Nautha – Tutti I Colori Del Buio

(Luca Paoli – 24 giugno 2020)

Mi accingo, con colpevole ritardo, a scrivere dell’album di debutto dei romani Nautha “Tutti i colori del buio”. La band nasce nel 2016 da Pierpaolo Cianca (chitarre), Antonio Montellanico (voce, basso, chitarra), Giorgio Pinnen (percussioni, batteria).

La loro musica, un mix molto riuscito di progressive rock, psichedelic rock e certo alternative rock trae origine dal sacro graal del movimento underground dei ‘60 e ‘70 ma rivestendolo con testi e suoni attuali così da non cadere nel facile copia/incolla di maniera. Un suono attuale, registrato in presa diretta per ricreare il più possibile il sound che propongono dal vivo e per rendere il tutto più spontaneo. Altro punto a loro favore è la voce molto convincente di Antonio Montellanico che canta in italiano cosa non del tutto scontata in questo genere.

Tutti I Colori Del Buio” attraverso le sue dieci tracce che parlano dei flussi tra il sonno e la veglia, come due universi che lasciano stralci l’uno nell’altro e in cui la voce narrante è di volta in volta uno stimolo, una sensazione, un’entità. Un viaggio cosmico tra spazi della psiche ancor prima che in luoghi fisici: dallo zenith al nadir della mente. Dal buio, alla luce di un nuovo mondo.

Il disco è molto interessante e, partendo da quei suoni di stampo psichedelico dei ‘60 e dei ‘70 viene attualizzato da iniezioni di alternative e doom metal. I testi, rigorosamente in italiano ci riportano allo stile cantautorale dei migliori gruppi prog italiani. Un menù contaminato da molti stili e che non ci porta a catalogare il disco in un preciso genere e questo è il punto a favore della band.

Troviamo una prima parte del disco denominata “Zenith” dove a predominare è un sound alternative e doom. Ne sono esempio le ottime “Serpentine”, “La Danza Immobile” col suo bel riffone di chitarra in stile hard rock, “Un Mondo Di Essere Esseri Umani” dal notevole intro di basso e voce.
La seconda parte, denominata “Nadir” (controparte) vede i nostri cimentarsi in composizioni più prog oriented e psichedeliche. Qui, secondo i gusti di chi scrive, il livello si alza di molto ed a testimoniarlo sono brani come “Millenovecentottanta” che, partendo nella classica forma canzone ci porta poi in un tunnel buio dove la chitarra ora lisergica, ora più aggressiva è assoluta protagonista. La sezione ritmica è una macchina ottimamente oliata in grado di modificarsi in funzione del mood e di colorare alla perfezione il sound complessivo.
Storia Di Un Cabalista” è un altro grande pezzo dove le voci si armonizzano molto bene e tutta la band suona in modo magistrale toccando vette molto alte. Il prog che si fonde con la psichedelia e una chitarra che da sola vale il costo del biglietto. Ottimo l’assolo nella parte finale del brano.
Akhenaton”, la traccia che chiude questo notevole lavoro non fa altro che chiudere in bellezza un disco che stupisce per la freschezza compositiva e la perizia strumentale.

Per tutti quelli che hanno amato le lisergiche vibrazioni del sound dei ‘60 e ‘70 ma anche e soprattutto per chi cerca un sound nuovo e pieno di idee che conduce in territori ancora poco sfruttati di un certo alternative rock.

 Tracking List:
Serpentine
Libra
La Danza Immobile
Un Modo Di Essere Esseri Umani
Ragazzi Perduti
La Rivoluzione
Millenocentottanta
Storia Del Cabalista
Nos Da
Akhenaton

Band:
Antonio Montellanico – voci, basso e chitarra
Pier Paolo Cianca – chitarre
Giorgio Pinnen – batteria

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