John McLaughlin & The 4th Dimension – Live @ Ronnie’s Scott. John McLaughlin & The 4th Dimension with Jimmy Herring & The Invisible Whip – Live in San Francisco

(Andrea Romeo – 28 gennaio 2020)

Il tocco di John McLaughlin lo riconosci subito, e questo perché, fra i chitarristi che si sono distinti, negli ultimi quarant’anni, per capacità di ricercare ed innovare, è fra coloro che hanno davvero condotto in avanti l’approccio con lo strumento.
Uno stile, il suo, davvero peculiare: fraseggi rapidi alternati a lunghi bending, un timbro “sporco” ma mai distorto, a cui associa spesso passaggi quasi atonali, e poi le pause, sempre presenti, che spezzano le sequenze di note creando movimento e regalando ai brani una dinamica articolata, a tratti ansiosa, ma sempre libera, all’insegna della scioltezza.

Nato a Doncaster, la sua storia è un compendio musicale di livello assoluto: collaboratore di George Fame, Graham Bond, Brian Auger, Miles Davis, Stanley Clarke, più volte nominato Guitarist of the Year e Best Jazz Guitarist” da riviste quali DownBeat e Guitar Player, nel 1970 fondò la “sua” creatura più bella, quella Mahavishnu Orchestra che vide inizialmente allineati, insieme a lui, Jan Hammer – keyboards, Jerry Goodman – violin, Rick Laird – bass guitar e Billy Cobham – drums, e poi, successivamente numerosi altri musicisti di livello assoluto, fra cui Gayle Moran – keyboards, vocals, Jean-Luc Ponty – violin, Ralphe Armstrong – bass guitar, Narada Michael Walden – drums, ed ancora Stu Goldberg – keyboards, Mitchel Forman – keyboards, Bill Evans – saxophone, Jonas Hellborg – bass guitar, Danny Gottlieb – drums e Jim Beard – keyboards.
Nel 1979, inoltre, partecipò ad un funk fusion power trio, ribattezzato Trio of Doom con il batterista Tony Williams ed il bassista Jaco Pastorius. Ma era già tempo di guardare avanti, ed il chitarrista britannico si imbarcò in un’operazione che ebbe un esito, clamoroso quanto imprevisto, ovvero quel trio delle meraviglie, insieme a Paco De Lucia ed Al Di Meola che, grazie soprattutto ad un album live, Friday Night in San Francisco, e ad un brano in particolare, Mediterranean Sundance, fece letteralmente “andare fuori di testa” i chitarristi di mezzo mondo.
Nel 2010 ha messo in piedi la sua terza “creatura” (nel mezzo, dal 1974 al 1978, aveva dato viva agli Shakti, quintetto acustico che mescolava jazz e tradizione indiana e che fu, di fatto, uno dei primi esempi di world music), i 4th Dimension, insieme a Gary Husband, keyboards, Etienne Mbappè, bass guitar e Ranjit Barot, drums, con i quali ha ricreato le condizioni per uno scambio creativo non molto dissimile dalla Mahavishnu.

Il 2017 è stato un anno davvero ricco di eventi, per l’ensemble, che ha svolto una notevole attività live, peraltro tuttora in corso, un anno che, casualmente ma indicativamente, si è aperto e chiuso con due show, realizzati in due luoghi assai significativi, per l’uomo e per l’artista: nel mese di Marzo, la band si è esibita a Londra, al leggendario Ronnie Scott’s, il tempio del jazz britannico ed europeo, un luogo in cui si potrà esibire esclusivamente o, chi sia un predestinato, oppure chi sia una star conclamata, e per McLaughlin si tratta esattamente del secondo caso.
L’8 Dicembre dello stesso anno, quasi a chiudere un immaginario viaggio intorno al mondo, lo spettacolo è stato portato nella Bay Area, forse per un segno del destino, ed esattamente al The Warfield, in quella San Francisco che ha rappresentato, come detto, un momento fondamentale per la carriera del chitarrista.

Due show, due scalette totalmente differenti, con in comune esclusivamente il brano di apertura, Meeting of the Spirits, nelle quali il quartetto, affiancato negli States da Jimmy Herring & The Invisible Whip, ha sciorinato un repertorio in parte risalente agli anni ’70 ed ’80, affiancato dai brani realizzati con i 4th Dimension: fra i “classici” Miles Beyond, Sanctuary, Vital Transformation, in Inghilterra, Birds of Fire, A Lotus on Irish Streams, The Dance of Maya, Trilogy, Eternity’s Breath Part 1 e 2, in California.
Sempre con il sorriso sulle labbra, imbracciando la sua sei corde ma anche, e spesso, la sua iconica doppio manico 6/12 corde, ora marchiate PRS, McLaughlin ha trovato in questi quattro musicisti, ed in particolare nel funambolico bassista Etienne Mbappè, dei partner in grado, non solo banalmente di “stargli dietro”, ma di stimolarlo, pungolarlo, spingerlo a dare, sempre, il meglio.

Le due registrazioni, divenute cd, testimoniano di una band coesa, che sprizza energia e capace di spaziare, senza alcun pregiudizio, lasciandosi trasportare dalla musica, improvvisando, dilatando, rimescolando i brani, ma con una padronanza ed una musicalità che, davvero, ha pochi uguali.

(Mediastartz, 2017)

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