Il Blues – Canti dei negri d’America

(Pierangelo Valenti – 13 settembre 2019)

Alessandro Roffeni (a cura di) “Il Blues – Canti dei negri d’America” (Edizioni Accademia, Roma, 1973). Questo è il primo libro sul blues che ho acquistato in vita mia ed una delle prime pubblicazioni musicali lette in assoluto poiché allora, in fase adolescenziale e considerandomi uno spirito libero nonché ribelle ad oltranza, con molta cautela e quasi con diffidenza mi avvicinavo a letture di tal genere temendo di esserne in qualche modo e mio malgrado condizionato. Situazione, a ben vedere, tanto paradossale quanto normale e di transizione ad una certa età, salvo poi col tempo sviluppare, in varia misura a secondo dell’interesse e sensibilità, un minimo di senso critico capace di vagliare i vari insegnamenti, proposte ed idee piovuti dall’alto. Fin troppo facile ribadire che in questo caso il saggio – e la fortuna giocò un ruolo fondamentale facendomelo conoscere in prima battuta – mi aprì le porte di un mondo fino ad allora non certo sconosciuto ed ignorato ma recepito in primis tramite le manipolazioni genuine, edulcorate o bistrattate dei musicisti bianchi, inglesi e americani, prevalentemente dediti al rock. Me ne rammarico ma purtroppo non mi sovviene la persona o la circostanza che mi indirizzarono verso l’autore ed i suoi scritti (fagocitatone uno, sono passato agli altri con la stessa velocità e passione con cui il Roffeni li ha prodotti). Acquistato in una anonima libreria dell’hinterland milanese per 2700 lire, me lo portai a casa quatto quatto come un ladro già pregustando i bei momenti che mi avrebbe regalato. Ma non solo. Alla fine, proprio nell’appendice, campeggiavano delle schede sintetiche sui bluesmen più famosi arricchite da una discografia di base che per me, neofita ma soprattutto ignorante e curioso, fu la base per un viaggio in grande stile verso un pianeta tutto da scoprire. Con gli anni e le letture imparai ad apprezzare lo scrittore nella sua interezza per la serietà, il buon gusto, l’approfondimento e la padronanza del genere (messa egregiamente alla prova anche nella cura di una collana di album dedicata all’idioma afro-americano per l’etichetta padana Albatros di Armando Sciascia), tutti argomenti che già in questa prima opera erano manifesti ma, per quel che mi riguarda, lasciati in secondo piano di fronte ai protagonisti dei brani riportati (in inglese con traduzione a fronte), il vero centro di tutti i miei interessi. A distanza di più di quarant’anni “Il Blues” (notare nel titolo la parola “negri”, di uso comune all’epoca anche nei testi delle canzonette, vedi Silvana Mangano-Flo Sandon’s, Edoardo Vianello, Nino Ferrer, Fausto Leali, Michele, Walter Valdi, che solo un decennio dopo avrebbe fatto gridare allo scandalo i critici blues nostrani ed i lettori benpensanti dallo spirito ingenuamente bucolico) non ha perso nulla della sua importanza divulgativa e pionieristica nel panorama dell’editoria musicale italiana nonostante la valanga di pubblicazioni, più o meno specializzate, con dischi allegati e non, usciti da allora. Da parte mia devo confessare con estremo piacere di averlo visto nelle librerie domestiche di un’infinità di amici ed appassionati. Ancora reperibile usato con una certa facilità. Sapete cosa vi dico? Mi viene voglia di rileggerlo. Enjoy

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