Ghost – Prequelle

(Andrea Romeo – 12 dicembre 2019)

Ci sono band che, sin dalla loro formazione e dal loro debutto sulle scene, sapevano già perfettamente di essere destinate a far parlare di sé, nel bene come nel male. Se poi, oltre all’aspetto strettamente musicale, sussiste anche un aspetto visuale, molto caratterizzato e di grande impatto, la band scatenerà, nel tempo, discussioni e polemiche a non finire, fra uno stuolo di fans adoranti ed una falange di detrattori impietosi.
Questo è esattamente ciò che è accaduto, ed accade tuttora, ai Ghost, gruppo svedese nato a Linköping nel 2006 come Ghost B.C.

Abbigliati come membri di una chiesa, ovviamente con una simbologia rappresentata “al contrario”, guidati da un papa che, negli anni, assunto numerose denominazioni, Papa Emeritus I (2008-2012), Papa Emeritus II (2012-2015), Papa Emeritus III (2015-2017), Cardinal Copia (2018-presente) e rappresentati da musicisti privi di nome, che negli anni cambieranno spesso, ma saranno sempre definiti come Nameless Ghoul, i Ghost hanno da subito messo in subbuglio le varie anime dell’universo Metal.

In special modo gli appassionati più addentro alle vicende del Death metal, del Doom metal e del Black metal, sono stati colti davvero in contropiede poiché, se l’aspetto e l’atteggiamento ben si prestavano ad associare la band svedese a questo ambito musicale, per via del look eccentrico e di ispirazione ecclesiastica, già dal primo album si era però capito che, musicalmente, la band di Tobias Forge, ovvero colui che veste i panni “papali”, era decisamente distante dalle ruvidità dei suddetti generi.

I Ghost, pur dichiarando il loro amore per band come Mayhem, Sarcófago e Devil Doll, Death SS, per il loro aspetto cupo ed oscuro, ma anche per artisti come David Bowie, Alice Cooper e Pink Floyd, per via del loro trasformismo e per la capacità di associare l’aspetto visuale a quello musicale, si muovono in un ambito più prossimo all’hard rock, ma ancora di più ad un metal melodico, non privo di venature pop.

Prequelle, il loro ultimo lavoro, incentrato su “morte e rovina” ed in particolare sulla diffusione della peste nera nel Medioevo, è la palese dimostrazione di questa dicotomia che, per alcuni, certamente i più rigorosi, risulta essere una contraddizione insanabile, mentre per altri, più aperti alle contaminazioni fra generi, un motivo di interesse.

Le dieci tracce, tutte peraltro ottimamente arrangiate ed eseguite, vanno dalle più dure ed oscure, come Rats, che fa seguito ad Ashes, intro di vago stampo Goblin, o Faith, dalle cadenze più black, malgrado un cantato più melodico, sino a brani come See the Light, Pro Memoria,assolutamente pop, Dance Macabre, quasi dance, Witch Image, dalla cadenza quasi AOR o anche la ballad Life Eternal; ci sono poi, invece, interessanti echi prog/folk, soprattutto nei due strumentali presenti, Miasma e Helvetesfönster.

Un rebus complicato, davvero, questi Ghost, sicuramente un gruppo che ha voluto fortemente essere spiazzante e divisivo, gettando con la propria presenza un sasso, e non di poco peso, nello stagno di un genere musicale, il metal nelle sue varie connotazioni, in cui certezze quasi assolute e “dogmi” apparentemente intoccabili, vengono periodicamente messi in discussione.
Loro proseguono il loro percorso artistico variando, continuamente, approccio sonoro e stile musicale, e questo perché, al netto delle contraddizioni, diciamo così, “audio-visuali”, il vero obbiettivo iniziale di Tobias Forge, alias Papa Emeritus/Cardinal Copia, è sempre stato quello di perseguire una linea musicale molto personale, priva di legami troppo stretti con un determinato genere, e questo nonostante le prevedibili critiche.

Dura la vita papale, ad ogni latitudine…

(Loma Vista Recordings/Concord Music, 2018)

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