ha anche il “tiro” del rock. Nelle dieci tracce che compongo questo interessantissimo lavoro troviamo un po’ di tutto non è possibile classificare l’album in un genere perché gli umori che lo compongono sono davvero tanti.

“Quasi Fosse Una Tempesta” inizia con “Intro / Tre Colpi”, due brani che sono uniti insieme, con una parte strumentale e una seconda parte dall’andamento solenne dove ci viene raccontato di incomprensioni e frasi non dette e di quelle che si vorrebbero dire. La seconda traccia “Niente Da Aggiungere” dal ritmo deciso e decisamente rock ci parla della esiguità della razza umana e che ci lascia senza parole. La terza traccia “L’Incidente” che poi è il primo singolo estratto dall’album ha un suono caratterizzato da un mood folk e abbraccia la canzone d’autore…non mancano stacchi che non nascondono la passione per il jazz. “Non Giudicatemi se sono diverso da voi…provate invece a chiedervi se la mia vita è divertente o indecente”. Brano tra i preferiti da chi scrive.
Irene”è una bella ballata giocata tra chitarra, cello e voce. Il testo analizza cosa vuol dire essere adolescente…come si può percepire la sensibilità di una ragazza che sa cosa vuole…”Volere è dolore?” Segue “Carne E Febbre” un’altra ballad molto struggente che racconta di sesso e di poesia. Ritornano i ritmi più accesi con “Fotogenia”, un pop rock inquadrato da una macchina fotografica?
Pavia è la protagonista di “La Dama Del Fiume Azzurro” che però, ognuno di noi, ascoltandola, può riconoscere la propria città…brano molto intenso che è un piacere ascoltarlo più volte. Il penultimo brano di questo riuscito lavoro si intitola “Guendalina” che col suo swing ti porta in un locale afoso dove LEI ti serve l’ennesima birra, la stessa che ti fa uscire le parole per una nuova canzone, mentre esci barcollando dal locale.
Si chiudono le danze con “Le Confessioni Dell’Arcangelo Gabriele”, una delicata ballata che racconta di un dialogo tra un ex militare con le sue esperienze di guerra ed un musicista di strada che ascolta  le sue confessioni ed i suoi racconti…questa storia ve la lascio scoprire da voi per poterne assaporare meglio il suo contenuto e non rovinarvi l’ascolto che consiglio vivamente di fare a questo bel disco.

Per chi ama la canzone d’autore condita da mille influenze, stile ed umori non può non farsi suo questo disco.

(Autoproduzione – 2019)