Norman Blake, Jethro Burns, Sam Bush, Vassar Clements, David Holland, Butch Robins e Tut Taylor – HDS Sessions

(Pierangelo Valenti – 6 giugno 2019)

II 22 giugno 1974 all’Hound’s Ear Studio di Nashville si ritrovano Norman Blake, Jethro Burns, Sam Bush, Vassar Clements, David Holland, Butch Robins e Tut Taylor per incidere quelle che poi verranno familiarmente chiamate le HDS Sessions (dal nome del mecenate e produttore Hank Deane) e dalle quali verrà tratto un lp distribuito dalla Flying Fish l’anno seguente (HDS-701).

Sono tutti musicisti di lungo corso americani, eccetto il bassista jazz londinese Dave Holland, affiancati da un paio di giovani allora emergenti che diventeranno a loro volta campioni del proprio strumento. Queste sedute rimangono uno degli esempi più luminosi e tangibili (per tecnica e sensibilità) dei risultati raggiunti mettendo a contatto artisti di due diverse generazioni accomunati dal medesimo amore per un certo tipo di suono acustico in cui i confini tra jazz spumeggiante di swing (“A Train” e “Sauerkraut’n Solar Energy”, entrambi con innumerevoli riferimenti alle atmosfere di Grappelli-Reinhardt), pura tradizione sudorientale nordamericana (la “McKinley’s Blues”, appartenente al gruppo “The Cannonball” / “White House Blues” / “Unlucky Road To Washington”) e brani originali (“The Old Brown Case”, solo flatpicking di Blake ripreso da “The Fields of November” e “Vassar and Dave” eccellente duetto di fiddle e contrabbasso) svaniscono d’incanto. Musica, a parte l’incipit di qualche passaggio obbligato riferito agli standard, la più parte improvvisata, spontanea, buona alla prima take. Il punto di partenza imprescindibile per il genere, e la sua stessa definizione, si può far risalire al seminale “Hillbilly Jazz”, pubblicato nel 1974, con brani di autori che rappresentano la summa di un certo repertorio americano senza barriere (Benny Goodman, Duke Ellington, Bob Wills, Alton Delmore…), ma il paragone con gli esperimenti pressoché contemporanei di David Grisman solista e con il suo quintetto, sebbene molto più elaborati e sofisticati, viene spontaneo e sembra calzare alla perfezione.

L’unico rammarico rimane l’assenza – del motivo non si fa alcun cenno nelle note di copertina – di John Hartford, un altro genio grazie anche al quale il newgrass in senso lato, se così è concesso definirlo, ha mosso i primi passi. Si rifarà nove anni dopo con “Vassar Clements, John Hartford, Dave Holland” per la Flying Fish, quasi un proseguo del disco in questione.

Le HDS Sessions, ristampate senza bonus nel 2005 su cd sparito subito dal mercato, all’epoca videro la luce in vinile anche in Europa (Sonet) ed in Australia (Real Records).

Una curiosità. Nel vasto archivio musicale lasciato in eredità da Tut Taylor e conosciuto come “Steam Power Preservation Society” esiste un nastro, catalogato con il numero 175, contenente alcune jam in vista di questo lavoro realizzate nel 1974 all’Old Time Pickin’ Parlor, un popolare nightclub e negozio di musica fondato da Taylor, Blake, Randy Wood e Ginger Boatwright a Nashville. Album sicuramente da riscoprire.

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