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Glauco Cartocci – … Pensa che mio zio una sera ha suonato con Jimi Hendrix! Romanzo (ma anche un po’ Saggio)

(Andrea Romeo)

Glauco Cartocci è architetto, grafico, illustratore, musicista per diletto ma soprattutto appassionato di musica, musicologo e scrittore ed ha legato indissolubilmente il proprio nome alla vicenda PID, Paul is Dead, querelle che da anni coinvolge ed appassiona i beatlesiani di mezzo mondo e che riguarda la presunta morte in un incidente stradale, avvenuta il 9 Novembre del 1966, e successiva “sostituzione”, di Paul McCartney, episodio divenuto una delle più misteriose e cupe leggende metropolitane del pop; l’autore l’ha alimentata con dovizia di dettagli grazie ad un libro, Paul is Dead, Il Caso del Doppio Beatle giunto alla settima edizione (dal 2005 al 2019) e divenuto, suo malgrado, un vero e proprio caso letterario a livello mondiale.

La sua attività di scrittore non si è però limitata a quest’opera: alcuni volumi, da L’uomo dei Rockodrilli al noir Com’era Nero il Vinile hanno avuto come argomento il mondo della musica altri, come Piogge Fuori Posto, si sono confrontati con il mondo dei fenomeni “inspiegabili”, oppure con i misteri della mente, come il suo ultimo lavoro Appesi a un Chiodo, sulla Parete, ed in un certo senso tutto ciò non è affatto casuale perché, musica e mistero sono indiscutibilmente argomenti che l’autore ama maneggiare, e farlo con estrema cura e passione.

Ma facciamo un mezzo passo indietro, perché il volume che ci interessa, … Pensa che mio zio una sera ha suonato con Jimi Hendrix!, il penultimo della sua produzione, affronta con notevole arguzia una tematica che oggi più che mai pare essere attuale all’interno del variegato, ed a tratti davvero surreale, mondo della musica, ovvero il rapporto tra la musica stessa e la “rete”.

Cartocci, abile romanziere, sceglie una chiave di lettura che fatalmente mette in luce le contraddizioni di questi due mondi che, all’apparenza fluidi ed interconnessi, palesano invece un difficile livello di convivenza, soprattutto per quanto riguarda gli utenti: l’incipit della presentazione del volume, dice tutto, in questo senso: “In un paese del centro Italia, un gruppo di musicisti disoccupati si riunisce per dar vita a un progetto: un sito web multifunzionale, alla ricerca continua di sponsor e finanziatori…

Ecco allora che, lungo lo sviluppo della narrazione, vengono fuori tutte quelle magagne intrinsecamente correlate ad una situazione di questo tipo: musicisti in un certo senso idealisti, legati a concetti di musica sinceri ma datati, ad una differente fruizione della medesima ed a nozioni di arte, immagine e pubblicità non certo attuali, che si scontrano inevitabilmente con un’utenza che, sempre nella presentazione, viene descritta acutamente come formata da: “… personaggi stravaganti, polemizzatori, troll e hater, perditempo, sessuomani, mitomani, esibizionisti, semplici frustrati…” ovvero un campionario di quella sterminata “fauna” del web con cui ci si trova inevitabilmente a che fare, quotidianamente, su blog, social, siti internet.

Il fatto che questo manipolo di artisti, eterogeneo e decisamente “crazy”, si senta inizialmente quasi in sintonia con questo mondo così variegato e pazzoide, non fa altro che accelerarne l’ingresso in una dimensione della quale, però, maneggiano solo determinate e limitate caratteristiche: nel momento in cui vengono a trovarsi di fronte a qualcosa di più grande, di differente e di meno inquadrabile, soprattutto per le loro mentalità inevitabilmente retrò, ovvero la violenza della rete, Pat (voce), Mandingo (batteria, videomaker), Elvi senza la Esse (tastierista, blogger), Jumping Jack Flash (manager, blogger), Sovrap (chitarrista, cyber-gamer), Roland McHertz (bassista, conduttore), le gemelle simbiotiche Elebea (freelance), circondati a più riprese da amici e collaboratori, ovvero Donato (sax), l’esiliato/fuoriuscito dal gruppo, Pinuccio, Matteo, Sabrina ed Enrica, prima si meravigliano, poi restano sconcertati ed in un certo senso intimoriti, ed infine giungono ad interrogarsi sul senso del fenomeno di fronte al quale si sono trovati, in un certo senso disarmati, proprio perché provenienti da un mondo in cui si comunicava con linguaggi differenti.

La vicenda, narrata attraverso il parallelo tra l’evoluzione della musica e lo sviluppo dei linguaggi sui nuovi media, mette a nudo le debolezze di un sistema in cui, chi non è “allenato” a relazionarsi, rischia seriamente di perdersi; ed anche chi appare dotato di strumenti maggiormente adeguati necessita, comunque, di un continuo aggiornamento, proprio per non rimanere travolto da una valanga, quella della comunicazione che, nel suo rotolare a valle, non fa prigionieri nè lascia scampo a chi non sia in grado di relazionarsi con i suoi linguaggi.

Traspare, comunque, lo sguardo profondamente ironico con cui l’autore inquadra questo mondo complesso e farraginoso, sguardo di chi, pur avvezzo alla comunicazione pre-internet, ne ha seguito passo passo l’evoluzione e quindi ne conosce i meccanismi, i funzionamenti e gli interpreti.

I protagonisti del racconto non sono affatto ingenui o sprovveduti, soltanto mantengono quella sorta di onestà e di purezza di pensiero per cui riescono ancora a stupirsi di fronte a manifestazioni, espressioni, atteggiamenti, reazioni che, per la massa degli utenti, sono considerate “normali”: per loro no, non lo sono affatto ed in certi casi sono ritenute vere e proprie aberrazioni comunicative alle quali la musica, in quanto espressione artistica, dovrebbe rimanere estranea, cosa che invece non succede.

Gli episodi narrati sono il frutto di una osservazione diretta, fatta dall’autore e che si è svolta per lo più nell’ultimo decennio: non solo dunque un parallelo tra epoche differenti, ma una vera e propria analisi della realtà attuale, virtuale e non, in cui atteggiamenti e linguaggi eterogenei prima si incontrano, poi si scontrano e di conseguenza creano inevitabili conflitti, anche generazionali.

Il fatto che oggi si ragioni ancora nei termini, peraltro non nuovi, per cui: “I giovani non capiscono i linguaggi più datati, i vecchi non capiscono il linguaggio dei giovani” non è affatto casuale, perché questa contrapposizione appartiene a più epoche; ciò che è cambiato è il fatto che questa incomunicabilità, una volta relegata a situazioni familiari, o al massimo scolastiche, abbia acquisito attraverso la rete una dimensione planetaria, moltiplicando in modo sproporzionato azioni e reazioni.

Questo volume, con ironia ma con puntualità, aiuta a definire, in modo ironico ma concreto, i termini della questione, offrendo diverse chiavi di lettura di un fenomeno che, essendo tuttora in continua evoluzione, risulta ancora assai difficile non solo da inquadrare, ma soprattutto da gestire.

(Amazon, KDP)