Gypsy – Comes a Time-The United Artist Recordings

(Andrea Romeo)

Verso la fine della lunga chiacchierata tra John Knapp, vocals, 12-string guitar, keyboards, ed il giornalista Malcolm Dome, risalente al mese di Aprile del 2021 e contenuta nel bel libretto che accompagna Gypsy – Comes a Time-The United Artist Recordings, il musicista di Leicester, con una punta di rimpianto, si lascia andare: “I do have a certain fondness for the albums we made. There were some good things on them. But the production always let us down. We don’t sound heavy enough. Live we were tremendously powerful and could match anyone on the scene at the time. So, there is whenever I listen back to them.

Perché c’è sempre un motivo, quando le cose non vanno come avrebbero dovuto, e potuto, andare, ed è triste rendersene conto solo molto, troppo tempo dopo, quando ciò che resta sono i ricordi di ciò che avrebbe potuto essere, ed invece non è stato.

Occorre quindi riavvolgere il nastro e ritornare al 1965, a Leicester, UK, dove Legay Rogers, presto sostituito da DavidMoth” Smith, drums, David McCarthy, vocals, bass, Robin Pizer, vocals, guitar, Rod Read, guitar) ed il succitato John Knapp decisero di provare a fare musica sul serio, con il nome di Legay, ispirati inizialmente dalle produzioni della Tamla Motown; realizzarono nel 1968 il loro primo singolo, No One, dopodichè virarono nettamente verso il folk-rock psichedelico proveniente dalla California attitudine che permise alla band di aprire per i Led Zeppelin al Klooks Kleek Club di Londra, il primo di Aprile del 1969, di essere inseriti da Pete Swales nel bill dell’Isle of Wight Festival, il 30 di Agosto dello stesso anno, insieme a The Who, Moody Blues, Joe Cocker, Family, Pretty Things, Blodwyn Pig e King Crimson, di venire opzionati per la serata successiva, in cui Bob Dylan era l’headliner (unica band nella storia del Festival  a suonare entrambe le sere, tra l’altro di fronte a membri di Beatles e Stones), e di attirare inoltre l’attenzione di un personaggio come John Peel, che avrà poi modo di vederli dal vivo il 14 Dicembre, 1971, quando presenteranno il loro lavoro di debutto al Paris Theater di Londra.

Le influenze, chiarissime e palesate nel primo omonimo album Gypsy (avevano cambiato nome nel 1969), pubblicato nel 1971, portano i nomi di Buffalo Springfield, Crosby, Stills, Nash & Young, ma soprattutto Moby Grape, specie per quanto riguarda le armonie vocali; un album di debutto ben strutturato dunque, ottimamente eseguito e ricco di fascino, fattori che, negli anni immediatamente successivi, spinsero il Dj di Heswall a convocarli per ben tre volte alle sessions per il John Peel’s Show, e questo fino a poco prima che il gruppo si sfaldasse definitivamente.

L’album tuttavia non vendette affatto bene e lo stesso Knapp ne individua chiaramente il motivo: “It didn’t capture our live sound at all. We were a lot more energetic than you’d expect just from listening to the record. I’d say that we never got close to what we were really like onstage on any of our recordings.

Nell’Agosto del 1971 realizzarono il primo singolo Changes Coming/Don’t Cry on Me che venne trasmesso da Bob Harris nell’ambito di BBC Radio One, ed il 26 dello stesso mese apparvero nella trasmissione Top of the Pops, insieme a Carole King, Diana Ross, The Supremes, Curved Air, Curtis Mayfield, Family e Marmalade; Changes Coming tra l’altro, ritenuto al tempo un brano eccessivamente “politico” (venne scritto da Pizer, e trattava dei “riots” di Londra e Parigi…), venne letteralmente cassato dalle emittenti inglesi, e pare lo sia tuttora, pur dopo cinquant’anni…

Neppure il tempo di presentare il primo album ed ecco la prima defezione: Read, che pare non avesse contribuito molto alla stesura dei brani, abbandona ed al suo posto subentra Ray Martinez, proveniente dalla prog-band degli Spring, e sicuramente migliore dal punto di vista tecnico.

La United Artists li affidò allora alle cure del produttore John Anthony, che aveva già lavorato con Van Der Graaf Generator, Genesis, Rare Bird, Affinity, Lindisfarne, Peter Hammill, e che ha tutt’oggi, verso di loro, parole di grande apprezzamento: “…they were all tremendous players, open to experimentation and very good natured…”, con il quale, nei Rockfield Studios di Monmouth, misero mano al secondo album, Brenda and the Rattlesnake, pubblicato nell’agosto del 1972.

Malgrado il livello qualitativo fosse probabilmente anche superiore a quello del primo lavoro, anche questo album vendette poco, ma nonostante ciò l’etichetta propose alla band di prepararne un terzo, sempre con Anthony alla consolle, che venne completato, ma non commercializzato; lo chiamarono The Orange Album, per via del fatto che l’acetato del test-press era di quel colore; negli anni, rivela Knapp che lo possiede ancora, si è deteriorato e risulta inutilizzabile per un’eventuale possibile pubblicazione: ne esiste in realtà una versione in cassetta, probabilmente impiegabile, ma con il proprietario non è mai stato raggiunto un accordo per poterla riversare.

Problemi economici ormai del tutto irrisolvibili portarono dunque la band allo scioglimento, non prima di un ultimo concerto che si tenne alla Nottingham Boathouse.

Inglesi di Leicester, ma con un’attitudine decisamente orientata verso quella West-Coast nei confronti della quale, per stessa ammissione di Knapp, non avrebbero affatto potuto competere, nonostante le loro indubbie, e riconosciute, qualità.

Fu questo, di fatto, quella sorta di guado dal quale i Gypsy non riuscirono mai a tirarsi fuori e che ne decretò in pratica la fine dopo neppure dieci anni di carriera, due album (più un terzo mai pubblicato) all’attivo e la consapevolezza postuma che, se avessero suonato “più inglesi” avrebbero forse imboccato una strada più consona ai loro mezzi ed alla loro provenienza, con esiti che, verosimilmente, sarebbero potuti essere differenti e migliori; questo cofanetto rende loro, in parte, una meritata giustizia, ma non aiuta a definire compiutamente la loro vicenda artistica.

(Esoteric Recordings/Cherry Red Records, 2021)

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