Milano… c’era, e c’è ancora, musica che gira intorno…

(Andrea Romeo – 6 giugno 2020)

Nel momento in cui si parla di negozi di dischi, soprattutto considerando una grande area urbana come quella di Milano, si va a raccontare uno degli aspetti più importanti della storia culturale cittadina e questo perché, ognuno di questi, a suo tempo numerosi, luoghi, ha contribuito significativamente alla formazione musicale di chi li frequentava, e magari li frequenta ancora; l’incipit di questa storia però, vuole necessariamente essere un omaggio, doveroso, a tutti quei luoghi nei quali, da ragazzi, molti di noi hanno trascorso intere giornate a “scartabellare”, tra gli scaffali polverosi e che ahimè, alcuni da molto tempo, altri soltanto da pochi anni, hanno proverbialmente “tirato giù la serranda”.

Questa sorta di “muro della memoria” risulta, purtroppo, decisamente affollato, ma vale certamente la pena di segnalare buona parte di questi negozi che, tra la fine degli anni ‘60 e gli anni ’90, hanno non soltanto caratterizzato la geografia musicale cittadina, ma sono stati i luoghi in cui, più di una generazione di appassionati, ha vissuto una vera e propria iniziazione, culturale e musicale.

Ed allora eccoli, alcuni di quei nomi ormai storici che, certamente, riporteranno la memoria di molti milanesi alle proprie scorribande giovanili, durante le quali ebbero modo di dilapidare la tanto agognata “paghetta” settimanale: Zabriskie Point, Via S. Maria Valle, che fu il regno delle novità, discografiche e di marchandise, punk ed alternative, inglesi ed americane; Transex, Via Dogana, semplicemente il ritrovo per tutti i metal kids dell’epoca che potevano acquistare vinili, toppe, spille e t-shirts delle loro band preferite, e che lì hanno letteralmente visto nascere un genere musicale; Disco Club, Metropolitana Cordusio, negozio dedicato ai cultori della musica d’autore, con un occhio di riguardo per quella americana; Rasputin, Piazza Cinque Giornate, un negozio che puntava principalmente sulle nuove uscite, ma trattava anche rock progressivo italiano, fusion e new age; Vinyl Magic Records, Viale Tibaldi, vinili, cd, ma anche e soprattutto una interessantissima etichetta discografica, specializzata in bootleg live, principalmente internazionali; Bonaparte Dischi, Via Marghera e Bonaparte Dischi, Via P. della Francesca, che puntavano sulle novità, con un ampio spettro riguardo ai generi trattati, ma seguivano anche, soprattutto il secondo, le etichette di nicchia che si occupavano di prog italiano; Bigi Dischi, C.so Magenta, il negozio anche, ma non solo, degli universitari dell’Università Cattolica, tra una lezione e l’altra; Black Saint, Via Vincenzo Monti, negozio che, a suo tempo, si ritagliò uno spazio fondamentale, in quanto unico specializzato in musica jazz; Tape Art, C.so di P.ta Romana; Lo Stregatto, C.so di P.ta Romana; Stradivarius, Via Caretta, dove non era difficile trovare chicche molto interessanti; Aquarius, Via Lazzaretto, inizialmente vinili usati, talvolta vere e proprie rarità, e poi anche cd; Mecca Music, C.so Genova; Fandango, C.so Garibaldi, dove regnavano il blues, il rock e l’hard-rock; Mariposa P.ta Romana, Piazza Medaglie d’Oro, metal, ma anche rock, italiano e straniero, nelle sue varie declinazioni; Colossus, Via Ripamonti, Rolling Dischi, Via Imbonati, Maietti Dischi, con le sue due sedi, situate nella zona di Baggio, in P.zza A. Garibaldi ed in Via Cabella, ovvero i classici negozi “di quartiere” che accontentavano le esigenze degli appassionati, ma anche dei fruitori occasionali di musica; New Kary, Via Torino, vera e propria icona, divenuta di fatto un simbolo del nascente movimento punk milanese sin dagli inizi degli anni ’80; Ferrari Musica, Via Torino; Supporti Fonografici, C.so di P.ta Ticinese, antesignano tra coloro che iniziarono a trattare la musica indipendente italiana e straniera; Nashville, Via P. Castaldi, che trattava rock classico, blues e country; La Pleiade, P.zza Piola, una libreria/negozio di dischi in cui spesso si trovava l’introvabile; Jahmekya Music Shop, Via Porro Lambertenghi, che è stato il luogo della musica in levare e della dance-hall, e la Cuem, Via Festa del Perdono, libreria/negozio di dischi in cui gli studenti della Statale potevano trovare vinili usati ma anche, e soprattutto, le cassette, registrate di “straforo”, durante i molti concerti che si tenevano in città; ed infine i grossi store, a partire dalle storiche Messaggerie Musicali, Galleria del Corso, in cui l’offerta è stata, sino alla fine, molto ampia dal punto di vista quantitativo, ma anche da quello qualitativo, sino ai più recenti Virgin Store, P.zza Duomo, ma soprattutto Fnac, Via Torino, all’interno della quale, specie negli ultimi tempi, si spaziava davvero molto tra i generi, con un catalogo davvero considerevole.

Ed infine, purtroppo, l’ultimo negozio che ha dovuto alzare bandiera bianca proprio in questi mesi, ovvero Mariposa Duomo, Galleria S.ta Radegonda, punto di riferimento e paradiso, ormai perduto, per gli amanti dell’hard rock, del prog rock e del metal nelle sue svariate denominazioni.

La progressiva riduzione della presenza di questi esercizi sul territorio cittadino è figlia di molti motivi: i costi di gestione e degli affitti, spesso troppo elevati, abbinati ad un sostanziale disinteresse, delle amministrazioni, per tutto ciò che riguarda la musica che non sia un fenomeno mainstream, o comunque riferita ai “grandi eventi”, la modificazione, nel tempo, della fruizione musicale per cui, il supporto fisico, è diventato una sorta di reliquia, invero residuale, ricercata da una ristretta cerchia di cultori, la concorrenza dei colossi della distribuzione on-line, il download e la musica cosiddetta “liquida”, più immediati e facilmente reperibili ma anche l’età, di molti tra questi pionieri della cultura musicale, sono tra le molte motivazioni che hanno causato la decimazione di quelli che, a suo tempo, chiamavamo i “negozi di dischi”.

Fortunatamente, però, ci sono anche coloro che, potendo essere considerati dei veri e propri sopravvissuti, almeno sino ad ora ce l’hanno fatta, sostenuti principalmente dall’affetto di una numerosa colonia di appassionati acquirenti i quali, nonostante internet, la musica “liquida” ed il download, non hanno assolutamente perso il desiderio e la curiosità di continuare ad andare per negozi, cercare tra gli scaffali, chiedere consigli ed ordinare titoli.

Grazie anche ad un rinnovato interesse per il vinile, come supporto sonoro ed oggetto fisico, ecco allora i nomi di questi negozi che proseguono questa sorta di “missione” nonostante le difficoltà: Dischi Volanti, Ripa di P.ta Ticinese, 47, propone una amplissimo assortimento, sia di vinili che di cd, nuovi ed usati, intelligentemente diviso per generi e per epoche musicali, oltre a numerosi libri di argomento musicale. Spesso, soprattutto in vinile, rarità e prime stampe, italiane ed estere; Psycho, Via Zamenhof, 2, si è specializzato nel trattare principalmente il rock, sia quello italiano che quello estero, ovviamente in vinile, ma anche in cd; cosa non frequente, propone ancora numerosi poster e tante locandine musicali, oggetti ricercatissimi dagli appassionati più esigenti; Metropolis Dischi, Via Esterle, 29, con una superficie decisamente importante, si tratta di un vero e proprio regno del vinile, soprattutto usato, che regala parecchie sorprese, spesso inattese, a coloro che si prendono un po’ di tempo per “scartabellare” tra gli scaffali, come di faceva “una volta”; Rossetti Records & Books, Via Cesare da Sesto, 24, negozio minuscolo, quasi nascosto, che offre un’ampia scelta di cd e vinili, per lo più usati, ma talvolta ancora “impacchettati” ed intonsi, suddivisi per genere; in aggiunta, una generosa quantità di libri usati, non solo di argomento musicale; Buscemi Dischi, Via Terraggio, vero e proprio punto di riferimento, storico, per quanto riguarda il rock, in tutte le sue forme, per gli appassionati meneghini, ma non solo; ottima offerta di novità ma anche, e soprattutto, di numerose ristampe, pubblicate dalle major, ma spesso anche da piccole etichette indipendenti; Massive Music Store, Via Fara, 4, si tratta di un piccolo negozio che propone cd, dischi in vinile e dvd, sia usati che nuovi, ma soprattutto si occupa di reperire numerose rarità, il più delle volte da tempo fuori catalogo; Riot Records, Viale Monza, 26 collegato a Riot Store, Via G. G. Mora, 14, è uno spazio in cui trovare vinili, che spaziano dal punk/hardcore, fino al repertorio hip-hop, reggae, soul, funk, e quindi tutto il filone della musica black, al quale vengono affiancate etichette di genere indie rock; New San Francisco, Via Pinturicchio, 5, negozio che nasce nel 1981 e che tratta, principalmente, vinili, locandine, cd, dvd, vhs e memorabilia musicali; vero punto di riferimento per tutti coloro i quali, come il titolare, avevano nel collezionismo e nella ricerca di materiale audio/video raro e di qualità il loro chiodo fisso; Vinylbrokers, Via Pericle, 4, si caratterizza per la proposta dei suoi vinili di pop-rock, jazz, soul, house o hip-hop; per gli appassionati e gli audiofili, non mancano numerosi ed interessanti, ma anche molto utili, accessori che riguardano la pulizia e la conservazione dei dischi; Il Libraccio, Viale Vittorio Veneto, 22, libreria che ha destinato alla musica una nuova area dedicata, all’interno della quale propone un’amplissima offerta di cd, nuovi ed usati, suddivisi alfabeticamente, e tra italiani e stranieri, e dove ampio spazio è stato dato anche ai volumi di argomento musicale; Serendeepity, C.so di P.ta Ticinese, 100, seleziona cd e vinili nuovi, sia italiani che d’importazione, che spaziano tra jazz, rock, funk, new wave, post-punk, techno, ma propone anche cuffie, giradischi, borsoni da deejay, casse, e libri, anche fotografici, di argomento musicale; Il Discomane, Alzaia Naviglio Grande, 38, tra le volte antiche del suo soffitto, interi scaffali colmi di cd, vinili, a 33 ed anche a 45 giri, di quasi ogni genere ed epoca, ma anche un interessante assortimento di musicassette; numerosi, inoltre, i dvd musicali ed i libri a tema, per lo più usati; In and Out, Via Palmieri, 46; La Bottega Discantica, Via Nirone, 5, il vero e proprio punto di riferimento cittadino, assolutamente imprescindibile, per tutti gli appassionati di musica classica: LP, Cd, Dvd ed una corposa offerta di spartiti musicali, ma anche le interessanti Edizioni la Bottega Discantica; Sound Cave, Via Daniele Crespi, 7, nella sua attuale sede, dopo le molte avute nel tempo, propone cd, dvd, vinili, t-shirts, toppe, principalmente riguardanti gli universi black metal, doom metal, death e thrash metal: tante nuove uscite, numerose ristampe, ma anche un notevole catalogo; Disco Express, P.zza Gambara, 5, aperto non da molto offre, in un ambiente accogliente, tanti vinili, ma soprattutto i vinili provenienti dagli anni ’60 e ‘70, il rock più genuino, ed in particolare il progressive, ma non disdegna affatto la musica pop, il jazz, oppure la disco music anni ’70 ed ’80; Joker, Viale Pisa, 45, un piccolo ambiente, situato nella periferia ovest di Milano, in cui tuffarsi letteralmente, ed armati soprattutto di tanta pazienza, in un mare di cd per lo più usati e di ogni genere musicale: non essendo suddivisi in alcun modo, richiede tempo, per la ricerca, ma regala molte sorprese; Backflip Records, Via Salasco, 17, situato non lontano da Porta Romana, un piccolo negozio che propone numerosi vinili, nuovi ed usati, che spaziano, all’insegna del ritmo, dall’elettronica al jazz, al funk, sino ad hip hop, r’n’b, electro, reggae, soul e latin; Volume-Dischi e Libri, Via Porro Lambertenghi, 20, quasi invisibile, ed aperto di recente, offre diversi vinili particolari e spesso rari, ed una piccola ma interessante selezione di libri di argomento musicale: si va dal free jazz al punk, al fourth world, passando per Leftfield, sperimentale, ambient, alternative, dub, elettronica, world, folk; Disco Due In, Viale Certosa, 22, che propone 45, 33, 78 giri usati, ma anche cd, un po’ di ogni genere; Birdland, Via Vettabbia, 9, libreria musicale che presenta una offerta davvero esaustiva di riviste musicali, spartiti singoli, metodi, raccolte di spartiti, video e cd didattici, suddivisi per strumento, ed anche una interessante proposta di cd di jazz e di libri di argomento musicale.

Inoltre, vanno citate doverosamente le librerie Feltrinelli, in P.zza Piemonte e P.zza Duomo, e Mondadori, nei due megastore di P.zza Duomo e di Via Marghera, che dispongono di reparti di musica ancora ben forniti.

Questi, almeno ad oggi, sono i luoghi milanesi in cui la musica distribuita su supporto fisico trova ancora un mercato, ed un’utenza; ovviamente, la crisi sanitaria in corso ha sicuramente causato una certa quale sofferenza a questi negozi che peraltro, già in tempi normali, non navigano sicuramente nell’oro: molti di essi, tuttavia, sono riusciti, anche attraverso i social network, ad imbastire un agile servizio di prenotazioni e consegne a domicilio che, in alcuni casi, ha dato esiti davvero sorprendenti e confortanti.

C’è anche da dire che, soprattutto molti giovani, si stanno riavvicinando al disco in vinile, e quindi ad un supporto musicale fisico, specialmente laddove la musica, sotto forma di file, si sia rivelata, anche a causa della enorme quantità di “prodotto” disponibile, molto, e forse anche troppo, dispersiva.

Abbiamo contattato alcuni, fra i titolari di queste oasi di divulgazione musicale, ed abbiamo chiesto loro di raccontare, rispondendo ad alcune domande, non solo la loro storia personale, ma soprattutto di quando, e come, è nata quella passione per la musica che, con il passare del tempo, si è tramutata in una vera e propria attività…

Quando, e come, è nata la tua passione per la musica?
Quando hai deciso di aprire un negozio di dischi?
Da quanto tempo hai aperto il tuo negozio?
Come hai deciso di strutturarlo, nel tempo?
Che tipo di clientela hai, e quali generi musicali ti richiede maggiormente?
Come valuti la situazione attuale dei negozi di dischi a Milano?
Come valuti la situazione attuale del tuo negozio?
Quali sono le maggiori difficoltà, oggi, nel gestire questo tipo di esercizio?
Come ti relazioni, da negoziante, con la musica “liquida”, e con gli acquisti su internet?
Che tipo di formazione musicale hai avuto?
Quali sono i generi musicali che ti appassionano maggiormente?
Come valuti, nel momento attuale ed in prospettiva, la tua attività?

Ed ecco che cosa ci hanno risposto alcuni di loro:

  • Sebastiano (Metropolis Dischi, Via Esterle, 29 – Milano).

La mia passione nasce da bambino; ricordo ancora il mangiadischi, ed i 45 giri dismessi dal jukebox del bar di famiglia, l’imperdibile “Hit Parade” di Lelio Luttazzi, al venerdì, e le prime radio private, che mi aprivano un nuovo mondo. La seconda risposta abbraccia anche la terza domanda: nel 1991 ero sceso a Roma, per cercare nuove opportunità, e lì decisi di dare forma al sogno che cullavo da anni, quello di aprire un negozio di dischi; quando lo venne a sapere il mio attuale socio, Alfiero, fondatore di Metropolis nel 1981, mi chiese di tornare a Milano e di diventare suo socio, e così feci. Quando ho iniziato questo lavoro pensavo che, ciò che era possibile vendere, fosse la buona musica, ovvero ciò che mi piaceva ma, con il tempo, ho messo a fuoco i meccanismi che regolano questo mercato, e ciò mi ha permesso di dare un’identità precisa alla nostra attività, privilegiando l’usato ed il collezionismo. Il rock, nelle sue infinite sfumature, domina la domanda, compresa la nuova ventata d’amore per il vinile; detto questo, in negozio abbiamo anche migliaia di dischi di jazz, classica, black & soul, colonne sonore, blues, disco music e musica italiana. Non solo: abbiamo le sigle dei cartoni animati, la musica etnica, anche i discorsi dei Papi, ed è proprio questa la nostra forza, quella linfa che permette ad una piccola bottega di periferia, come la nostra, di poter vivere. Rispondo insieme alla sesta e settima domanda: la riscoperta del vinile penso abbia giovato a realtà come la nostra ma, i dati, dicono che i negozi di dischi stanno scomparendo; non credo che la tecnologia possa essere d’aiuto, per cui si deve navigare a vista, e collocarsi in quelle zone d’ombra che la rete lascia scoperte. Il negozio, di fronte alle potenzialità della rete, rischia davvero di uscire schiacciato; un problema frequente, in questi ultimi cinque anni, è la difficoltà di comprendere che, una bottega, non può competere con le piattaforme online, laddove una parte di utenza si attende i prezzi della rete, ma il servizio del negozio.
Oggigiorno, nel nostro mondo, alzare la clèr al mattino, più che un’operazione commerciale è un vero e proprio atto d’amore. La musica liquida è, secondo me, una risorsa pazzesca, e questo per mille ragioni: in questo senso, per fare un esempio, anche l’auto elettrica o a idrogeno sarebbero un enorme regalo al pianeta, ma il nostro è un mondo a se, e penso, per dire, all’Alfa Romeo Giulia, meravigliosa quanto inquinante: ecco, il nostro mondo esce dagli schemi per cui, le caratteristiche e le qualità dei supporti, ciò che si smarca dal folle cambiamento, che a volte disorienta, ed un luogo, il negozio di dischi, come riferimento, costituiscono un punto fermo.
Per quanto riguarda la mia formazione musicale, devo quasi tutto ai miei clienti, ed al loro entusiasmo: il nostro mondo è fatto di tante parole e condivisioni, e chi ama la musica è davvero un fiume in piena! Musicalmente mi definisco un “poppettaro”, perchè amo il pop, la black e la disco, ma il mio lavoro ha inesorabilmente contagiato i miei recettori, trasformandomi in una specie di aspirapolvere sonoro.
Quanto alla situazione attuale, qualcuno sosteneva che, tra “l’essere ottimista e sbagliare”, e “l’essere pessimista ma azzeccarci”, è preferibile essere ottimista, ed io la penso in questo modo.
Quanto alle prospettive, come ho fatto in passato, e come sto facendo oggi, anche in futuro affiderò le fortune mie, e del negozio, alla mia tenacia, ed al profondo amore che ho per questo lavoro.

  • Fabio (Psycho, Via Zamenhof, 2 – Milano).

La passione l’ho avuta fin da piccolo, dapprima ascoltando la radio: un appuntamento fisso era, innanzitutto la “Hit Parade” che, ogni venerdì alle 13,00, trasmetteva i singoli più famosi poi, quando sono diventato un po’ più grandicello, “Alto Gradimento” di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, “Supersonic”, con Paolo Giaccio, e quel bellissimo programma serale che è stato “Popoff”, del quale registravo le puntate con il mio Philips, mettendo il microfono attaccato agli altoparlanti della radio. Aprire un negozio di dischi non è stata una scelta prefissata: lavoravo già in un negozio, come commesso, e mi è stata offerta l’opportunità di gestirne uno nuovo, del quale sono successivamente diventato proprietario: Psycho ha aperto il 1° Ottobre, 1988.
L’idea iniziale è stata quella di creare, per la prima volta, un tipo di negozio che all’estero, soprattutto in Inghilterra, era già molto frequente incontrare, ovvero quello del Buy/Sell/Trade, un negozio, cioè, che trattasse sia il nuovo che l’usato, in modo da avere sempre il polso della situazione del mercato discografico (le campagne, le offerte ed i listini delle case e dei distributori), così da poter modulare di conseguenza i prezzi di ciò che si vendeva come usato.
Questo è stato il modello iniziale, dopodichè il mercato si è evoluto nel tempo, sono cambiate molte cose rispetto agli anni ’80, e ci siamo dovuti adattare a tutte queste trasformazioni, verificatesi in 32 anni di vita, cosicchè ora lavoriamo, ovviamente, in maniera assai diversa rispetto a prima. Abbiamo una clientela molto fidelizzata, formata da veri appassionati di musica, coloro che non pensano affatto che, la musica, possa essere soltanto un jingle, o un file sul telefono. Posso dire che, ormai, gestire un negozio di dischi abbia caratteristiche molto simili a quelle necessarie per gestire un’enoteca, o qualcosa di simile.
Per tale motivo si può essere indotti a pensare che, questo, significhi avere una clientela formata da persone piuttosto ageé, ma ciò è vero solo in parte: in realtà, la passione, soprattutto se parliamo di vinile, è trasmissibile anche a molti giovani, ed alcuni sono già nostri clienti anche se, ovviamente, il fattore economico limita notevolmente le loro possibilità.
Il post quarantena sarà un altro colpo durissimo, per un settore che è già in grave crisi, ma questa è un’affermazione lapalissiana perché, ormai, siamo una piccola nicchia di mercato, ed anche questo già lo sappiamo da tempo, per cui resisteranno, sopravvivendo, solamente quelli che mostreranno abbastanza elasticità mentale e commerciale: non ho mai creduto ai megastores ed a maggior ragione dopo questa botta tremenda.
E’ un discorso che non vale solo per noi: il settore musicale è stato soltanto quello che ha dovuto affrontare, prima, queste problematiche, ma l’esigenza di modernizzazione e di adattamento commerciale sarà un’esigenza anche per altri tipi di commercio al dettaglio e non solo per quelli; penso al settore assicurativo, alle banche ed a molti comparti produttivi.
Il cambiamento è epocale, ormai ce ne siamo accorti tutti, e non serve fare troppi discorsi: bisogna solo riuscire ad avere la fantasia e la competenza, ognuno nel proprio settore, per trovare il proprio spazio, la propria nicchia dove poter lavorare.
Cercheremo di mettere in pratica ciò che ho affermato nel punto precedente, e ciò costerà molta fatica ed un lavoro molto diverso da quello di qualche anno fa: in realtà noi lo stiamo già facendo da tempo, per cui proveremo a proseguire lungo questa strada. La riuscita o meno dipenderà anche dalla situazione esterna: i dischi non sono un bene primario e dunque, se la gente non avrà molti soldi da spendere, non potrà certo dedicarsi alle proprie passioni; a quel punto ci sarà davvero poco da inventare. Siamo forse dei sognatori, ma non possiamo arrenderci all’idea di una società che sopravviva solo per soddisfare i propri bisogni primari.
Le difficoltà che incontriamo sono le stesse di un po’ tutti i settori, per quel che riguarda i rapporti con la macchina statale, impositiva (IVA al 22%) e burocratica; nel nostro caso, molto spesso, sono aggravate dalla purtroppo a volte disarmante miopia delle nostre fonti: le case discografiche italiane ma spesso anche quelle straniere, sembrano avere davvero una scarsa visione a lungo termine.
Sin da quando è apparsa sul mercato, ci è sembrato stupido combattere, o ancora peggio criminalizzare, la musica liquida, perché è semplicemente un’altra forma di fruizione della musica, ma che con noi ha poco a che fare; volendo fare un paragone, si tratta dello stesso rapporto che possono avere un produttore, o un venditore, di vini D.o.c. con il vino in cartone offerto dal supermercato, oppure un ristorante rispetto alle catene dei fast food: semplicemente facciamo lavori diversi.
La musica è cultura, come lo sono il vino, la birra o il cibo: si può mangiare semplicemente per sfamarsi, oppure coltivare un certo gusto, e questa discriminante vale anche per noi; il settore enogastronomico è già riuscito a veicolare questo concetto, il nostro settore molto meno.
La mia formazione è stata molto varia e soprattutto molto “sul campo” perché, partendo dal bambino che ascoltava la radio, la mia curiosità mi ha permesso di trasformare quella passione in una ricerca di conoscenza, e di apprezzare ambiti molto diversi fra loro; oggi non prediligo un genere particolare, perchè ascoltare musica anche per esigenze lavorative, e per varie ore tutti i giorni, rende molto duttili anche i propri gusti musicali. Potrà sembrare banale, ma c’è del buono in ogni genere, se eseguito con cura e con attitudine positiva.
In prospettiva, pur sentendomi uno degli ultimi mohicani, voglio credere che il mio lavoro non morirà mai: dovrà sapersi modificare ed adattare, ovviamente, a tutti i cambiamenti ai quali ancora ci toccherà assistere, ma non so se potrei accettare un mondo che non sia più in grado di appassionarsi, e godere, ascoltando un bel disco.

  • Caterina (Dischi Volanti, Ripa di P.ta Ticinese, 47 – Milano)

La passione per la musica l’ho avuta, praticamente, da sempre: ero giovanissima, quando ho incominciato a lavorare in un negozio di dischi e da lì, a riuscire ad aprirne uno che fosse mio, è passato un attimo. E’ accaduto quando, il negozio in cui stavo lavorando, ha iniziato ad accusare la prima flessione: proprio allora ho deciso, insieme a mio fratello, di provarci in prima persona.
Dischi Volanti ha aperto i battenti, nella sua precedente sede che era situata in Via Savona, nel mese di Dicembre del 1998. Quando ci siamo trasferiti nella nuova sede, che è poi quella attuale, situata lungo il Naviglio Grande, e ciò è avvenuto nel 2009, abbiamo valutato di dare molto più spazio ai vinili, soprattutto a quelli nuovi.
La clientela che ci segue è davvero molto varia: più o meno il 50% è formata da turisti stranieri che, visitando la zona, passano dentro spesso, e questo perché all’estero il negozio di dischi è uno spazio che suscita ancora molto interesse, mentre l’altra metà è composta dai nostri clienti abituali; in generale, giovani e meno giovani, si equivalgono.
Quanto ai generi che trattiamo, direi che li trattiamo praticamente tutti anche se, tutto sommato, meno sono mainstream, meglio è! Proponiamo musica contemporanea, industrial, hip hop, jazz e classica, rock (dal classico al metal) sia nuovo che d’annata, colonne sonore, soul e funky. L’unico limite che purtroppo abbiamo è quello dello spazio!
La situazione, a Milano, prima dell’attuale emergenza covid-19, tutto sommato non era malaccio, anche perché la ripresa dell’interesse per il vinile aveva dato davvero un nuovo impulso al settore; per quanto riguarda il nostro negozio, le cose andavano benino, mentre adesso, in attesa di poter riaprire, incrociamo davvero le dita.
La gestione del negozio presenta certamente una serie di criticità: la concorrenza della “grande mamma” Amazon, ma anche i prezzi dei distributori italiani che non sono affatto competitivi, appunto, rispetto all’online. Per quanto riguarda la musica cosiddetta “liquida”, beh, quel tipo di piattaforme giocano davvero un altro campionato, per cui non posso certamente basarmi su quel tipo di diffusione: non c’è proprio gara.
Quando ero ragazza ascoltavo quelli che, oggi, si definiscono i grandi classici, e questo perché venivo influenzata, giocoforza, da ciò che ascoltavano i miei fratelli. Poi, quando ho iniziato a lavorare in un negozio di dischi, ho iniziato ad assorbire un po’ tutto quello che capitava!
Di base, resto un’appassionata di rock anni ’70, ma amo molto anche la musica più elettronica, tipo Radiohead o Sigur Ros, per fare degli esempi.
Per quanto riguarda la mia attività attuale, al momento è, necessariamente, un enorme punto di domanda, anche perché siamo di fronte ad un contesto del tutto inatteso, ed al quale non eravamo affatto preparati: vedremo come si evolverà la situazione, con questo virus, soprattutto quando potremo finalmente riaprire.

  • Gianpiero (Disco Express, P.zza Gambara, 5 – Milano)

La mia passione per la musica, come credo capiti a molti, c’è stata da sempre: quando inizi da ragazzo, è difficile che poi ti passi. Avendo già aperto da tempo una mia attività, un paio di anni fa ho pensato di affiancare un altro tipo di prodotto a quello che già trattavo, ovvero le capsule compatibili, perché ho considerato il fatto che, il binomio caffè – musica, ci poteva stare; certo, la strada credo sia ancora lunga, ma mi diverto un sacco e, se poi riesco anche a pagare le bollette, beh, tanto meglio!
Inizialmente ho pensato di rivolgermi a degli importatori, in maniera da crearmi una sorta di nicchia di mercato, ad esempio l’import dagli Stati Uniti o dall’Inghilterra ma, quasi subito, mi sono reso conto del fatto che, alla fin fine, il negozio in realtà te lo “costruiscono” i tuoi acquirenti, i tuoi amici, e tutti gli appassionati di musica che si rivolgono a te.
La mia clientela, fondamentalmente, ama i vinili, i vinili anni ’60 e ‘70, il rock puro, ed in particolare il prog, ma non disdegna la musica pop, il jazz, oppure la disco anni ’70 ed ‘80, quella musica che, nell’immaginario comune, viene considerata immortale insomma…
La mia attività è ancora in costruzione oserei dire, e questo perché non ho l’impatto del negozio di dischi classico; anche per un semplice problema di spazio, non voglio comunque che il mio diventi una sorta di negozio – solaio, dove tutto risulti impilato e quasi stoccato: quando un cliente entra, vorrei che provasse una sensazione piacevole, un senso di accoglienza.
Le difficoltà, nel gestire questo tipo di realtà, sono quelle che può incontrare normalmente qualsiasi piccolo commerciante, alle quali ovviamente si è aggiunto il problema del covid-19: si cerca di sbarcare il lunario, in modo da arrivare a fine mese, ma lo faccio sempre con l’entusiasmo di un ragazzino ed è per questo motivo che, quando “metto su” un disco, mi diverto ancora come un pazzo.
Quando ho incominciato, ho puntato inizialmente ad avviare il negozio fisico, ma non disdegno, ogni tanto, di organizzare anche la vendita attraverso la rete, malgrado, per ora, non si tratti certamente di nulla di strutturato professionalmente.
La mia formazione musicale, potrei definirla “da strada”: la discoteca, negli anni ‘80 e ‘90, e poi tanti dischi ascoltati con gli amici, e quindi una passione che, toccata con mano, ha mantenuto vivo l’interesse anche per l’oggetto musicale “fisico”. Quanto ai generi, su tutto direi l’elettronica, specie quella anni ‘80, il rock in generale, ma anche l’indie pop, direi quello un po’ più fischiettabile e melodico, anche se fondamentalmente ascolto davvero di tutto.
Non ho, al momento, una visione prospettica molto precisa della mia attività, soprattutto a medio o lungo termine, anche a causa di questa crisi sanitaria, per cui non saprei proprio che dire… so che si ricomincerà, questo è sicuro, e che lo si farà step by step, senza grandi illusioni, ma sicuramente con un immutato entusiasmo.

  • Roberto (Sound Cave, Via Daniele Crespi, 7 – Milano)

Questa attività, seriamente ed attivamente, credo sia nata più o meno intorno al 1986 e, ricordo, fu per “colpa” di un compagno di banco delle superiori, anche se non decisi subito di aprire un negozio di dischi: decise qualcun altro per me, a dire il vero, proponendomelo fino allo sfinimento, nel 1995, finchè decisi di accettare e di provarci…
Ho iniziato dal 1996, se non ricordo male, o forse erano gli ultimissimi giorni del 1995, ed all’epoca, il Comune di Milano, ci fece penare mesi per ottenere la licenza e poter aprire: diciamo che, le pratiche, non erano veloci come adesso.
Quanto al negozio odierno, a dire il vero, non esiste una grande “strutturazione” al suo interno: gli spazi sono sempre stati modesti, soprattutto nelle prime tre sedi, mentre quella attuale è decisamente più grande anche se ubicata in una via di Milano davvero poco battuta; ciò significa che possiamo puntare soltanto su di una clientela molto fidelizzata, e che utilizza il negozio quasi esclusivamente come un punto di ritiro. Ovviamente, da questo punto di vista, potendo avere una visibilità maggiore e soprattutto un numero maggiore di passanti, potremmo provare anche ad estendere la proposta, creare sezioni dedicate ecc…
La nostra clientela è quasi esclusivamente formata da appassionati di black metal/doom metal; trattiamo anche qualcosa di death e qualcosa del più classico thrash metal, ma soltanto occasionalmente.
Quanto alla situazione attuale, beh, ci sono città come Firenze che sono ben più in salute, rispetto a Milano, per lo meno in relazione al numero di abitanti: i negozi di dischi non mancano ma, un po’ come dappertutto, stanno venendo a mancare i negozi che trattano le “novità”, mentre continuano ad esistere, e questo da decenni, quelli di usato e collezionismo.
Il mio negozio produce, oggi, il 25% delle nostre entrate e pertanto non sono al momento propenso a grandi investimenti che riguardino il punto vendita: diciamo semplicemente che rappresenta, su Milano, una vetrina per il nostro sito, un luogo pubblico accessibile in cui, chi desidera evitare di far spedire la merce, la può ritirare. Ma non molto più di questo. 
Le difficoltà ci sono, ed è inutile negarlo: escono centinaia di album ogni settimana, ci sarà sempre un cliente che ti chiederà una copia di qualcuno di essi e questo rende il lavoro di fornitura e di acquisto estremamente snervante.
Una volta, ad esempio, vendevi decine e decine di copie di alcuni album (abbiamo venduto più di 1.500 copie di Filosofem di Burzum, 200 copie, in una settimana, di Enthrone Darkness Triumphant di Dimmu Borgir); oggi il “successone” è piazzare 50 copie di un MGLA, per dire, ma il resto sono una marea di briciole che, messe insieme, per fortuna formano ancora una sorta di torta: una torta ancora dignitosa, certamente, ma davvero faticosissima da portare a casa…
Quanto alla musica cosiddetta “liquida”, credo non sia un problema locale: gli italiani non hanno mai pagato per la musica su file, non rientra nella loro cultura, meno ancora ora che è, di fatto, crollata un po’ ovunque, dopo la scorpacciata 2010/2015.
Personalmente provengo soprattutto dalla dark-wave e dal thrash metal; anche heavy classico, ma poche e selezionate band. Poi è arrivato il coinvolgimento attivo nella scena, la fanzine incentrata sul death svedese, la casa discografica, la band, il negozio… una sempre maggior partecipazione alla scena black/doom. Malgrado questo tipo di formazione, purtroppo o per fortuna, io sono un bel “cassonetto di indifferenziata”: se tu venissi a casa mia troveresti anche dischi che, i clienti più intransigenti di Sound Cave, non credo proprio approverebbero… ah, ah!!!
Rispetto ad una visione in prospettiva, riguardo alla mia attività, credo che, a questo punto delle cose, e lo dico senza ipocrisia alcuna, questa considerazione vada fatta considerando, in parallelo, il passare della mia età: ho visto troppi negozianti di dischi stare dietro il banco, a 60 anni, tristi e malinconici, nonostante il fatto di essere comunque iconici: io non farò quella fine.

  • Maurizio (Rossetti Records & Books, Via Cesare da Sesto, 24 – Milano)

La passione per la musica ha le sue radici nella mia infanzia: ricordo che facevo compagnia a mio nonno (parliamo dei primi anni cinquanta del secolo scorso) mentre ascoltava l’opera lirica alla radio, davanti ad un bicchiere di vino e, nei passaggi più drammatici, si metteva a piangere; quindi le prime emozioni sono strettamente legate alla musica operistica. Poi, negli anni sessanta (la mia prima giovinezza), grazie ad una fonovaligia ho scoperto il jazz e, verso la fine del decennio, l’esplosione di emozioni associate al rock, con il grande amore per il blues britannico (John Mayall in primis) ed ampie escursioni nella classica contemporanea e nel jazz d’avanguardia.
L’idea di aprire un negozio di dischi è maturata nel 1980 quando, dopo le più disparate esperienze lavorative, insieme al mio amico Guido Furlani, decidemmo di aprire il nostro negozio, impresa che ci riuscì nel 1981.
Aneddoto: all’epoca dicevano assomigliassi molto a Frank Zappa ed il mio socio, complice una folta capigliatura afro, ricordasse Hendrix… ricordo che i primi avventori, non conoscendo il nome del negozio, (era privo di insegna e… lungi da noi qualsiasi strategia di pubblicità!!!) dicevano: “Andiamo da Frank & Jimi…” !!!
Così, nel 1981, iniziammo questa avventura.
All’inizio trattavamo soltanto musica ed allora, per creare il catalogo, portai la mia collezione di dischi in vinile: inutile descrivere quanto, la cosa, mi creò sofferenza… Successivamente, e cioè dai primi anni ’90, ho aggiunto un reparto libreria ed uno riguardante i supporti video (inizialmente le vhs, ora i dvd ed i bluray), anche perché, la letteratura ed il cinema, sono le mie altre immense passioni.
La clientela è la più eterogenea possibile: siccome considero la musica veicolo di emozioni, ho sempre cercato di coprire tutti i generi musicali in modo che, chiunque, potesse sperare di trovare, nel mio negozio, quel “frammento di sentimento” che andava cercando. Sicchè puoi trovare dal liscio romagnolo al death metal, dalla colonna sonora al krautrock, passando per la techno, il rap o il post punk.
Quanto all’attualità… vale la battuta: “Ce l’hai una domanda di riserva?
La situazione odierna paga lo scotto di politiche scellerate (un esempio su tutti l’Iva al 22% sui dischi, che non sono dunque considerati “cultura”) e dell’avvento del consumo “liquido” sia per il prodotto discografico che per quello editoriale e cinematografico.
Milano, tutto sommato, preserva ancora una piccola nicchia di negozi che resistono, nonostante tutto ma, di sicuro, la situazione non è confortante: ne è un esempio la recente chiusura (sigh…) dello storico negozio Mariposa Duomo.
Grazie ad una clientela fidelizzata, in 39 anni di attività ancora resistiamo, anche perchè fatico ad immaginare cosa farò “da grande”: ho visto le più disparate realtà commerciali chiudere, negli anni, e forse le dimensioni ridotte e la gestione “familiare” ci hanno permesso di giungere fino ad oggi; nonostante ogni tanto ci pensi, non riesco ad immaginarmi un lavoro più bello di questo.
La maggiore difficoltà è quella di riuscire a soddisfare le richieste della clientela in tempi veloci: è cambiato il modo in cui le persone fruiscono del negozio, è diminuito il tempo che le persone dedicano alla ricerca e, complice la presunta ”onniscenza” del web, bisogna saper rispondere celermente ad ogni richiesta, onde evitare che coloro che si rivolgono a noi, guardino altrove.
La musica liquida non mi appartiene; poi, lungi da me darne un giudizio, ma non riesco proprio a farmela aderire, ed anche per quanto riguarda gli acquisti su internet, appartengo alla vecchia guardia per cui preferisco l’approccio personale, ed il vedere/toccare ciò che compro, dedicarci del tempo al fine di evitare che il tutto si traduca in un mero gesto compulsivo.
Come negozio mi sto attrezzando per avere un sito internet anche se, la lungaggine nei tempi di realizzazione, credo sia dovuta in gran parte alla mia ritrosia verso la materia.
Avendo trascorso gli ultimi quarant’anni della mia vita in un negozio di dischi penso di aver scrutato ogni angolo remoto del mondo musicale anche se, sono conscio, in ogni caso, di avere ancora tanto da scoprire.In ogni modo, sopra tutto: blues, jazz, rock, metal e musica d’avanguardia.
Il futuro? Lo valuto con il cuore, che è l’unico metro di giudizio, a mio modo di vedere, anche perchè diversamente… ça va sans dire…

(Articolo pubblicato anche sul blog: http://mat2020.blogspot.com/)

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