Ladri di canzoni di Michele Bovi

(Aldo Pedron – 3 novembre 2019)

Un libro quasi unico nel suo genere che tratta un argomento scabroso e che esamina due secoli di controversie giudiziarie tra musicisti: canzoni copiate, sequestri di dischi e di copertine, depositi Siae infedeli e tante vittime illustri.
Il più grave attentato ai diritti morali ed economici degli autori è senz’altro il “plagio” e questo libro documenta, spiega e racconta ogni particolare delle cosiddette canzoni rubate in un lavoro meticoloso e letterario, svolto con una meticolosa ricerca di dati storici.
Il libro cita e raccoglie informazioni, dettagli e storie raccontate da Michele Bovi con notevole precisione e che si avvale di autorevoli artisti o competenti in materia. Sono qui ospitati gli interventi di prima mano dei più autorevoli compositori e giuristi specializzati in diritto d’autore del nostro paese come ad esempio con la prefazione del libro a cura dell’avvocato Giorgio Assumma. 

200 anni di liti Musical-Giudiziarie dalla A alla Z e la genesi di ogni processo con relativa denuncia ed infine la conclusione con tutte le particolarità degli atti giudiziari con l’assoluzione o le varie condanne. 

Ladri di canzoni è un esclusivo archivio storico delle vertenze per plagio che hanno segnato il mondo della musica italiana ed internazionale impreziosito da confessioni e racconti di star, personalità ed addetti ai lavori.
Michele Bovi è un autorevole giornalista televisivo che ha già dedicato alla materia in questione decine di dossier e di programmi su Raiuno e Raidue (dirigente di Raidue, caporedattore centrale del TG2), già autore di saggi sul plagio musicale e di alcuni libri tra cui Anche Mozart copiava: cover somiglianze, plagi e cloni edito da Auditorium nel 2014 e Note segrete: eroi, spie e banditi della musica italiana pubblicato da Graphofeel nel 2017.

In questo volume sono raccolte tutte le accuse, le denunce, i processi, le condanne e gli accordi sottobanco tra compositori, parolieri, discografici ed editori nella storia della musica italiana ed internazionale. Tra questi vengono alla luce anche i retroscena inediti e i complotti di alcune popstar, come nel caso della condanna di George Harrison per My Sweet Lord del 1970 copiata da She’s So Fine incisa nel 1962 dalle Chiffons.
Aneddoti, retroscena insospettabili nel caso di Michael Jackson con Will You Be There dall’album Dangerous del 1992 e I Cigni di Balaka del 1987 di Al Bano e Romina Power (nel maggio del 1992 Al Bano fece causa a Michael Jackson per presunto plagio).
Nel libro si parla di alcuni casi scottanti, Enzo Jannacci contro Fabrizio De André, Gianni Morandi contro Francesco De Gregori, Neil Sedaka che perdona Antonello Venditti ma non riesce ad evitare gli attacchi ed accuse di plagio da parte di Paul Anka.  Si parla dei pasticci di canzoni celebri come Via Del Campo e di Ho Visto Un Re ma anche di O’ Sole Mio e di Santa Lucia, Tom Jones, Elvis Presley, Luciano Pavarotti.
Si parla dei furti, dei plagi di diverse canzoni del Clan di Celentano, della causa di milioni euro tra Detto Mariano contro Adriano Celentano per la paternità di Prisencolinensinainciusol o quella degli eredi di Gino Santercole contro Nando De Luca per Una Carezza in un pugno.
Nemmeno le 69 edizioni del Festival di Sanremo sono state risparmiate da innumerevoli citazioni in giudizio protette dal massimo riserbo ma direi che ogni edizione, nessuna esclusa ha almeno un plagio e se non di più.
Da Giuseppe Verdi a Lucio Dalla, da Giacomo Puccini a Claudio Baglioni, da Zucchero a Eros Ramazzotti, Gigi D’Alessio, Enrico Caruso, Roberto Vecchioni, Roberto Carlos, Equipe 84, Mario Lavezzi, Riccardo Cocciante, Nilla Pizzi, Nini Rosso, Nino Rota, non c’è celebre artista che non abbia avuto noie con la giustizia e di presunte somiglianze con realizzazioni preesistenti.
Ci sono le canzoni di beat italiano e i complessi italiani che hanno saccheggiato e non accreditato i gruppi americani e britannici autori dei brani originali e così Nomadi, Jaguars, Crazy Boys, Equipe 84 e tantissimi altri finiscono nella lista che ha preso da Beach Boys, Manfred Mann, Dave Clarke Five, Kinks, Yardbirds, ecc.  
Luigi Tenco scrisse il testo di Yeeeeeeeh! e Johnny No, ancora oggi invece accreditati a Sergio Bardotti e Ettore Carrera.  Ci sono i casi di Maurizio Arcieri (cantante dei New Dada e poi solista) con la sua Comizio di Maurizio (accreditata a Vittorio Buffoli e Vito Pallavicini ma a tutti gli effetti si tratta del brano di grande successo inciso dagli Dave Clarke Five con una originale versione di You Must Have Been A Beautiful Baby, un brano che a tutti gli effetti è stato scritto nel 1938 da Harry Warren e Johnny Mercer. Altra storia spericolata è Cinque minuti e poi sempre di Maurizio firmata da Arturo Prestipino Giarritta (Zio di Maurizio Arcieri) e Guido Lamorgese con il testo attribuito a Herbert Pagani presentata al Disco Per L’estate del 1968 e la musica identica alla Who’s Gonna Break Your Heart dell’americano Roy Lee che la fece incidere almeno un anno prima a Franco Greco And The Pupi.
Nel 1997 il cantautore bolognese Giovanni Crasta, detto Johnny Pascianti, uno dei più stimati trombettisti del pop italiano ed abituale accompagnatore di artisti come Claudio Villa, Domenico Modugno, Massimo Ranieri, Little Tony e Gianni Morandi per citarne soltanto alcuni, denunciò Lucio Dalla perché secondo Crasta, la sua Quanto è bella ‘a gioventù (1983) era stata plagiata da Canzone di Lucio Dalla (scritta assieme a Samuele Bersani) del 1996.  Le udienze durarono più di 5 anni, Lucio Dalla propose come risarcimento danni una cifra poco meno di 500 milioni di lire (già una esagerazione) ma Johnny Pascianti pretendeva 10 miliardi! Lucio Dalla venne assolto dal plagio nel 2003 ma il trombettista non poté commentare la sua sconfitta dato che era morto all’età di 71 anni, l’anno prima, nel luglio del 2002.
Gli stessi Led Zeppelin sono citati in giudizio dagli eredi del gruppo californiano Spirit per il capolavoro del 1971 Starway To Heaven presunto plagio di Taurus del 1968 degli Spirit di Randy California e la causa e il plagio in tribunale sono ancora in discussione ai giorni nostri.  I Led Zeppelin nel corso degli anni sono stati accusati di vari plagi e così numerosi altri artisti illustri. Non vi citerò ogni singolo caso perché il libro è tutto una sorpresa e da leggere assolutamente.
L’Arca di Noè di Sergio Endrigo è troppo simile a l’inno dei lavoratori slovacchi mentre Strangers In The Night (1966) firmata da Bert Kaempfert (uno dei più famosi direttori d’orchestra degli anni Sessanta) ed interpretata da Frank Sinatra è la canzone che nella storia della musica ha affrontato più processi per plagio.

Il libro è un’autentica fonte di notizie, ricordi, testimonianze, storie ed aneddoti su canzoni celebri come Yesterday dei Beatles (una vecchia aria del repertorio napoletano del Settecento è un comparabile antenato di Yesterday) e ci sono alcune assonanze con il repertorio napoletano nei brani dei Beatles mentre per contro il cantante francese Antoine è stato condannato per plagio per la sua Votez Pour Moi copiata da Yellow Submarine. Non mancano Prince, Lana Del Rey e Gino Paoli con Sapore di Sale del 1963 la cui assonanza è evidente con Le Rock De Nerval di Serge Gainsburg del 1961.

Michele Bovi fa un’indagine esclusiva, minuziosa ed elaborata di molti casi ed approfondisce le questioni dei diritti d’autore e degli iscritti alla Siae.  Per essere iscritti alla Siae era indispensabile sostenere un esame, più o meno impegnativo per gli autori del testo, pressoché proibitivo per chi inventava la melodia ma non aveva studiato musica e pertanto non era in grado di trascriverla sulla partitura ai fini dell’esecuzione. L’autore non iscritto alla Siae non poteva affidare all’ente la gestione commerciale della propria opera e questo durò fino al 31 Dicembre del 1970 quando la magistratura impose alla Società degli Autori di prendere in deposito anche le composizioni di chi non fosse iscritto. Ciò nonostante sono moltissime le canzoni firmate da prestanome che si mettevano a disposizione dei non iscritti con il risultato che sono tantissimi gli artisti ed i veri autori che si sono rivolti alla giustizia per vedersi riconoscere le proprie opere con numerose cause e litigi, chiusi con laboriose transazioni o sentenze. Alla base del volume di Michele Bovi c’è una visione del fenomeno completa ed esauriente, con i retroscena inediti di duecento anni di litigi e controversie musicali.

Da leggere, studiare, meditare, consultare, approfondire ed in sintesi un libro vivamente consigliato.

Hoepli (2019), 350 pagine, 24.90 Euro

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