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Intervista a Roberta Giallo, l’artista italiana diventata portavoce di tutte le donne

(Raffaella Mezzanzanica – 5 febbraio 2020)

“Perché Sanremo è Sanremo!” Questo è lo slogan che, per molti, moltissimi anni ha accompagnato le edizioni del Festival della Canzone Italiana, kermesse musicale che, nel bene e nel male, continua a tenere incollati agli schermi, milioni di italiani e tantissimi stranieri.

“Festival della Canzone Italiana”…certo…perché di musica si dovrebbe trattare e di musica italiana in particolare. Questo significa melodia, tradizione, costume, italianità, perché, a conti fatti, in Italia abbiamo avuto una grandissima tradizione musicale, fatta di grandi cantautori, di bellissime melodie ma anche di forti sperimentazioni, dal prog all’elettronica.

E la musica italiana, contrariamente a quanto molti siano portati a credere, è viva ancora oggi!

Non stupisce, però, che con il diffondersi di una certa “cultura del talento”, ogni anno il pubblico sia portato più a soffermarsi su questioni che vanno al di là della musica, alcune futili, altre, come quest’anno, caratterizzate da un forte impatto sociale.

Se queste questioni, poi, sono legate ad un concetto, ad una visione totalmente errata della donna e delle donne, Girls United! non può restare indifferente.

Le prime polemiche sanremesi sono iniziate a seguito di alcune infelici dichiarazioni alla presentazione del Festival, da parte di Amadeus, il conduttore scelto per Sanremo 2020, dichiarazioni hanno portato il pubblico femminile ad una vera e propria campagna di boicottaggio del Festival attraverso i Social Media.
Sicuramente più grave è stata la scelta di non “riconsiderare” la presenza al Festival di Junior Cally, rapper italiano molto apprezzato dai giovanissimi, a seguito dei suoi testi e di un suo video in cui, palesemente, si inneggia alla violenza sulle donne.

Qualche giorno fa, Roberta Giallo, cantautrice poliedrica di fama internazionale, con all’attivo collaborazioni importanti, tra cui quella con il grande Lucio Dalla, ha inviato una lettera alle principali Istituzioni, facendosi portavoce di tutte le donne, sottolineando come il caso Junior Cally sia solo una goccia nel mare, rispetto a quanto stia succedendo nel nostro Paese.

Di seguito potrete scoprire chi è Roberta Giallo e le motivazioni che l’hanno spinta ad inviare questa lettera.

D. Come ti avevo anticipato, Girls United! è una rubrica che parla di donne di impatto nel mondo della musica e dell’arte. Come è nato il tuo amore per la musica? Qual è stato l’elemento scatenante?
R.G: Quasi non me lo ricordo; è un fatto troppo remoto nella memoria! Ho iniziato lo studio del pianoforte quando non avevo ancora compiuto cinque anni, e amavo cantare da prima. Tuttavia, ricordo vagamente – me lo raccontano i miei – che a tavola quando gradivo ciò che mangiavo, mentre masticavo intonavo melodie conosciute o inventate, estraniandomi completamente dal contesto. Questo mi accadeva già intorno ai tre anni, e pare fu un “vizio” che mi tolsi a fatica. A dirla tutta, di tanto in tanto ci ricado…
A voler trovare “un momento preciso”, potrei dire che l’amore per la musica è scattato insieme al piacere del cibo, un giorno, spontaneamente. È stato invece ad undici anni che realizzai di voler diventare una cantautrice; così scrissi la mia prima canzone, con l’intento di comunicare qualcosa ad altri. Parlava di un viaggio in America, anche se non c’ero ancora stata. Scritta un po’ in italiano, un po’ in francese e un po’ in inglese, raccontava la storia (in prima persona) di una ragazza italiana che si era innamorata durante un viaggio in America. Ricordo il titolo, “Please Garçon”, e una parte del ritornello. Il resto, purtroppo, è andato perduto, non l’ho mai incisa!

D. Durante la tua carriera hai collaborato con tanti artisti, tra cui il grandissimo Lucio Dalla. Ci racconti un po’ come è nata la vostra collaborazione e che artista ma, soprattutto, che persona era Lucio?
R.G.: Fu Mauro Malavasi a far ascoltare a Lucio alcuni miei provini, secondo lui potevo “andargli a genio”.
Sto parlando di uno dei più grandi musicisti e produttori italiani, che al tempo stava producendo il mio primo album, “L’Oscurità di Guillaume”; tra l’altro Mauro ad oggi vanta la produzione di alcuni degli album più di successo di Dalla.

Lucio ascoltò queste mie canzoni, si incuriosì e volle conoscermi. 

Così mi ritrovai a cena vis a vis, con lui che mi disse: “Mi piace molto come scrivi e come canti, hai un’incredibile naturalezza e musicalità”.

Poi, dopo avergli raccontato la storia che c’era dietro a quelle canzoni e dello spettacolo-teatrale che avrei voluto costruirgli intorno, di punto in bianco, insieme a Mauro, cominciò a produrlo e a seguirmi passo passo nella realizzazione. 

Furono mesi molto belli, intensi e indimenticabili. Mesi in cui ebbi modo di conoscere uno dei miei miti di sempre, di frequentarlo così, amichevolmente, con assiduità, e non solo come professionista, ma anche come persona: sono stata parecchio fortunata! Me lo ripeto spesso nei momenti difficili e bui.

Tengo sopra il mio pianoforte un quadretto con ritratto Lucio a cui ho aggiunto delle ali a mo’ di collage, lui è il mio Cherubino. Lo considero il mio angelo custode e il mio “maestro spirituale nell’arte dello scrivere e interpretare canzoni e del teatro” (Lucio era una delle persone più teatrali che abbia mai conosciuto), dal quale ho imparato tantissimo.

Senza esagerare posso dire che è la persona che più di chiunque altro ha influenzato il mio modo di essere sul palco e nella vita.  Di lui mi piaceva il suo essere artista-sempre, la sua generosità, la sua autoironia, le sue amabili contraddizioni: quella specie di aura mistica di santità sempre accostata alla sua pungente e dissacrante ironia e irriverenza, caratteristiche queste, di cui io stessa mi ritengo portatrice sana… forse per quello gli ero simpatica?

Era poi un grande amante di oggetti d’arte e chincaglierie varie. A casa sua c’erano pupazzetti/soldatini e presepi tutto l’anno. Inoltre era un vero e proprio filantropo, amava e proteggeva l’arte e gli artisti, finanziava restauri e gioiva nel condividere. Amava il teatro e il cinema; diverse volte mi invitò ad andarci insieme: ecco, mi sono sempre sentita apprezzata, amata e protetta da Oz (è il soprannome che gli ho dato e anche il titolo di una mia canzone). Ero un po’ come una nipotina che si sente coccolata. Mi manca tantissimo. Ma per fortuna ci ha lasciato le sue canzoni immortali… inesauribili scrigni di spunti, di emozioni e di ricordi.

D. Trovo assolutamente interessante il titolo del tuo LP: “L’oscurità di Guillaume”. Come lo hai scelto?
R.G.: Ho attinto semplicemente dalla mia vita, sublimandone una “capitolo” molto affascinante e allo stesso tempo molto doloroso. Guillaume è il nome di un ragazzo francese di cui mi innamorai a prima vista e con il quale partì una vera e propria corrispondenza di email durata mesi… fino ad un epilogo piuttosto scioccante, con venature, oserei dire, thriller. Per superare il triste epilogo “evitandomi delle sedute da uno psicologo”, ci scrissi su un romanzo e delle canzoni, che insieme andarono a costituire il mio concept album, appunto, “L’Oscurità di Guillaume”, ispirato a questo capitolo “oscuro e misterioso” della mia vita. Forse posso dire che “sono guarita”. L’arte salva!

D. Hai fatto e fai tantissime cose: cantante, musicista, autrice, attrice. Se fossi costretta a sceglierne solo una, quale tra queste “salveresti”?
R.G.: Domanda straziante. Non vorrei abbandonare nessuna di queste parti di me. Ad ogni modo, risponderò: cantautrice. Scrivere e cantare le mie canzoni è la cosa alla quale rinuncerei con più fatica! La bussola a cui si lega attorno tutto il mio percorso.

D. Dalla tua biografia è chiaro che tu sia molto conosciuta e estremamente apprezzata all’estero e hai avuto l’opportunità di esibirti davvero in tutto il mondo. Che cosa sta succedendo, invece, alla musica, ma soprattutto, alla musica di qualità, nel nostro Paese?
R.G.: Domanda scomoda…

Credo che il nostro paese sia ricco di artisti e di musica meravigliosa e parecchio diversa. Occhio al sottobosco delle cantautrici, c’è tantissima qualità!

Mi piacerebbe si potesse tornare a recuperare quell’aura di libertà espressiva che sembra andata persa in questi tempi un po’ frenetici. Penso che questa sia una necessità profonda per chi vorrebbe dire le cose a modo suo, ma anche del pubblico che ascolta e che, più che mai, percepisco essere in cerca di contenuti in grado di fornire “risposte” ai dilemmi di quest’era digitalizzata e un po’ “disumanizzata”. Toccherà andare a cercare le cose interessanti col lanternino! 

Sono comunque fiduciosa. Aspetto con entusiasmo e speranza una specie di Rinascita Culturale! 

D. Hai anche spiegato che, dopo avere espresso il tuo pensiero, hai ricevuto commenti negativi. Sono arrivati da parte di uomini oppure ci sono state anche donne che non hanno condiviso il tuo atto di coraggio?
R.G: Purtroppo non sono mancati insulti e messaggi volgari, per lo più di uomini. Tuttavia, anche qualche donna ha minimizzato la gravità dell’accaduto. Ma parliamo di un numero risicatissimo, per fortuna.

D. Ti riporto un post in cui mi sono imbattuta recentemente sui Social: “Il prossimo che mi parla ancora di J. Cally giuro che compro tutti i suoi dischi! È sempre così, si prende il più debole e l’utile idiota per fare del moralismo. Poi si educano i nostri figli a diventare dei consumatori professionisti da quando hanno 3 anni, si propone un’idea della donna da medioevo in tutti i canali tv insegnando che conta solo darla via ad uno ricco, che si può far carriera non sapendo fare un cazzo (basta avere un gran bel paio di tette da mostrare in tv), che bisogna sposare un calciatore, fare l’influencer e muovere il culo come la Lamborghini per far strada, che sei una perdente di merda se non ti puoi permettere l’ultima borsa di Vuitton… poi arriva ‘sto furbastro con un po’ di pelo sullo stomaco e tutti a dargli contro. Mamme che scrivono indignate contro di lui e che ignorano totalmente che i loro figli ascoltano skioffi da mesi e che sognano di partecipare al grande fratello… insomma, va bene così . A casa quel cattivone di Cally e tutto torna perfetto . Ma poi a me , in fin dei conti… che ascolto Blues… ma che cazzo me ne frega?”
Che cosa risponderesti a questa persona?
R.G.: Probabilmente gli suggerirei di leggere questa intervista, e magari lo spronerei ad approfondire, a cercare di capire il pensiero di chi in effetti “se ne frega”. Temo che il menefreghismo sia qualcosa di molto simile all’omertà, complice di lasciare là dove sono le cose che non vanno, a discapito di quella civiltà che abbiamo costruito (e stiamo costruendo) non senza fatica nel corso dei secoli.

Questa è una battaglia morale, non moralista, e dovrebbe riguardarci tutti.

Lo dico con un pizzico di ironia, ma dovremmo “ringraziare” questa querelle per aver fatto luce su un problema che ha radici profonde nelle nostre cattive abitudini a “lasciar passare”, a “pensare che non dipenda da noi”, a “minimizzare tutto”, a “farci andare tutto bene”… no! 

Io dico no! E pare che siano molte le persone che abbiano deciso di dire no.

Voglio spiegarmi meglio, a scanso di facili equivoci. Non ho invocato, e non invoco, la censura chiedendo di riconsiderare una scelta avventata, a parere di molti. Io dico NO alla superficiale liberalizzazione di ogni contenuto in ogni contesto.

Dico che dobbiamo tornare a setacciare, a capire cosa è idoneo a stare nelle strade, negli smartphone, nella tv che guardano tutti;  capire cosa dovrebbe avere il bollino verde, cosa giallo, cosa rosso.

Ma davvero, dico, sareste contenti se i vostri bambini di 3-4-5-6 anni accedessero senza filtri, come già accade, a certi tipi di contenuti? Io non sono madre, ma mi sento “madrina” del mio pubblico, e intendo proteggerlo, amarlo, e perché no, a volte persino cercare di educarlo. Fine della storia.

D. Tornando alla tua musica e ai tuoi progetti, che cosa ha in serbo Roberta Giallo per il suo pubblico?
R.G.: Come una gallina sto covando da tempo nuove canzoni, e non vedo l’ora che i pulcini rompano le uova per venire al mondo, e poi vedere che succede… Col mio nuovo progetto discografico voglio davvero sorprendere! Sto lavorando per “tornire la sfera”, proprio come dice il grande Mauro Malavasi… e questo è un processo che richiede tempo e molta attenzione per i dettagli.

Nel frattempo posso annunciarvi con molto piacere che il 4 Marzo debutterò a Bologna, al Laboratorio San Filippo Neri, con uno spettacolo celebrativo della nascita di Lucio Dalla a cui sto lavorando col l’autore RAI Ernesto Assante, cui faranno seguito altre tappe: tra queste vi segnalo quella del 21 marzo allo splendido Theatres Des Varietes di Montecarlo, lì mi sento a casa.

Un’altra emozionantissima avventura mi porterà a partecipare al Festival di Cannes 2020, grazie ai meravigliosi registi Marco Melluso e Diego Schiavo, che mi hanno voluta nel ruolo di  attrice femminile protagonista del film “Il Conte Magico” prodotto da Genoma Films, che narra le vicende di colui che fece edificare la famosa Rocchetta Mattei di Grizzana Morandi.

Pace e bene a tutti quanti.
Grazie, Raffaella, per queste domande maieutiche!

Roberta Giallo


Di seguito il testo completo della lettera inviata da Roberta Giallo alle Istituzioni:

“Scrivo questa lettera aperta, accorata, rivolgendomi a tutte le Figure Istituzionali, affinché si accenda una riflessione profonda su una triste vicenda ormai sotto gli occhi di tutti: mi riferisco alla scarsa attenzione e considerazione intellettuale data alle donne in questo Settantesimo Festival della Canzone Italiana, e alla sufficienza con cui sono state liquidate domande e polemiche a riguardo, e soprattutto alle scelte compiute dal direttore artistico Amadeus, come  inserire in gara un concorrente che denigra e offende le donne, incitando alla violenza, e riportandoci ad un Medioevo culturale, cancellando così secoli di battaglie a favore dell’Emancipazione Femminile.

Chiedo quindi a:

La Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, L’Ex Presidente della Camera Laura Boldrini, L’Ex sottosegretario al Ministero della Cultura Lucia Borgonzoni, L’Assessore alla cultura della Regione Emilia Romagna Massimo Mezzetti, L’Assessore alla Cultura del Comune di Bologna Matteo Lepore, L’Onorevole e Rappresentante della Commissione Cultura Alessandra Carbonaro, L’Onorevole Giorgia Meloni, I Vertici RAI Fabrizio Salini e Marcello Foa, Il Direttore di RAI 1 Stefano Coletta, La Coraggiosa Giornalista Maria Luisa Busi, Le Giornalista RAI Cinzia Fiorato, Serena Dandini, La Scrittrice Michela Murgia, La Cantautrice Grazia di Michele, Giordano Sangiorgi, Red Ronnie, Michele Monina, e tutti coloro che sentono di non poter rimanere fermi a guardare, a prescindere dal colore politico:

di accendere i riflettori su questa indecorosa e offensiva vicenda.

Sono necessarie azioni concrete!

Sono pronta a farmi portavoce di tutte le donne, in particolare di quelle del mondo della musica, dello spettacolo e della cultura in generale.

È doveroso riassumere, perché tutti possano comprendere, quanto sta succedendo:

È stato selezionato per partecipare alla manifestazione musicale più importante d’Italia, che rappresenta la nostra cultura popolare (oltre ad essere trasmessa in mondovisione) e ha forte impatto mediatico sulle vecchie e nuove generazioni, il rapper Junior Cally, conosciuto per l’utilizzo ricorrente di frasi violente e offensive nei confronti delle donne: ne cito alcune non senza imbarazzo e difficoltà:

«Lei si chiama Gioia, beve poi ingoia.
Balla mezza nuda, dopo te la da.
Si chiama Gioia, perché fa la tr*ia, sì, per la gioia di mamma e papà».
«Questa non sa cosa dice. Porca tro*a, quanto ca**o chiacchera?
L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C’ho rivestito la maschera».
«state buoni, a queste donne alzo minigonne»;
«me la chi*vo di brutto mentre legge Nietzche»;
«ci scopi*mo Giusy Ferreri »;
«lo sai che fotti*mo Greta Menchi»;
«lo sai voglio fott*re con la Canalis»;
«queste put**ne con le Lelly Kelly non sanno che fott*no con Junior Cally».

C’è da chiedersi se il criterio di selezione dell’artista sia dovuto solamente dagli elevati numeri di streaming on line, oppure se qualcuno abbia considerato degni di rilievo e di attenzione questi contenuti da lui proposti nel corso della sua carriera.

Inoltre ad arricchire l’infelice quadro, alla conferenza stampa di Sanremo, al di là di ogni distrazione, leggerezza, superficialità, noncuranza perdonabili, è comunque emerso un messaggio molto sgradevole.

Sembrerebbe che le donne chiamate a co-condurre il festival  siano state scelte perché  “belle”, “bellissime”,  “sexy”, cito l’iconica frase “scelta per la capacità di stare vicino ad un grande uomo stando un passo indietro”.

Senza voler essere bigotti siamo disposti a concedere e a perdonare una gaffe, una distrazione, uno scivolone, ma considerando tutto il contorno non sembra questo il caso. Si sono ripetuti eventi  che portano a pensare che il nostro paese abbia bisogno ancora di tanto lavoro per maturare una coscienza collettiva di parità di genere e rispetto verso le donne.

Si predica bene e si razzola malissimo. Le parole dovrebbero avere un peso.

Se da una parte a Sanremo viene invitato come ospite Tiziano Ferro che incoraggia tutti a bandire ogni forma di bullismo, sottolineando il peso e l’importanza delle parole, d’altra parte sullo stesso palco viene chiamato un bullo patentato che incita alla violenza.

Sono a chiedere di riconsiderare la presenza nella TV di stato, di cui noi tutti siamo sostenitori attraverso il canone RAI, di Junior Cally.

Continuare ad errare, salvo poi pentirsi e chiedere scusa superficialmente, non fa altro che perpetrare il malcostume nel nostro Paese, che non vogliamo torni ad essere equiparabile a stati in cui la donna gode di diritti minori rispetto agli uomini.

Le scuse non sono più sufficienti.

Chiedo venga data una volta per tutte la giusta attenzione alla causa femminile, attraverso operazioni di stampo culturale, fatti concreti, a partire da una maggiore presenza di artiste donne nel cast del Festival di Sanremo, manifestazione di grande rilievo per il nostro paese.

Concludo quindi chiedendo a tutte le donne e a tutte le persone sensibili di sostenere questo mio appello diffondendolo il più possibile, per arrivare a toccare il cuore e la coscienza di tutti.

Roberta Giallo