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Guthrie Govan – Erotic Cakes

(Andrea Romeo – 19 marzo 2020)

Ci sono musicisti che nascono già come performer, e questo perché possiedono, già da subito, un’attitudine naturale all’esibizione, ed altri che, invece, seguono percorsi artistici più articolati, formano band, e collaborano in situazioni gestite però da altri.

Guthrie Govan, chitarrista britannico nato a Chelmsford, ha seguito un percorso tutto suo, un percorso che è partito da molto lontano, rispetto a studi di registrazione e palchi.

Inizia a suonare con il fratello, nel programma Ace Reports di Thames Television, poi invia alcuni demo a Mike Varney della Shrapnel Records il quale, impressionato, gli propone di lavorare per lui; Govan però rifiuta, ed ha spiegato recentemente di averlo fatto perchè: “Quello che volevo davvero sapere era se fossi stato bravo abbastanza…”.
A questo punto, però, in qualità di insegnante, gli si aprono le porte di numerose scuole di musica; la sua formazione è molto “classica”, perché ascolta ed assorbe il sound di Elvis Presley, Jerry Lee Lewis e Little Richard, si avvicina poi a Beatles, Cream, Jimi Hendrix, Frank Zappa ed AC/DC, ed i suoi servigi vengono richiesti presso il Guitar Institute di Acton, la Thames Valley University, e l’Academy of Contemporary Music. Insegna inoltre al Brighton Institute of Modern Music e viene invitato a tenere seminari, masterclasses e clinics in tutto il mondo.

In questo contesto didattico pubblica anche due libri: Creative Guitar Volume1: Cutting Edge Techniques e Creative Guitar Volume2: Advanced Techniques.

Difficile a questo punto che, un personaggio così interessante e preparato, non attirasse l’attenzione dell’ambiente musicale: collabora infatti con i riformati Asia, e forma i GPS con il bassista e cantante John Payne, ed il batterista Jay Schellen.

Durante il primo decennio del nuovo secolo sviluppa un personalissimo approccio allo strumento, approccio che assorbe sia l’impostazione dei chitarristi più classici, in ambito rock, ma non disdegna musicisti più particolari: soprattutto, dal punto di vista dei suoni e dei fraseggi, la lezione di Allan Holdsworth non pare affatto secondaria.
Nelle tracce del suo primo album come solista, uscito nel 2006, Erotic Cakes, Govan tiene di fatto una piccola masterclass in cui esibisce, nelle undici tracce, il proprio repertorio tecnico e compositivo, coadiuvato dal fratello Seth Govan al basso e da Pete Riley alla batteria, e con ospiti di un certo rilievo, quali Ritchie Kotzen e Ron “Bumblefoot” Thal alle chitarre. La formazione presente in questo album, con l’aggiunta del sassofonista Zak Barrett, diventerà in seguito una “spot” band, The Fellowship, che ha suonato per anni tutti i giovedì sera, e suona ancora oggi, ma soltanto due o tre volte all’anno, presso il Bassment club di Chelmsford, Essex.

In Erotic Cakes, Govan sviluppa parecchie delle sue abilità musicali: è un chitarrista che sa anche essere iperveloce, pur senza mai voler essere uno shredder, ma non abusa mai di questa peculiarità, anzi, la mostra in rarissimi casi.
E’ però, e questo invece lo mostra spesso, un chitarrista melodico, capace di costruire brani strutturati in cui non si esprime mai attraverso assoli continui, ma preferisce creare passaggi in cui la chitarra diventa una vera e propria voce, e si esprime attraverso una sorta di “cantato strumentale” in cui, una o più frasi, divengono l’asse portante del brano stesso.
Gli anni di insegnamento, attività che, peraltro, compatibilmente con i numerosi impegni artistici, prosegue tuttora, soprattutto in India, Bangladesh, Malesia, Singapore, Hong Kong, Cina, Filippine, Corea del Sud, Giappone e Russia, dove è sempre richiestissimo, gli hanno permesso di sviluppare diverse tecniche e, soprattutto, di elaborare un suono peculiare, molto riconoscibile, molto Holdsworthiano, come detto.

Come il chitarrista di Bradford recentemente scomparso, infatti, ama avere un timbro “liquido”, molto scorrevole, grazie al quale alterna fraseggi velocissimi a pause e break ricchi di bending, di note sospese, di brevi sale ascendenti o discendenti, e dove utilizza anche tapping, hammer-on, thumb, ghost notes, hammer-on, pull-off, ovvero tutti quei metodi che rendono i fraseggi rapidi, scorrevoli, ed in grado di cambiare pelle, più volte, anche all’interno dello stesso brano.
Da notare anche il fatto che, gli stili musicali, non lo vincolano affatto: si va dal metal al ragtime, passando per ballad e svisate jazzate, ma senza il minimo problema, e sempre con accuratezza, meticolosità e credibilità.

Se siete chitarristi, a qualsiasi livello, Erotic Cakes può essere un compendio utilissimo, più che altro, per comprendere le numerose opportunità espressive che, con il vostro strumento, potete sviluppare (ma c’è da lavorare parecchio, per arrivare a questi livelli); se invece siete semplicemente degli appassionati di musica, ed in particolare della fusion, ma intesa proprio come fusione di stili, avrete modo di apprezzare la poliedricità di un musicista che, dopo questo lavoro, avrà modo di collaborare con Steven Wilson e fonderà  una band, The Aristocrats, in cui troverà due partner al suo livello, Bryan Beller (basso) e Marco Minnemann (batteria), con cui poter ampliare, ulteriormente, i propri orizzonti sonori.

Ma quella è un’altra storia…

(JTC Records, 2011)