Nik Turner – The Final Frontier

(Andrea Romeo – 20 novembre 2019)

Parlare di Nik Turner significa davvero scoperchiare un calderone di suoni, immagini, sensazioni, stimoli visivi ed auditivi assolutamente impressionante ma, soprattutto, significa fare un vero e proprio viaggio nel tempo, per iniziare il quale occorre tornare ai primissimi anni’70 quando, nella zona di   Ladbroke Grove, a Londra, il cantante, flautista e sassofonista nato ad Oxford, insieme a Dave Brock, Mick Slattery, John Harrison, Terry Ollis e Michael “Dik Mik” Davies, diede vita a quel fenomeno filosofico, musicale e visuale davvero unico che furono, ed ancora oggi sono, gli Hawkwind.
Turner rimase insieme alla band dal 1969 fino al 1976 e, successivamente, fece con loro alcune apparizioni occasionali ma, da quel momento in poi, la sua carriera si svolse, e lo fa tuttora, in maniera esattamente simile a quella del gruppo che contribuì a far nascere: un’attività intensa, quasi frenetica, sfociata nella realizzazione di una quantità enorme di lavori.
Se consideriamo gli album solisti, le collaborazioni (Robert Calvert, Mother Gong, Underground Zero, Stranglers, Sting, Michael Moorcock, Sham 69…), e gli album, incluse le raccolte, degli Hawkwind, in cui appare, Turner ha messo in fila grosso modo un centinaio, e forse oltre, di lavori, dimostrando una prolificità ed una capacità di interagire con musicisti, anche di ambiti molto differenti, davvero singolare.

Ad onta del titolo, The Final Frontier è l’ultimo, ma soltanto in ordine di tempo, lavoro del musicista oxoniano che prosegue, attraverso idee sempre nuove ed accattivanti, il proprio viaggio nell’ambito dello space-rock; e sono proprio i temi del viaggio e dello spazio, che già lo coinvolsero e lo affascinarono sin dagli inizi della sua carriera, a porsi come argomento di questo lavoro, che va ascoltato con una certa predisposizione d’animo, se lo si vuole davvero gustare sino in fondo.
Stare dietro alla visionarietà di Turner è un esercizio mentale davvero non facile, perché i suoni, le immagini, le sensazioni evocate, non sono sempre immediate, né sono immediatamente inquadrabili: occorre proprio entrare nel suo mondo, occorre essere disposti a seguirlo, anche nei passaggi più calmi, meditativi, rumoristici, essere capaci di assorbire quelle voci  e quei suoni carichi di eco, che sembrano provenire dalle profondità del tempo e dello spazio, saper cogliere le pause, i silenzi, i vuoti che sono ampiamente disseminati lungo i suoi brani.

Ascoltare pezzi come The Final Frontier Part 1 e Part 2 vuol dire, veramente, vivere un’esperienza sensoriale totale, essere immersi in una sorta di vuoto cosmico dal quale provengono segnali, suoni, frammenti di comunicazione, così come lasciarsi trasportare da Thunder Rider, o da Back to the Ship, è un po’ come risalire, anche solo per un attimo, sull’astronave Hawkwind, e perdersi nella desolazione dell’universo per un altro, l’ennesimo, viaggio.

Giunto ormai alle soglie degli ottant’anni Nik Turner, con la sua voce, il suo flauto ed il suo sassofono, non finisce affatto di stupire, ma soprattutto mantiene, intatto, quell’adolescenziale desiderio di esplorare, di andare più in là, che rappresenta l’innesco ideale per le sue cupe, misteriose, fascinose ed insondabili cavalcate cosmiche.

Si può viaggiare anche comodamente seduti in poltrona… basta rilassarsi, chiudere gli occhi, e premere “play”…

(Purple Pyramid Records/Cleopatra Records, 2019)

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