Musica Classica vs Rock: incontro o scontro?

(Raffaella Mezzanzanica)

“The rock & roll business is pretty absurd, but the world of serious music is much worse.” (cit. Frank Zappa)

Nel 1984, Frank Zappa fu intervistato dalla televisione britannica, nel corso del programma ‘London Plus’.

In quell’anno, l’artista aveva ben quattro album in uscita, due dei quali  – Boulez conducts Zappa: The Perfect Stranger e Francesco Zappa – fortemente influenzati dalla musica classica. Ad un certo punto, l’intervistatrice gli chiese se avesse intenzione di continuare a produrre quel tipo di musica. Frank Zappa rispose candidamente: “Ho lavorato in quell’ambito (la musica classica n.d.r) per due anni e non mi è piaciuto. Il mondo del rock & roll è decisamente assurdo, ma il mondo della musica ‘seria’ è decisamente peggio”.

In effetti, la risposta di Frank Zappa apre un dibattito sulla relazione esistente tra musica classica e musica rock, quest’ultima considerata nella sua accezione più ampia di generi e sottogeneri.

I cultori e gli esperti di musica classica troppo spesso inorridiscono al solo pensiero che un artista rock possa esibirsi insieme ad un’orchestra. Dall’altra parte, chi ama il rock fatto in un certo modo, non apprezza particolarmente certe produzioni di artisti che propongono album o concerti accompagnati da orchestra.

Eppure, la storia del rock, da moltissimo tempo, è costellata di uscite musicali di artisti che hanno avuto il coraggio di affiancare una vera e propria orchestra a generi come l’heavy metal, l’hard rock, il metalcore, l’indie, il glam, l’elettronica.

Facciamo qualche esempio per capire che cosa davvero possa succedere quando musica classica e rock si incontrano.

In questa analisi che, ovviamente, non ha alcuna pretesa di essere esaustiva, è necessario partire andando un po’ indietro nel tempo.

Il 20 dicembre 1969 i Deep Purple pubblicarono Concerto for Group and Orchestra, frutto della registrazione del live della band accompagnata dalla Royal Philarmonic Orchestra alla Royal Albert Hall tenutosi il 24 settembre 1969. Il concerto nacque da un’idea di Jon Lord, visionario tastierista della band e fu uno dei primi esempi in assoluto di collaborazione tra una rock band e un’orchestra. Da subito, le reazioni furono molto controverse. Lo stesso Ritchie Blackmore, chitarrista dei Deep Purple, nel corso di varie interviste, ha sempre affermato di non essere mai stato d’accordo con la realizzazione di quel live.

Passiamo ad altre due band che da sempre sollevano controversie e che non ne sono rimaste immuni anche in questo contesto: Kiss e Metallica.

Il 28 febbraio 2003 i Kiss registrano Kiss Symphony: Alive IV, un live in cui la band si esibisce accompagnata dalla Melbourne Symphony Orchestra, con brani riarrangiati da David Campbell. Il live vede la partecipazione della lineup originale dei Kiss: Peter Criss, Paul Stanley e Gene Simmons. Una nota di colore in perfetto stile Kiss: tutti i componenti dell’orchestra erano truccati come i membri della band.

Nel corso degli anni, i Metallica ci hanno preso gusto ad esibirsi con orchestra o con artisti di impostazione classica.

Partiamo subito dalla collaborazione con il pianista Lang Lang, avvenuta in due occasioni: nel 2014, alla cerimonia dei Grammy Awards, dove la band presentò il nuovo arrangiamento per il brano One, e durante un concerto in Cina, paese d’origine del pianista.

Ovviamente, non possiamo dimenticare l’album S&M (Symphony & Metallica), registrato al Berkeley Community Theater il 21 e 22 aprile 1999. In quell’occasione, i Metallica furono accompagnati dalla San Francisco Symphony, diretta da Michael Kamen. James Hetfield ha dichiarato che fu Cliff Burton – primo bassista della band, deceduto a causa dell’incidente stradale subito dal tour bus della band in Svezia nel 1986, durante la promozione di Master of Puppets – a lanciare l’idea di un concerto con l’accompagnamento di un’orchestra, idea che piacque molto anche a Lars Ulrich, da sempre grande fan dei Deep Purple.

A marzo 2019, la band annunciò due nuovi concerti live con la San Francisco Symphony per celebrare il ventesimo anniversario dell’uscita di S&M. Il concerto fu registrato il 6 e l’8 settembre 2019 al Chase Center di San Francisco, una nuovissima location per eventi e concerti, inaugurata proprio in quell’occasione dai Metallica. S&M2, l’album contenente la registrazione dei live, fu pubblicato il 28 agosto 2020.

Continuiamo con un artista, la cui voce è sicuramente una delle più interessanti e intense di tutta la scena rock e non solo. Parliamo di Serj Tankian, artista armeno/americano, frontman dei System of a Down ma anche musicista, compositore, scrittore e attivista. Sono in molti a pensare che abbia una formazione classica ma, come ha puntualizzato lui stesso in una sua intervista: “Non ero un cantante e non ho mai frequentato una scuola di musica. Non ho mai studiato composizione musicale. Per me, si tratta di emettere un suono con la mia voce, qualcosa in cui credo. Quando canti qualcosa, quando affermi qualcosa, quando scrivi qualcosa in una canzone o in un’opera musicale, lo devi davvero sentire (…)” (cit. Serj Tankian: From System of a Down to writing symphonies – 10 novembre 2016).

Il suo primo album da solista, Elect the Dead, pubblicato nel 2007, si è poi trasformato in Elect The Dead Symphony, un concerto dal vivo registrato il 16 marzo 2009 con la partecipazione della Auckland Philarmonia Orchestra e pubblicato il 9 marzo 2010.

Nel 2012, inoltre, Serj Tankian ha pubblicato la sua prima opera sinfonica in quattro atti: Orca Symphony n. 1. L’artista si è così espresso sul tema dell’opera: “L’orca è anche definita ‘balena killer’ ma, in realtà, è un delfino nero, un simbolismo per definire la natura umana”  – (cit. Serj Tankian https://serjtankian.com/pages/orca )

Andando indietro nel tempo ci sarebbero molteplici altri esempi da citare. Tuttavia, osservando gli ultimissimi anni, ritroviamo degli artisti britannici, in alcuni casi anche molto giovani, che hanno voluto riarrangiare e collaborare con orchestre per la realizzazione di brani, concerti e album, in molti casi, con risultati davvero sorprendenti.

I Bastille, band indie/alternative, fondata nel 2010 e che deriva il nome dal compleanno del frontman Dan Smith nato il 14 luglio, giorno della presa della Bastiglia, hanno pubblicato l’album Roots of ReOrchestrated, dopo il successo del documentario Amazon Music a loro dedicato e intitolato ReOrchestrated. Il docufilm racconta la storia della band e include alcuni dei loro più grandi successi, Pompeii, Quarter Past Midnight, Another Place e Warmth, reimmaginati e riarrangiati per un’orchestra di 50 elementi e coro. ReOrchestrated è diventato un tour che ha portato la band ad esibirsi anche insieme alla Baltic Sea Philarmonic e Kristjan Järvi il 4 gennaio 2020 ad Amburgo, per un concerto organizzato da Channel Aid, il canale YouTube dedicato a iniziative benefiche.

I Bring Me The Horizon (BMTH), band metalcore/alternative metal/electronic rock di Sheffield, hanno infuocato la Royal Albert Hall nel 2016, accompagnati dalla Parallaz Orchestra e da Choir Noir, un coro creato dalla vocalist Kat Marsh, proprio per quella particolare occasione. Il risultato di quell’incredibile concerto è l’album Live at the Royal Albert Hall.

Gli Architects, band metalcore di Brighton, per la realizzazione del loro ultimo album –  For Those Who Wish To Exist – pubblicato a febbraio 2021, hanno collaborato con il già citato Choir Noir. Proprio così. Dopo il grande successo della esibizione alla Royal Albert Hall, la fondatrice Kat Marsh ha voluto sviluppare ulteriormente la sua idea creando un coro estremamente versatile che si potesse adattare ai più diversi generi musicali. Da qui è nata, tra le altre, la collaborazione con gli Architects.

Biffy Clyro, band metal rock/alternative rock scozzese, formatasi nel 1995 dal cantante e chitarrista Sam Neil e dai fratelli James e Ben Johnston, rispettivamente al basso e batteria. Una carriera incredibile che, nel corso degli anni, li ha portati ad essere headliners dei festival più importanti in Europa. Nel 2020 si ritrovano agli Abbey Road Studios per registrare uno dei loro brani di maggior successo, Space, accompagnati da orchestra e coro.

E in Italia? Ecco un paio di esempi eccellenti.

La PFM, Premiata Forneria Marconi, una delle band italiane ad oggi più conosciute e apprezzate all’estero e celeberrima espressione del prog rock di casa nostra, nel 2013 ha pubblicato l’album PFM In Classic da Mozart A Celebration. “Questo progetto vuole creare un ponte tra culture musicali distinte e solo apparentemente distanti. Avvicinarle è una sfida, suonare perché ciò accada è la scintilla che ha alimentato la nostra creatività e la nostra passione. Pensiamo che ascoltare la musica classica da un punto di vista diverso possa aprire un grandangolo emotivo nella sensibilità di ognuno degli ascoltatori. Desideriamo stimolare la curiosità del pubblico verso un’azione che sappia abbracciare gli slanci emotivi del suono dell’orchestra, interprete del respiro artistico dei compositori classici, e il suono elettrico, interprete dei linguaggi della musica contemporanea alla ricerca di un equilibrio tra elementi diversi.” (cit. PFM).

Gli Elio e le Storie Tese – band che non ha alcuna bisogno di presentazioni – nella loro seppur stravagante produzione musicale, non si sono mai tirati indietro di fronte a collaborazioni di diverso genere, da Raoul Casadei alla Filarmonica Arturo Toscanini, collaborando con quest’ultima in un concerto unico e memorabile al Teatro degli Arcimboldi di Milano nel 2014.

Per chi avesse familiarità con il linguaggio utilizzato nei videogiochi, quella tra Musica Classica vs Rock sarà un’eterna “Battle Royale” anche se, in questo caso, non ci sarà un highlander, non ci saranno né vincitori né vinti.

Diciamo la verità, gli esempi citati sopra non sono tutti la rappresentazione di collaborazioni perfettamente riuscite. Tuttavia, è fondamentale che gli artisti continuino a percorrere la strada della sperimentazione.

Soffermiamoci per un attimo su questa citazione di Elio che, come forse non tutti sanno, ha iniziato a nove anni a studiare musica classica, frequentando anche il Conservatorio e diplomandosi in flauto traverso. “Per me”, spiega il cantante, “i generi musicali non esistono. E l’errore sta proprio nel parlare di musica classica: chi l’ha composta non pensava di fare della classica, ma solo di interessare il pubblico e allora si dovrebbe piuttosto parlare di musica ‘interessante’. Trovo che Mozart e Rossini, tra i miei preferiti, siano divertenti, che facciano ridere, che raccontino storie intricate. Certo, utilizzano un linguaggio di due secoli fa e serve qualcuno, io, che faccia da tramite. Io il Factotum? Faccio qualcosa, ma non tutto” (L’Arena Spettacoli – 26 ottobre 2016).

Domandiamoci, allora, quale sia oggi la musica “interessante” e quale sarà la musica interessante nel futuro.

Una cosa è certa: Classical Music really, really Rocks!

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