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Marcello Capra: viaggio dal Prog all’Acustico

(Clayton McCoy)

Nel ruggente inizio della decade dei ’70, la musica italiana era perfettamente allineata rispetto a quella inglese, forse leggermente più distante dalla lontana America, ma il filone del cosiddetto Prog era di livello altamente qualificato e rappresentato da eccellenze, raggruppate nelle grandi città italiane. Così esisteva una sorta di “scuola” (passatemi il termine) romana, una milanese, una torinese e via dicendo…

Il nucleo originario dei PROCESSION si forma il 1° gennaio 1971 a Torino: in origine la band era composta da Gianfranco Gaza alla voce, Marcello Capra alla chitarra, Angelo Girardi al basso e Ivan Fontanella alla batteria. I nostri partecipano al Festival di Aosta con “Nuova Idea”, “New Trolls” e i “Total Issue” del grande Jean Luc Ponty.

L’anno seguente, dopo un rodaggio che vede alzare l’asticella del livello tecnico in modo davvero notevole, nel 1972 partecipano ai Festival di Villa Pamphili, Gualdo e Travagliato, dove vengono segnalati positivamente dalla critica, e nello stesso anno entrano nella formazione Roby Munciguerra alla chitarra e Giancarlo Capello alla batteria.

Ma sarà l’incontro con il produttore romano Pino Tuccimei (e la moglie Marina Comin), che presi i ragazzi sotto la propria ala, li guida e fa loro realizzare il primo album dal titolo “FRONTIERA”, inciso presso i romani “Globe Studios” e realizzato dall’etichetta “HELP!” che sarà distribuita dalla RCA Italiana.

Sarà proprio Marina Comin, a creare i testi da abbinare alle musiche create dalla Band. I testi del disco hanno come tema l’emigrazione dell’epoca dal Sud Italia verso il Nord: la copertina vede una povera valigia di cartone legata con lo spago. All’interno del disco apribile a gatefold, le foto dei musicisti e i testi dei brani.

Il disco viene presentato al famosissimo “Piper” di Roma nella stessa serata dove un altro emergente, che risponde al nome di Franco Battiato, presenta il proprio lavoro “Pollution”.

Ma a fine maggio del 1973 Marcello Capra purtroppo è costretto a lasciare il gruppo per la triste chiamata alla leva militare (sarà ad Albenga, a Imperia e poi a Torino), e così Gaza e Munciguerra inseriscono nel gruppo – con un netto e deciso cambio di direzione musicale – Paolo D’Angelo, Maurizio Gianotti, e Francesco Froggio Francica: nasce così il secondo album dei Procession dal titolo FIABA, registrato nel 1974 questa volta negli studi della Fonit Cetra della loro Torino.

Successivamente all’entrata nel gruppo di Roberto Balocco, batterista che porta in dote al gruppo nuove idee, insieme a Paolo D’Angelo al basso, viene operata una trasformazione verso un indirizzo fusion. La storia termina verso la fine dell’anno 1974 quando il gruppo si scioglie e il cantante Gianfranco Gaza entra nel line-up dei concittadini torinesi ARTI E MESTIERI, con i quali incide il loro secondo album “Giro di valzer per domani” nel 1975.

Lasciatemelo dire: ogni tanto mi accorgo di avere una grande fortuna, e cioè quella di conoscere tanti musicisti che hanno scritto la storia della musica italiana di quel meraviglioso periodo. Marcello Capra, in questo caso, è poi persona estremamente squisita nei modi, gentile e molto disponibile nel mettersi a disposizione per raccontarmi tutta la storia, dall’alto della sua capigliatura e barba bianca. Se poi la conversazione comincia a tavola in una tipica trattoria ligure, con tagliolini gamberi e zucchine, frittura mista e vino Pigato bello fresco come sorta di fluidificante dialettico, beh allora…. si parte!

Clayton – Marcello, tu sei torinese doc, e se non erro hai avuto un inizio musicale con la musica beat, un classico per l’epoca: il gruppo si chiamava “The Flash”, giusto? Poi il passaggio a quello sarà definito Prog, fosti tu a fondare i “Procession” nel 1971. Il disco “Frontiera” vede la luce nell’ottobre 1972: com’era la situazione musicale a Torino all’epoca? C’erano tante band? Io ricordo oltre a voi – e vado a memoria – Trip, Circus 2000, Alluminogeni, Arti e Mestieri.

Marcello – Sì, era un bell’ambiente, molto carico di idee e di voglia di fare, di creare, innovare. I gruppi nascevano spontanei, forse cosa strana è che non ci si frequentava poi proprio tutti: questo capitava un po’ nei grandi centri dove le frequentazioni erano legate un po’ solo alla tua parte della città… Tra i big c’erano i TRIP di Joe Vescovi con Pino Sinnone alla batteria, Silvana Aliotta dei Circus 2000 con la sua bellissima voce che evocava Grace Slick dei Jefferson, il bravo tastierista Beppe Crovella con gli Arti e Mestieri (poi titolare dell’etichetta ELECTROMANTIC MUSIC con la quale Marcello ci ha regalato ottimi lavori n.d.a.)… Pensa che in seguito diventammo davvero molto amici dei nostri colleghi romani RRR (Raccomandata Ricevuta Ritorno) nel periodo che andammo a Roma per incidere il primo disco e poi fare i concerti. Alcuni facevano parte della scuderia di Tuccimei e così fu solo amicizia, mai spirito di concorrenza!

C – Domanda da collega musicista: parlami dei tuoi strumenti: so che hai un bellissimo Les Paul Deluxe primissima serie, lo comprasti all’epoca?

M – Si tratta di un Gibson Les Paul Deluxe color oro, primissima versione, in quanto ha ancora i pickups mini humbuckers montati con i mounting ring bianchi grandi, versione durata pochissimo prima di assumere l’aspetto che hanno ancora oggi. Credo sia uno strumento di grandissimo valore! Ma prima della Les Paul ebbi una Telecaster del 1969, ci avevo attaccato un adesivo del fumetto di “Alan Ford” che era appena uscito… Poi quando ci mettemmo a fare cosine un po’ più dure (facevamo le cover degli Uriah Heep…), riuscì a dare indietro la Telecaster e comprare il Les Paul presso un negozio di strumenti di Torino.

Poi tra le altre ho una acustica Ovation Legend che uso molto spesso ancora oggi. Pensa che un giorno la portai a fare un controllo da un liutaio di estrazione classica, e questa persona non aveva mai visto una chitarra con la cassa in materiale sintetico! (Lyracord, n.d.a.). Fu molto colpito dalla costruzione dello strumento facendomi i complimenti e ripetendomi che si trattava di un bellissimo strumento….

Una decina di anni fa mi sono fatto costruire una acustica in stile Martin D dal liutaio di Oderzo, Maurizio Cuzzolin, chiamata “Great Owl”. La uso moltissimo, è eccezionale per l’utilizzo delle mie personali accordature aperte…

C – Posso capire, beh le Ovation sono state la mia passione di ragazzino. Pensa che verso fine anni settanta, la Rai trasmetteva un programma di musica chiamato CONCERTAZIONE, era un po’ prima dell’ora di cena, mi sembra. Una sera vidi i “Perigeo” di Giovanni Tommaso seguiti subito dopo da Riccardo Zappa che con la sua Ovation suonava “Celestion”. Fui abbagliato dall’esecuzione di Zappa e dalla sua chitarra. Anni dopo riuscii a compramene una, ma Riccardo Zappa resta per me sempre ad un livello decisamente stratosferico!

M – Conosco Riccardo, grandissimo musicista, eccellente esecutore sulla dodici corde! Sai, nella mia carriera di musicista ho incontrato molta gente in gamba. Pensa che una volta suonai con il grande John Martyn…

C – Scusa, stai dicendo John Martyn… Lui…?

M – Essì, facemmo una data dove io ero il supporter al Teatro Alfieri di Torino, dove suonavo cose mie e lui le sue. Aveva una chitarra Martin a dir poco in stato fatiscente, credo fosse la stessa che compare sul disco “Solid Air”. Però come suonava, ragazzi! Poi feci anche un piccolo tour con Dave Cousins nel Nord-Italia, ti ricordi degli “Strawbs” dove suonò agli inizi anche Rick Wakeman…?

Strabuzzo gli occhi, palpitazioni… No, Marcello, non puoi dirmi certe cose…

M – Una volta, dopo aver suonato in un locale, alla fine della serata mi si presenta davanti John Renbourn che avrebbe suonato poi, lì per farmi i complimenti di apprezzamento del mio lavoro… Inoltre, collaborai molto con Tito Schipa Jr. per arrivare a fare un disco insieme a lui nel 1982. Feci anche teatro con l’opera “Songraffiti” del cantautore torinese Enzo Maolucci insieme alla Compagnia Teatrale “GranSerraglio”.

Dopo questa carrellata di artisti con i quali Marcello ha avuto occasione di suonare e lavorare sono davvero sconvolto: a questo punto decido che ci voglia una doppia dose di limoncello per stordirmi causa lo stato di invidia estrema che sto provando… Intanto Marcello si mangia tranquillamente il dolce…

C – Ok, dai, cerco di riprendermi: immagino fosse fantastico per dei ragazzi come voi girare per l’Italia e suonare davanti a tanta gente… Voglio dire, quando avete cominciato a suonare con i Procession tu avevi diciotto anni ed eri ancora minorenne (all’epoca la maggiore età era a 21anni – n.d.a.).

M – Beh, puoi immaginare a quell’età per un ragazzo appassionato di musica cosa ti possa passare per la testa!

C – Mi sembra fosti tu a scrivere un po’ tutte le musiche del disco…. Poi ci fu l’incontro con Tuccimei e la moglie Marina Comin si occupò dei testi, giusto…?

M – Sì, grazie a Pino Tuccimei arrivammo al disco di esordio che fu pubblicato su etichetta “HELP!” di proprietà di un ex manager della Rca, Gianni Dell’Orso. La povera Marina Comin che ci ha ormai lasciati, scrisse delle liriche davvero belle! All’epoca, essendo io minorenne e non potendomi ancora iscrivere alla Siae, le canzoni vennero firmate dal mio amico bassista Angelo Girardi. Dopo tanti anni, mi chiesi come mai non avessi mai visto una lira di guadagno provenire dalla Siae, e allora mi decisi a telefonare ad Angelo per sapere quanto fosse arrivato a lui. Con estremo stupore seppi che neanche lui avesse mai visto becco di quattrino in quanto, pare che il titolare dell’etichetta registrò in qualche modo tutto a suo nome e se ne andò poi a stare in America…

C – E come fu il lavoro in studio e la “convivenza” con l’altro chitarrista Roby Munciguerra?

M – Assolutamente paritaria e mai concorrenziale! Ci dividemmo equamente gli arrangiamenti dei brani, forse io suonai più parti di acustica e alla dodici corde… Bellissimo il solo di Roby in “Ancora una notte” e si sente lo stile differente dal mio. Rende molto bene la sua chitarra nel brano in quanto si alterna al cantato di Gianfranco Gaza, stupendo!

Ricordo che io usavo molto il pedale wah-wah all’epoca…

C – Marcello, ma quindi, dopo tanti anni di carriera mai interrotta, in quanto ricordo che tu sei considerato uno dei più importanti chitarristi acustici della scena, è importantissima la tua collaborazione con l’Associazione ADGPA (Atkins-Dadi Guitar Players Association), vale ancora la pena suonare, intendo per vivere? Te lo chiedo da musicista che ovviamente fa dell’altro per campare….

M – La situazione della musica come professione in Italia è cambiata, ma questa è una questione legata all’evoluzione che comunque ha avuto il mercato discografico con il conseguente diverso “consumo” della musica. Oggi, a meno che tu non sia un membro dei Rolling Stones, è duro campare di musica!

C – Però tu oggi hai sempre una bella attività concertistica e di produzione musicale, prima da solo con interessantissimi lavori, e poi con il gruppo dei GLAD TREE, che rappresentano un po’ una forma di World Music come potremmo definirla oggi.

E preciso che ho avuto la fortuna e il piacere di poter suonare insieme a voi dal vivo!

M – La musica ti mantiene sempre vivo e ti da quella carica che ti serve per andare avanti! La risposta è stata soddisfacente?

C – Al cento per cento, grazie Marcello!

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