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Il vortice emozionale di Moby

Ph: Travis Schneider

(Raffaella Mezzanzanica)

“Mi dispiace se questo sembra ovvio, ma per me lo scopo principale della musica è quello di comunicare emozioni, condividere qualche aspetto della condizione umana con chiunque possa essere in ascolto. Desidero la semplicità e la vulnerabilità che si possono ottenere con la musica acustica o classica”  – Moby

Si può solo immaginare lo stupore di moltissimi fan di fronte all’annuncio che Moby avrebbe pubblicato un nuovo album, Reprise, rivisitando alcuni dei suoi maggiori successi con nuovi arrangiamenti per orchestra e strumenti acustici.

Tuttavia, credo che questa sensazione non sia nemmeno paragonabile a quella provata da alcuni amanti della musica classica, di fronte alla notizia che l’album sarebbe stato pubblicato da Deutsche Grammophon, etichetta discografica fondata nel 1898 da Eril Berliner – inventore del grammofono e del disco fonografico – e da suo fratello Joseph.

“Perché Deutsche Grammophon abbia deciso di pubblicare un album di Moby” non è affatto la domanda giusta da porre. La domanda corretta è: “Perché no?”

Del resto Deutsche Grammophon è la stessa etichetta discografica che nel 2020 pubblicò Mixing Colours, il debutto discografico dei fratelli Brian e Roger Eno.

La pubblicazione di un album di Moby è la testimonianza del fatto che Deutsche Grammophon sia un’etichetta discografica assolutamente all’avanguardia, alla continua ricerca di novità.

Reprise esce in concomitanza al docufilm MOBY DOC e questo è fondamentale, perché album e documentario sono correlati, interconnessi. Si tratta di due rappresentazioni uguali e contrarie di un artista – definito “una delle figure più innovative della musica elettronica” – che ha vissuto tante vite, un artista che è caduto ed è sempre riuscito a rialzarsi.

L’album e il documentario sono i due modi con cui Moby, forse per la prima volta in assoluto, ha deciso di aprirsi totalmente al suo pubblico.

Reprise non è un semplice “greatest hits”, ma una vera e propria riflessione sul modo in cui l’arte si evolve e si adatta al tempo e ai contesti.

“…per me lo scopo principale della musica è comunicare emozioni”, così si legge nella citazione riportata all’inizio di questo articolo.

L’album è un vortice di emozioni. Moby ha rivisitato ogni brano con estrema cura, per adattarlo a quella che è la sua visione della musica e dell’arte.

Nell’album sono inclusi 14 tra i suoi più grandi successi. E’ la Budapest Art Orchestra ad accompagnarlo in questo “viaggio emozionale”, insieme a diversi artisti, alcuni molto noti, altri meno. Tutti, però, appartengono a generi musicali completamente diversi.

Questo è un altro punto di forza di Moby. In tutta la sua carriera ha sempre cercato collaborazioni con artisti innovativi, anche molto giovani e spesso non “mainstream”.

Chi sono, quindi, gli artisti che accompagnano Moby in questo viaggio? Jim James (My Morning Jacket) per “Porcelain”, Mark Lanegan e Kris Kristofferson insieme per “The Lonely Night”, il pianista islandese Víkingur Ólafsson in “God Moving Over The Face Of Waters”, Mindy Jones, cantautrice e già collaboratrice di Moby, Apollo Jane in “Why Does My Heart Feel So Bad”. E ancora, Novo Amor, Alice Skye, Luna Li, per chiudere con Skylar Grey e Darlingside in “The Last Day”.

“Natural Blues”, brano inserito nell’album epocale Play, nella versione originale conteneva un campionamento del brano “Trouble So Hard” di Vera Hall. Nella “Reprise Version”, Moby si affida alle voci di Gregory Porter, artista che non ha certo bisogno di presentazioni e di Amythyst Kiah, una giovane cantautrice originaria del Tennessee, nota per essere una delle quattro componenti del supergruppo folk/blues Our Native Daughters. Il suo brano “Black Myself” ha ricevuto anche una nomination al Grammy come “Best American Root Song”. “Natural Blues (Reprise Version)” è un brano davvero “globale”, in quanto la voce di Amythyst è stata registrata a Los Angeles, Gregory Porter ha registrato a New York City, Moby ha registrato chitarra acustica, chitarra elettrica, basso, tastiere e piano agli studi EastWest Studios di Los Angeles (sì, proprio quelli in cui The Beach Boys hanno registrato “Pet Sounds”!). Per registrare l’orchestra tutta la produzione si è spostata a Praga, mentre le voci del coro gospel, a causa del lockdown, sono state registrate una ad una e separatamente nello studio a casa di Moby.

“Go”, il primo successo di Moby, il brano che lo ha reso una star a livello mondiale, entra in una nuova dimensione, grazie agli archi e alle percussioni di Alex Acuña, già membro dei Weather Report e artista che ha collaborato con Elvis Presley, Joni Mitchell, John Mayall, Neil Diamond, Donna Summer, Ella Fitzgerald e tantissimi altri.

“In aggiunta a ‘Reprise’, negli ultimi 4 anni ho lavorato anche a ‘MOBY DOC’, un film unico e idiosincratico sulla mia vita, il mio attivismo e la mia musica.

Uno degli obiettivi nella creazione di “MOBY DOC” era cercare di realizzare un documentario musicale onesto e non convenzionale, a differenza di qualsiasi altro documentario musicale. E, presuntuosamente, penso che ci siamo riusciti.” – Moby

MOBY DOC si apre con una domanda: “Perché ho voluto un documentario su di me?” “Domanda legittima”, commenta Moby. Ogni capitolo del docufilm è rappresentato da un decennio.
Si parte dall’infanzia vissuta all’interno di una famiglia molto povera e in cui i genitori litigavano continuamente, all’adolescenza, alla scoperta della musica. Segue il racconto dei momenti in cui la sua casa era diventata una fabbrica abbandonata, per arrivare al successo e alla ricchezza e, purtroppo, anche alla dipendenza da alcool e droghe.

C’è un aspetto che colpisce particolarmente. Nonostante sia Moby stesso a raccontare la sua storia, piena di successi ma anche caratterizzata da momenti difficili, attacchi di panico, dipendenze e persino dal pensiero di suicidarsi, spesso la sensazione è quella di una narrazione totalmente distaccata. In alcuni passaggi è come se Moby stesse raccontando la storia di un’altra persona.

Ci sono, però, dei momenti davvero emozionanti e sono quelli in cui parla del suo rapporto con gli animali e di come questo, insieme alla musica, gli abbia letteralmente salvato e cambiato la vita. Gli animali sono sempre stati una presenza costante nella sua vita e la sua unica compagnia durante l’infanzia. Poi, con il passare degli anni, Moby scopre qualcosa di molto importante per lui: “Gli animali sono buoni, gli esseri umani sono spaventosi”.

Reprise e MOBY DOC sono entrambi caratterizzati da un forte impatto emotivo.

Moby è musicista, cantautore, produttore, scrittore e attivista. E’ vegano convinto da trent’anni ed è un sostenitore dei diritti degli animali – lo si può facilmente comprendere anche dai suoi tatuaggi – e degli aiuti umanitari.

Ph: Instagram

Crede fermamente che lo scopo dell’arte sia quello di comunicare emozioni.

 “So che probabilmente sembra un’esagerazione, ma la musica mi ha salvato. (…) Sono stato in grado di prendere tutte le cose che provavo e a dar loro un senso. Prendere la paura e renderla interessante, prendere la mia confusione e cercare di renderla meravigliosa. Fare musica era quasi come un atto di auto-guarigione, ma anche qualcosa a cui forse altre persone potevano relazionarsi o capire.” – Moby

Questa è la musica, questa è l’arte, questa è l’emozione e, signore e signori, tutto questo è Moby.

Ph: Travis Schneider

Reprise Tracklist:

01 Everloving
02 Natural Blues feat Gregory Porter & Amythyst Kiah
03 Go
04 Porcelain feat Jim James
05 Extreme Ways
06 Heroes feat. Mindy Jones
07 God Moving Over The Face Of Waters feat Víkingur Ólafsson
08 Why Does My Heart Feel So Bad? feat Dietrick Haddon & Apollo Jane
09 The Lonely Night feat Kris Kristofferson & Mark Lanegan
10 We Are All Made Of Stars
11 Lift Me Up
12 The Great Escape feat Nataly Dawn, Alice Skye & Luna Li
13 Almost Home feat Novo Amor, Mindy Jones & Darlingside
14 The Last Day feat Skylar Grey & Darlingside