Il “sunshine pop” dei Sagittarius

(Pierangelo Valenti – 20 giugno 2019)

Gruppo “sunshine pop” fittizio creato a tavolino dal songwriter e produttore Gary Usher (1938-1990), mecenate di Chad & Jeremy, oltre che di Byrds e Peanut Butter Conspiracy, coinvolgendo nell’avventura Glen Campbell e Bruce Johnston, musicisti legati a Brian Wilson (amico di lunga data), l’ex cantante e collega Terry Melcher (figlio di Doris Day, per la cronaca) e il cantante polistrumentista compositore factotum Curt Boettcher, a sua volta animatore di un paio di oscure formazioni fantasma, Ballroom e Millennium, oltre che produttore di Association, Tommy Roe, Eternity’s Children, Sandy Salisbury, Geno Washington, Mike Love ecc. Chiamato col nome del proprio segno zodiacale, il progetto venne ampiamente caldeggiato dall’ideatore e presentato alla Columbia sotto forma di demo che si materializzarono nel 1968 in un album (“Present Tense”) e due singoli commercialmente disastrosi per il fatto che nella realtà i titolari non esistevano e la promozione d’obbligo, tramite gli usuali canali delle esibizioni dal vivo e le partecipazioni radiofoniche e televisive, non poté venir soddisfatta. Ci riprovò l’anno dopo mantenendo la stessa sigla, servendosi di altri musicisti, introducendo qualche accento psichedelico, soprattutto affidandosi a generose dosi di suoni generati dal neonato moog, e realizzando un secondo disco, “The Blue Marble” per la Together Records, etichetta indipendente da lui fondata, che sortì il medesimo, pessimo, risultato del primo. “Another Time”, malgrado la sfortuna, rimane comunque un notevole pezzo di storia della musica westcoastiana del periodo per suono ed influenze: Beach Boys e Mamas & Papas quasi a braccetto. Per gli interessati il lavoro d’esordio è stato ristampato in cd dalla Sundazed negli Stati Uniti (1997) e dalla Rev-Ola (2009) in Inghilterra con una nutrita serie di bonus track; il secondo dalla Poptones (usando come matrice una copia intonsa del vinile) ed in seguito ancora dalla Sundazed, questa volta masterizzando i nastri originali dell’epoca. Sagittarius appartiene di diritto alla schiera di quelle formazioni più o meno sconosciute responsabili di una valanga di titoli, anche di notevole spessore, inediti e del tutto dimenticati che ancora oggigiorno affiorano con una certa costante frequenza dagli archivi di label i cui responsabili, per scrupolo o lungimiranza o semplicemente per istinto, non rigettavano alcunché.

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