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Metronhomme – Tutto il Tempo del Mondo 1.òikos (EP)

(Luca Paoli)

I Metronhomme sono una band jazz/rock e prog. formatasi nel 2003 a Macerata. Sono un’ensamble più che altro strumentale e propongono un sound molto innovativo e stimolante.

L’ultimo lavoro risale al 2019 con l’ottimo “4” uscito su vinile e digitale. Il progetto è stato accolto molto bene da pubblico e critica non solo italiana, posizionando la proposta musicale della band tra le più interessanti del panorama indipendente italiano.

Ora i quattro musicisti ci stupiscono con “Tutto il Tempo del Mondo 1.òikos”, il nuovo EP composto e suonato durante il lockdown. Sembra, a detta degli stessi Metronhomme che ci sarà un secondo capitolo che, con questo, andrà a formare un cd che uscirà per M.P. & Records di Vannuccio Zanella. Sette brani incisi a distanza tra loro e con l’ausilio anche di strumenti creati per l’occasione con quanto potevano trovare nelle loro case e qui sta la genialata. Il risultato è sorprendente, pieno zeppo di invenzioni e trovate assolutamente innovative che rendono il tutto molto piacevole e di gran qualità.

Ma lascio che siano loro stessi a spiegare tutto il processo che ha portato alla realizzazione del disco.

Per i metodi di registrazione e strumenti usati, mi tocchi nel vivo. Abbiamo cominciato questo “esperimento compositivo” dal secondo giorno del “lockdown”, partendo da una proposta di Marco. Non avevamo la possibilità di usare la sala prove, nè di andare a recuperare eventuali strumenti, poichè fuori dai confini comunali. Quindi, Tommaso a parte, il pianista, che ha il pianoforte in casa e lo studio di registrazione in cantina con tutta la sua strumentazione (che ci ha permesso di mixare i brani), tutti gli altri si sono dovuti riorganizzare.
Marco (chitarra) era sprovvisto di chitarra elettrica rimasta in sala prove (e con un dito rotto, la cui lastra alla mano è stata inserita anche nel videoclip di “Arkè), ha utilizzato il pianoforte verticale che ha in casa (leggermente scordato, come si può sentire in “Quarantine”, e che abbiamo deciso di tenere proprio per quell’effetto non artefatto); il Maschine, strumento elettronico che si era comprato poco prima, e dal quale era completamente affascinato per le numerose possibilità sonore che ci avrebbe potuto offrire; ed una chitarra acustica 12 corde con una corda rotta (!). Ha usato varie soluzioni con questi strumenti, ad es.”…di una moneta che cade” è nata da un pattern nato dal collegamento della 12 corde al Maschine!
Mirko (basso) ha impiegato il periodo in casa costruendosi un basso artigianalmente (Mirko è bravissimo ed ha una creatività pazzesca! Ha un piccolo laboratorio da falegname in casa e si diletta nel fai da te con ottimi risultati! Un paio d’anni fa, per il suo compleanno ad agosto, ci ha invitati per una cena per inaugurare una griglia ed un forno a legna costruito da lui nel suo giardino. Cena memorabile! È costantemente impegnato nella costruzione di qualcosa o nella cura del suo orto!), col quale ha registrato quasi tutti i nuovi pezzi. Ha usato anche un synth-bass.
Per quanto mi riguarda vivo in appartamento e non ho ivi la batteria acustica, che tengo in sala prove. Rifiutando l’utilizzo della batteria elettrica o qualsiasi altra soluzione elettronica (che non rientrano del mio/nostro stile), ho pensato fin da subito di provare a realizzare i brani con strumenti di fortuna. Le nuove musiche nascevano in una situazione straordinaria di emergenza, quindi ho voluto affrontare la situazione nelle stesse condizioni.
Ho passato giorni a percuotere tutti gli oggetti presenti in casa, spalleggiato ed aiutato dalla mia compagna, alla ricerca di suoni particolari. Ho registrato suonando a mano un oggetto alla volta, cercando di ricostruire le ritmiche che avevo in mente, sincronizzando alla fine le varie tracce. È stato un lavoro tanto divertente quanto impegnativo. Non ho voluto “imitare” la batteria, cercando invece di caratterizzare i brani con ritmiche nuove, assecondando la creatività che veniva via via con la scelta degli oggetti selezionati, proprio a sottolineare la straordinarietà della situazione.
I brani nascevano così: quando uno di noi aveva un’idea di partenza, la inviava agli altri via e-mail corredata di una traccia di metronomo per permettere la sincronizzazione. Per comunicare abbiamo creato dei gruppi WhatsApp nei quali scrivevamo tutti i nostri commenti (raggiungendo punte di 200 commenti in un giorno). Ricevuta l’idea di partenza, gli altri componevano e registravano i propri interventi, mandando infine il tutto a Tommaso che, la sera, mixava il materiale ricevuto rispedendolo a tutti.  È stato fantastico sentire, di giorno in giorno, come crescevano i pezzi con le aggiunte degli altri! Sorprendente soprattutto il fatto che le varie parti suonate senza comunicare direttamente tra noi fossero coerenti!
Personalmente ho scoperto che una casa ha tanti possibili strumenti, quanto un negozio di strumenti musicali, e forse di più!
Tra i tanti oggetti usati per costruire le parti ritmiche ho usato, come base, una bacinella del bucato per i bassi, un rullante che ho (fortunatamente) in casa per esercitarmi, suonato al contrario (dalla parte della cordiera) con le matite, ed un piatto ride. Ma per la gran parte, ho scoperto oggetti del tutto inusuali tipo: il bracciolo della mia sedia; il contenitore dei filtrini per le sigarette (che sembrano passi nella neve in “la città di K.”); suppellettili varie percosse da bacchette del ristorante cinese; bicchieri e  spazzole per capelli strofinate tra loro (Supermarket); i dispenser del pepe e delle caramelle (usati come shaker); il comodino del letto, tappi della birra, l’acqua nel lavandino agitata con le mani, il soffio da una cannuccia in un bicchiere d’acqua e uno specchio strofinato con le dita inumidite (…di una moneta che cade); un braccialetto e due sottobicchieri (in “come la neve”), e giochi col respiro (sia in “…di moneta che cade” che in “la città di K.”). La moneta che cade alla fine del brano omonimo è una moneta da 1000£ d’argento. Nel nostro canale YouTube, per ogni brano, sono riportati gli strumenti usati. NON è stato usato nessun loop, nessuna drum machine, nessuna batteria elettronica! È tutto suonato a mano, anche se con strumenti inconsueti! (ti farà sorridere, ma ci tengo a sottolinearlo perché in molti hanno pensato che avessimo usato la drum machine, tanto da doverlo specificare nei comunicati stampa!).

In definitiva, la clausura inattesa ha fatto sì che, dovendoci arrangiare con quel che si aveva a disposizione, si sia stimolata una parte creativa che ci ha portato al di là della nostra “comfort zone”, donando a questo album un sound nuovo e sperimentale per i nostri standard. A prescindere da come possa essere accolto, noi siamo molto felici del risultato! La produzione è stata una sorpresa continua. Tanto esaltante che la moglie del pianista (videomaker di professione) ci ha realizzato anche ben 3 videoclip. Dopo i primi due pezzi (Quarantine e Supermarket), abbiamo pensato di comunicare la nostra idea di provare a realizzare un album (o meglio una prima parte di un nuovo album, che vedrà la seconda parte al termine di questa pandemia) a Vannuccio Zanella (il nostro editore con la Micio Poldo) e Loris Furlan che ci hanno sostenuti sulla fiducia”.

Il viaggio parte con “Quarantine”, scelto come primo singolo dell’EP e che unisce il lavoro precedente con il nuovo ma, attenti che per ovvi motivi di registrazione e produzione le differenze ci sono, eccome se ci sono. Poi, cosa insolita per il quartetto, ci regolano anche dei brani cantati. “Come La Neve” è il primo dei due brani cantati, una ballata che ci porta nei territori del cantautorato…molto bella e molto convincente anche la voce. Segue “Di Una Moneta Che Cade” e ci si immerge nel lato più avanguardistico del gruppo per un brano alternative condito da suoni elettronici e rumori per poi esplodere con un ritmo deciso dettato dalla bella batteria (una serie di aggeggi trovati in casa da Andrea Lazzaro Ghezzi) che ne colora col suo battere il brano. In “Supermarket”, si viaggia su territori quasi krautrock dove i protagonisti sembrano divertirsi nel trovare soluzioni sonore atipiche e originali. In “Arkè” il pianoforte ruba la scena e ci regala un suono quasi minimale ma ricco di pathos, dove viene evidenziata la paura ed il terrore poi resa ancor più incisiva dall’inserimento, in coda, dell’ultimo discorso fatto da Nicolae Ceaușescu, presidente rumeno…grande brano.
“Il Rumore Del Mare” è il secondo brano cantato e ci catapulta negli anni ‘80…mi ricorda il periodo pop / avanguardistico di un certo Battiato. Chiude questo notevole lavoro il brano preferito dal sottoscritto…” La Città Di K.”, lo stile si avvicina di più al passato recente della band con un sound più cupo ma dalla bella apertura a cura dell’ospite Mohammed Amir Ibrahim all’oboe.

Se, da una parte, il lockdown ci ha chiusi in casa, privandoci delle nostre abitudini, dall’altra ha dato la possibilità, a musicisti di notevole talento, di cercare nuove vie alla composizione, alla registrazione e, come in questo caso, di riuscire ad esprimere una originalità e un buon gusto fuori dal comune.

Mi sento, senza indugi, di consigliare a tutti voi, che avete la giusta sensibilità nell’ accogliere ed apprezzare la musica che vuole andare oltre, di immergervi in questo ottimo lavoro.

Qui il progressive assume il suo reale significato, ovvero quello di non aver paura di osare nel cercare nuove strade da percorrere perché solo così la musica ci regala nuove emozioni.

Formazione:
Tommaso Lambertucci: Tastiere e Synth
Marco Poloni: Chitarre ed elettronica
Mirko Galli: Basso
Andrea Lazzaro Ghezzi: Percussioni assortite

Tracklist:
1. Quarantine (2:41)
2. Come la Neve (2:44)
3. Di una Moneta che Cade (4:26)
4. Supermarket (2:11)
5. Arkè (3:51)
6. Il Rumore del Mare (3:01)
7. La Città di K. (5:36)

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