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Mahavishnu Orchestra – Birds of Fire

(Andrea Romeo)

La sua carriera era iniziata molto presto, già dai primi anni ’60, e con collaborazioni di tutto rispetto: Alexis Korner, Georgie Fame and the Blue Flames, Graham Bond Organisation, Brian Auger, tanto per capire che il ragazzo proveniente da Doncaster, di stoffa ne aveva, e parecchia; all’inizio degli anni ’70, un ulteriore salto di qualità, perché, i personaggi ai quali prestò la sua sei corde, rispondevano ai nomi di Miles Davis, Tony Williams Lifetime, Wayne Shorter, Miroslav Vitous, Larry Coryell, in pratica l’aristocrazia del jazz-rock mondiale.

A quel punto era ovviamente inevitabile che, John McLaughlin,decidesse di fare qualcosa di suo e, convinto dallo stesso Davis ad osare nella direzione del rock, diede vita alla sua prima creatura che, manco a dirlo, entrò diritta in quella storia nella quale, sinora, il chitarrista britannico, era stato soltanto un, seppur illustre, compimario.

Trovò un compagno di avventura, talentuoso quanto lui, nel batterista Billy Cobham, che aveva appena pubblicato un album divenuto epocale, Spectrum, chiamò un giovane tastierista e compositore ceco, appena trasferitosi negli Stati Uniti dopo aver ricevuto una borsa di studio alla Berklee College of Music di Boston, Jan Hammer, ed insieme a lui, proveniente dai  The Flock, il violinista Jerry Goodman ed il bassista dublinese Rick Laird, che aveva lavorato a Londra con Wes Montgomery, Sonny Stitt, Sonny Rollins e Brian Auger.

La Mahavishnu Orchestra era dunque cosa fatta e, dal 1971 al 1973, con questa formazione, visse il suo vero e proprio periodo d’oro; l’album di debutto, poco dopo l’estate del 1971, fu il folgorante Inner Mounting Flame, nel quale già si potevano scorgere i germi del processo creativo che avrebbe caratterizzato l’intera carriera della band, e del suo leader.

Ma la vera e propria consacrazione, anche dal punto di vista del successo commerciale, avvenne poco più di un anno dopo, quando venne dato alle stampe l’album che ne fece delle vere e proprie stelle, quel Birds of Fire divenuto un vero e proprio punto di riferimento per la nascente fusion; musica strumentale, con strutture tipiche del jazz (approccio, sviluppo armonico, assoli, ritorno al tema iniziale e chiusura), ma con timbri sonori, aggressività ed attitudine decisamente rock, fattori che attirarono non soltanto gli appassionati della musica più “hard”, ma anche coloro che, rispetto al jazz, avevano una posizione di rispettosa distanza.

I riff di violino e chitarra di Birds of Fire, l’intricato drumming di Miles Beyond (Miles Davis), le tastiere “spaziali” di Celestial Terrestrial Commuters, introdotte e sostenute dal violino e dalla chitarra, ed ancora la chitarra classica, in Thousand Island Park, che interrompe con un attimo di quiete il tourbillon di suoni.

E poi il capolavoro dell’album, One Word, introdotta dalla rullata di Cobham, quasi dieci minuti nei quali, la Mahavishnu Orchestra, esprime compiutamente tutta sé stessa: fraseggi rapidi, lampi strumentali improvvisi, pause e riprese, un interplay che, ancora oggi, a distanza di oltre quarant’anni, lascia stupefatti per il timing e la precisione con cui i cinque riescono a districarsi lungo il brano cambiando tempo, ritmo, ed approccio esecutivo più e più volte.

Il feeling che trasmette quest’album è davvero qualcosa di unico, e stupisce davvero il fatto che sia stato, di fatto, il canto del cigno di questa formazione che, successivamente, è stata rivoluzionata, sciolta e riformata più volte, fino al 1987.

Nel 1973, Birds of Fire, si aggiudicò il premio della critica, indetto dalla rivista americana DownBeat, Mc Laughlin venne giudicato il miglior chitarrista e, quasi un paradosso, l’album venne premiato anche come migliore album pop dell’anno: praticamente un trionfo su tutta la linea.

Gli stessi protagonisti, in alcune loro dichiarazioni successive, non negarono di essere rimasti quasi sorpresi dal risultato ottenuto come band: McLaughlin disse, riguardo agli inizi, che: “… ho iniziato le prove solo con Billy Cobham. Solo con me e Billy, che suonava in maniera fantastica…”, e lo stesso Cobham, in varie occasioni, affermò: “E’ difficile immaginare che un gruppo eterogeneo di estranei virtuali, riuniti per il business, sarebbe riuscito in primo luogo a cambiare il mondo della musica… La Mahavishnu non aveva intenzione di suonare rock. Era non andare a suonare jazz… Non sapevamo di stare per intraprendere un viaggio che avrebbe fissato standards musicali ancora oggi in vigore”.

Se Inner Mounting Flame fu, inaspettatamente, una enorme sorpresa, Birds of Fire si rivelò invece una clamorosa, e non certo facile, conferma: il primo era forse più spontaneo, perché probabilmente la band aveva osato maggiormente, mentre il secondo, ad un ascolto “comparato”, risulta più “pensato”, ma anche più solido e pianificato, e dunque maggiormente in grado di estendere la potenziale platea di ascoltatori.

Definirlo una sorta di pietra miliare, nella storia della musica moderna, può suonare certamente enfatico, ma tant’è…

(Columbia, 1973)