Il suono assordante del silenzio

(Raffaella Mezzanzanica – 15 giugno 2020)

In questi ultimi quattro mesi, abbiamo imparato a confrontarci con un mondo totalmente rivoluzionato, un mondo in cui il “new normal” è stato caratterizzato dall’acquisire familiarità con nuovi abitudini e nuovi termini come “lockdown”, ma, soprattutto, dall’imparare che cosa significa “distanziamento sociale”. E, alla fine, rendersi conto che questo “distanziamento sociale” implica necessariamente un distanziamento fisico, a cui tutti abbiamo dovuto abituarci.

Nel contesto della musica, abbiamo visto come gli artisti, soprattutto quelli non appartenenti al “mainstream”, siano stati tra le categorie maggiormente colpite dalla crisi economica e finanziaria che si è generata a seguito della pandemia.

Dall’altra parte, i concerti e gli eventi cancellati o rimandati, le location chiuse, in molti casi fino a data da destinarsi, hanno generato un senso di profonda tristezza nei fan che si sono ritrovati nell’impossibilità di vedere dal vivo gli artisti che amano.

Certo, i fan sono amareggiati e arrabbiati (pensiamo, ad esempio, a quello che è successo recentemente per il mancato rimborso dei biglietti del concerto di Paul McCartney – e solo per la data italiana!), ma nessuno ha davvero provato a domandarsi come possano sentirsi gli artisti in questo periodo?

Io l’ho fatto. Anzi, mi è capitato di pormi questa domanda diverse volte, soprattutto quando mi sono ritrovata a passare i pomeriggi davanti a uno schermo, guardando concerti registrati su YouTube, o nuovi brani pubblicati dagli artisti direttamente sui Social.

C’è un tema di assenza, perché la musica, in qualche modo, ci completa e ci conforta e ora, noi che siamo abituati a stare sotto al palco, ci sentiamo persi.

Qualche giorno fa, ho guardato online Banding Together: A Concert for the Colorado Music Relief Fund, livestream fortemente voluto da Nathaniel Rateliff per supportare la comunità di artisti e lavoratori del mondo della musica del Colorado, uno Stato che offre paesaggi e location di incredibile bellezza per concerti e festival.

Da quell’evento ho estratto la foto all’inizio di questo articolo. Questa foto è per me il simbolo di ciò che sta succedendo alla musica in questo periodo.

L’immagine rappresenta lo stesso Nathaniel Rateliff mentre si esibisce nel contesto dell’evento, all’interno del Red Rocks Amphitheatre, una location di straordinaria bellezza che ha ospitato nel corso degli anni tantissimi artisti: John Denver, U2, John Prine, The Allman Brothers Band, Phish, Dave Matthews Band, Gov’t Mule, Brandi Carlile. E tanti, spesso, sono stati accompagnati sul palco nelle loro performance dalla Colorado Symphony Orchestra.

Si tratta di una di quelle location dove di rumore ce n’è sempre stato parecchio, dove si balla, ci si diverte e, al tempo stesso, si può godere di un paesaggio e di una vista spettacolare.

Nathaniel Rateliff, però, è solo con la sua chitarra a cantare di fronte a una platea completamente vuota e, da certe sue espressioni, si comprende come tutto questo sia per lui totalmente surreale.

Perché alla fine, diciamo la verità, gli artisti che salgono su un palco hanno bisogno del pubblico. Ovviamente, ci sono implicazioni di carattere economico, perché  musicisti, cantanti, ma anche ballerini o attori, fanno della propria arte il proprio lavoro. Senza il pubblico,  però , non esisterebbero come artisti.

Ed è così, quindi, che si presentava il Red Rocks Amphitheatre di fronte a Nathaniel Rateliff, avvolto da un silenzio inverosimile.

Basti pensare, tra l’altro, che questa è una di quelle location che, all’inizio degli anni ’70, anzi, più precisamente il 10 giugno 1971, rischiò di essere chiusa definitivamente per “troppo rumore”.

In quella data, era previsto il concerto dei Jethro Tull. I biglietti erano andati a ruba e l’evento era sold out già due settimane prima. Duemila fan della band rimasti senza biglietto decisero di scavalcare le colline dietro la location per entrare al concerto. A questo punto, ci fu l’intervento della polizia che cercò di disperdere la folla con gas lacrimogeni. Arrivati all’Anfiteatro, i Jethro Tull non si scomposero. Salirono tutti sul palco e iniziarono a suonare. Potete capire che cosa possa significare per un flautista (Ian Anderson) suonare ad una tale altitudine (1.965 mt. s.l.m.) e in presenza dei gas lanciati dagli agenti di polizia.

Oggi, invece, Red Rocks si presenta così: vuoto e silenzioso.

Sempre all’interno di Banding Together: A Concert for the Colorado Music Relief Fund, si può assistere alla performance di The Lumineers all’interno dell’Empower Field Stadium, la casa dei Broncos, squadra di football americano di Denver (CO).

Nella foto sopra, estratta dal livestream, li potete vedere in fondo: tre puntini in un grande stadio totalmente vuoto.

Ed è ancora silenzio!

Ci sono, poi, artisti che decidono di suonare anche  in location storiche al chiuso, senza pubblico e di proporre questi live in streaming ai propri fan.

E’ il caso di Sturgill Simpson, artista che nasce come giovane punk, per poi arrivare a trasformare il country nel suo album Metamodern Sounds in Country Music, vincere un Grammy come “Best Country Album” con A Sailor’s Guide to Earth (assolutamente da ascoltare) e a creare, per questa particolare occasione, “the greatest bluegrass band on the planet” (Scott Vestal – banjo, Sierra Hull – mandolino e voce, Mike Bub – basso, Mark Howard – chitarra, Stuart Duncan – violino e Miles Miller– batteria), proponendo un concerto, ovviamente senza pubblico, al Ryman Auditorium di Nashville (TN).

Questo concerto è il frutto di una scommessa. Qualche tempo fa, Sturgill Simpson e sua moglie erano risultati positivi al Covid-19 e, per raccogliere fondi, l’artista aveva deciso di mettere in vendita del merchandising sul suo sito, dichiarando che se fosse stata raggiunta la cifra di 200.000 $ non solo avrebbe suonato in livestream dal Ryman Auditorium ma, entro la fine del 2020, avrebbe pubblicato un nuovo album, rivisitando la sua discografia (davvero variegata, tra l’altro) in stile bluegrass.

E così, mentre aspettiamo di sapere quale sarà il futuro della musica, dei concerti e dei festival, tra proposte di modalità “Drive-In” e tute protettive da fantascienza (Production Club – The Micrashell), approfittiamo della visione di questi eventi, con la consapevolezza che, contrariamente a quanto si possa pensare, non c’è niente di più assordante del “suono del silenzio”.

Banding Together: A Concert for the Colorado Music Relief Fund (full concert) – 30/05/2020

Sturgill Simpson live at Ryman Auditorium (full concert) – 05/06/2020

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