North Mississippi Allstars – Up and Rolling, la forza della coerenza

(Andrea Lenti – 11 ottobre 2019)

La coerenza è un lusso che non tutti si possono permettere. I fratelli Luther e Cody Dickinson questo lusso se lo godono fino in fondo. Figli di Jim Dickinson e rappresentanti della ristretta  nobiltà musicale bianca  del Sud, frequentatori fin da ragazzini dei grandi bluesmen del Mississippi, R.L. Burnside, Junior Kimbrough e Otha Turner nonché delle rockstar più celebrate che spesso bazzicavano per casa, i NMAS hanno pubblicato negli anni dischi che hanno sempre reso un sincero omaggio al Mississippi e alla musica nera.

Al contrario di un‘altra importante band come i Black Keys, che dopo pochi anni ed alcuni grandi dischi quasi punk-blues hanno virato verso un genere più di successo sconfinando spesso nel facile karaoke rock (attenzione, scrivere canzoni di successo come fa Auerbach non è cosa semplice, ed anche l’ultimo lavoro dei Black Keys contiene almeno  3-4 pezzi di tutto rispetto), Luther e Cody Dickinson hanno pubblicato in questi giorni un ennesimo album che poco concede al mainstream e al facile successo.

Hanno chiamato una manciata di amici di cui parleremo presto, ed hanno reso ancora una volta omaggio al blues, al Grande Fiume e alla tradizione.
È indubbio che il leader è Luther Dickinson, fine songwriter e raffinato chitarrista. Non mi ha mai convinto molto nei suoi lavori solisti, troppo velleitari e dispersivi, mi ha affascinato come seconda chitarra negli anni passati con i Black Crowes (a mio parere i Corvi migliori esclusi gli anni con Marc Ford) anche se era palese una sua certa estraneità e la sua differente eleganza aristocratica del sud in mezzo ad una banda di svitati, fumati, talentuosi e rissosi hippies guidati dai fratelli Robinson, Luther Dickinson dà il meglio e si rigenera con la Sua Band.

Anche Up and Rolling conferma questa mia tesi. Passando alla parte che meno mi piace, cerco di parlare brevemente dei brani. Il disco comincia con quello che secondo me è il pezzo più brutto dell’album, Call That Gone, con il flauto forzato di Shardé  Thomas che rende il tutto molto fumoso. Up and Rolling ci porta ad un ritmo ciondolante tipico dei NMAS, con Cody sugli scudi al Wurlitzer. What You Gonna Do, più soul che blues, basso in evidenza, vede alla voce nientepopódimeno che Mavis Staples, ma la sua voce è un po’ nascosta e messa in un angolo. Drunk Outdoors è un altro pezzo interlocutorio, con le sorelle Jackson dei Southern Avenue (bella band) alla voce, ritmo indolente che richiama lo scorrere del Mississippi e la chitarra di Luther in evidenza. Con Peaches ci si butta finalmente nel rock-blues, gran ritmo, belle voci che si alternano, belle chitarre, uno dei pezzi più riusciti del disco. Con Mean Old World si viaggia in prima classe: Jason Isbell alla voce e chitarra e Duane Betts a cesellare un signor assolo. Gran pezzo. Out On The Road è scritta da R.L. Burnside e vede la partecipazione del nipote Cedric alla voce e chitarra: Mississippi music, livello alto, juke joint e voglia di stappare una birra. Lonesome In My Home (scritta da Junior Kimbrough) è un blues bello denso, mentre con Bump That Mother si torna al classico ritmo NMAS con Cody a sostenere il tutto (molto bravo). 
Si vola verso la fine con un quasi-pop spensierato, Living Free, ancora con le Sorelle Jackson alla voce (lo dimenticheremo presto), mentre il finalone gospel-blues ancora con Cedric Burnside (Take My Hand Precious Lord) è uno degli highlights del disco, un inno sincero al Sud degli Stati Uniti ed ai suoi umori.
Gli ultimi 20 secondi sono un accenno blues di Otha Turner che sembra cantato sotto il portico di casa sua. A Turner è anche dedicata buona parte del libretto interno che impreziosisce il cd e che è un ennesimo attestato del legame fra la famiglia Dickinson ed i bluesmen del Mississippi e la loro eredità.

Come dicevo all’inizio, la coerenza ed il continuare il proprio cammino con poche concessioni al facile successo è sicuramente una medaglia che i NMAS possono portare al petto con fierezza. Sarà un piacere vederli ancora una volta la settimana prossima in Italia, questa volta a Milano.
Luther Dickinson è come uno di quei personaggi di C’era una Volta il West: è uno degli ultimi cowboys a vivere con regole e ritmi vecchi più di 100 anni mentre la modernità (nel film era la ferrovia che portava il nuovo mondo) ha già cambiato tutta la nostra società imponendo ritmi e modelli nuovi.
Solo già per questo motivo , è quasi un obbligo andarli a vedere.

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