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Led Zeppelin – Celebration Day

(Andrea Romeo – 24 agosto 2020)

Vuoi sapere quali sono le mie aspettative? Solo che, se lo facciamo, lo dobbiamo fare molto bene…”.

Jimmy Page era stato chiarissimo, in proposito, perché quella serata, la prima con la band al completo, e con Jason Bonham seduto là dove era stato suo padre, a distanza di ventisette anni dallo scioglimento, non poteva assolutamente essere né un’improvvisata, né un concerto buttato lì, giusto per dire di averlo fatto.

Due date simbolo, contrassegnano questa vicenda: 25 Settembre 1980, Windsor, la morte di John Bonham, ovvero la fine, di fatto, dei Led Zeppelin; 10 Dicembre 2007, 02 Arena, Londra, “il” concerto.
Prima una serie di voci, più o meno attendibili, perché quando si parla di Led Zeppelin, le speranze ed i desideri dei fans si mescolano con la realtà ed ai desiderata dei tre membri della band, poi la conferma, questa volta ufficiale, avvenuta il 12 Settembre 2007: per commemorare lo storico patron dell’Atlantic Records Ahmet Ertegün, da poco deceduto, la band britannica avrebbe suonato, al completo, per la prima volta dal 1980.

E qui inizia un’altra storia, che raggiunge dei livelli probabilmente mai visti prima: a fronte dei 21.000 posti disponibili, al prezzo peraltro neppure proibitivo di 125 sterline, le richieste di biglietti superarono i 20 milioni, record assoluto di ogni tempo per un singolo spettacolo.

Le voci, dei protagonisti: Jimmy Page… “Siamo arrivati tutti pieni di voglia di lavorare e di divertirci. È stata una delizia”… Robert Plant… “È stato un momento catartico e terapeutico. Nessun peso, nessuna pressione”… John Paul Jones“… mai avuto alcun dubbio. Qualcuno ha scelto una canzone, l’abbiamo fatta, funzionava”.

Dall’altra parte, alle loro spalle, il loro “figlioccio”, colui che, da bambino, avevano visto seduto in braccio al padre dietro le pelli della batteria: “Loro forse non se lo ricordano, ma io sì. Avevo un nodo in gola… Non pensavo che avremmo trovato subito un suono. Mi dicevo: “Ci vorrà tempo”… Poi ci siamo fermati e Jimmy ha detto: “Possiamo abbracciarci?” e Robert ha gridato: “Sì, figli del tuono!”.

Le prove, dunque, da qualche parte, in Inghilterra, in un luogo rimasto segreto, la preparazione della scaletta, con incluso anche un brano, For Your Life, che non avevano mai suonato dal vivo, il rinvio della serata, originariamente prevista per il 26 di Novembre e poi, finalmente, nel buio della 02 North Greenwich Arena, l’inconfondibile intro di Good Times Bad Times, a liberare una tensione ormai giunta al limite. Sedici brani tra i quali, ovviamente tutti quelli che era impensabile non riproporre: ed allora Black Dog, No Quarter, Since I’ve Been Loving You, Dazed and Confused, Stairway to Heaven, Kashmir, Whole Lotta Love, Rock and Roll, in un misto di nostalgia per tempi che, probabilmente, non ritorneranno mai più, ma anche di consapevolezza che questi eterni “ragazzi” sanno ancora, eccome, il fatto loro…

Celebration Day, il cofanetto uscito nel 2012, non contiene soltanto la riproposizione audio della serata, ma anche il film-concerto, la testimonianza visiva di quello che è stato un evento unico, irripetibile, che ha alimentato ed alimenta ancora oggi voci, discussioni, dissertazioni sul fatto che, tutto sommato, una band in quello stato di forma potrebbe anche… forse… perché no… eppure, i tre, negli ultimi anni hanno rifiutato offerte fino a 500 milioni di dollari per un tour di reunion.

L’emozione, palpabile, dei primi brani, lascia il posto alla consapevolezza di sé, della propria storia, della propria classe, e lo show decolla, lentamente ma inesorabilmente, con le movenze, davvero, di un dirigibile che prende quota poco per volta sino a volare, altissimo.

Ad un certo punto, l’immagine più bella, forse anche la più significativa di tutta la serata: in un tripudio di folla esaltata ed entusiasta, Page, Plant e Jones si voltano verso Jason Bonham, sorridono, lo guardano con l’affetto con il quale si guarda un nipotino che si è visto crescere, ed il “ragazzo” ricambia questo sorriso, quasi si fosse, finalmente, tolto un enorme peso dal cuore: l’idea, romantica e forse financo zuccherosa che in quel momento, dietro tutti loro, “Bonzo” potesse sorridere anche lui da chissà dove, è presumibile sia passata nella testa di molti.

Val la pena di concludere con le parole dello stesso Bonham, che pongono fine definitivamente ad illazioni di qualsiasi tipo: “Facemmo sei settimane di prove per un concerto. Pensavo che avremmo fatto qualcos’altro. Dissi a Plant: “Ho una cosa da chiederti… stiamo rimettendo insieme la band?”.

La risposta del cantante fu dura, ma delicata, allo stesso tempo. “Volevo troppo bene a tuo padre. Non ti voglio mancare di rispetto. Tu sai le cose meglio di noi, e nessuno riesce a suonarle come te. Ma non è la stessa cosa. Non posso andare là fuori e fingere. Non posso essere un jukebox. Non possiamo fare quello che hanno fatto gli Who”.

Così ho capito” conclude Jason, “ed ero d’accordo con quello che mi aveva detto; quello fu un grande momento, ed è stato un bene chiudere le cose in quel modo, con quel grande concerto.”

Plant concluse: “Avevamo bisogno di fare un altro grande concerto, e poi lasciarci dietro tutto.

(Atlantic, 2012)