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Niacin – Live!-Blood, Sweat and Beers

(Andrea Romeo)

Quando si utilizza il termine power trio, quasi automaticamente i riferimenti musicali sono pressochè immediati: la Jimi Hendrix Experience, in primis, poi i Cream, ci mancherebbe, ed ancora i Blue Cheer, i Motörhead, gli ZZ Top, perché no i Police oppure, più di recente i Muse, i Wolfmother, i Green Day, o i Blink 182.

Denominatore comune, al netto delle differenze più o meno marcate di stile, la presenza di chitarra, basso e batteria. Ma se, al posto della chitarra, si volesse inserire un altro strumento, e nella fattispecie l’organo Hammond B3, cosa potrebbe succedere? Dove si andrebbe a parare?

La domanda è davvero intrigante, ed una possibile risposta l’hanno voluta offrire tre musicisti di livello assoluto che, nel 1996, hanno deciso di provare a vedere che cosa sarebbe venuto fuori da questo connubio.

Ed allora ecco, insieme, Billy Sheehan, all’epoca già noto per la sua presenza nei Mr. Big, ed al fianco di David Lee Roth, funambolico ed estroso bassista, Dennis Chambers, già con John Scofield, Bill Evans Group, John McLaughlin & the Free Spirits e Steely Dan, batterista importante, soprattutto per la sua tecnica funk e fusion, e John Novello, tastierista, compositore, arrangiatore e produttore, già con Chick Corea, Ritchie Cole, Hubert Laws, Andy Summers, Henry Mancini, Ramsey Lewis, Edgar Winter, Mark Isham, Donna Summer, Manhattan Transfer ed A Taste of Honey, dedito soprattutto al jazz, all’R&B ed al soul, ma con una intensa passione proprio per l’Hammond B3.

Quando tre personaggi di questo calibro intravedono la possibilità di dare liberamente sfogo alla propria curiosità, senza avere alcun tipo di pressione, è davvero difficilissimo, pressochè impossibile, che non esca fuori qualcosa di originale, di interessante e, perché no, di spettacolare.

I Niacin, questo il nome scelto dalla band, sono “in pista” da allora e, periodicamente, si ritrovano per fare qualcosa insieme, tant’è che, già dopo un paio di album, hanno voluto realizzarne uno, dal vivo, Live!-Blood, Sweat and Beers, registrato a Jakarta, in Indonesia, ed a Tokyo, in cui presentare una serie di brani, tra cui due interessanti cover, Purple Rain e You Keep Me Hangin’ On, dimostrando che, anche sul palco, la freschezza, l’inventiva e la scioltezza dimostrate in studio sono altrettanto manifeste.

Jazz, dunque, ma anche fusion e qualche sprazzo di rock progressivo, il tutto mescolato con una ricchezza di soluzioni che solo musicisti di questo calibro possono esprimere; Sheehan non è affatto, sia chiaro, esclusivamente uno “shredder” del basso, un uomo che può soltanto andare oltre una certa velocità, e lo dimostra accompagnando i due colleghi con misura, ricchezza di groove e profondità; Chambers, dal canto suo, è un batterista eclettico che, difficilmente, si accontenta di “tenere il tempo” ma anzi, come faranno dopo di lui molti colleghi più giovani, riesce ad essere creativo anche su un banale 4/4.

Novello è probabilmente, dei tre, il meno conosciuto al grande pubblico, ma sale immediatamente alla ribalta perché, oltre alle sue doti di compositore, esprime tutta la sua fluidità, sull’Hammond, ma anche sul piano Kurzweil e sul piano acustico, il che ne fa un esecutore ricco di inventiva, e non solo di doti tecniche.

Definire quindi la loro musica progressive jazz rock è, probabilmente, il modo migliore per individuarne grossomodo le caratteristiche: contrariamente a quanto si può immaginare, tra l’altro, le dodici tracce contenute nell’album non sono affatto una sorta di gara a “chi-è-più-bravo”, ma risultano invece espressione di un’amalgama e di un’intesa davvero ragguardevoli, e che si esprimono rendendo assolutamente piacevole l’ascolto di un concerto che pare essere più una sorta di jam session, in cui è davvero difficile distinguere ciò che è stato preparato da ciò che viene improvvisato, al momento, sul palco.

Live!-Blood, Sweat and Beers è un album allegro, divertente, arioso, uno show nel vero senso della parola in cui, la classe e lo stile di tre fuoriclasse, si fondono insieme con risultati che vale davvero la pena di ascoltare.

(Magna Carta, 2003)