Genesis – Live at The Rainbow, 1973

(Andrea Romeo – 20 dicembre 2019)

La discografia di qualsiasi artista o gruppo presenta inevitabilmente, qua e là, album che sono stati oggetto di discussioni, polemiche, album che hanno talvolta minato le ferree convinzioni dei fans ed alimentato, contemporaneamente, le obiezioni dei detrattori; tutto normale, si potrebbe dire, perché una carriera, quando sia soprattutto lunga e ricca di fasi differenti, non soddisfa sempre le aspettative di tutti, ma proprio tutti, gli appassionati.
Il caso in esame, tuttavia, è leggermente ma significativamente differente, e lo è per motivi che vale la pena di analizzare.

L’album in questione è Genesis Live, registrato alla Free Trade Hall di Manchester, il 24 Febbraio 1973, ed alla De Montfort Hall di Leicester, il 25 febbraio 1973, e rappresenta il primo lavoro dal vivo della band formatasi nelle britannicissime sale della Charterhouse High School di Godalming, nel Surrey.
Non certo un brutto album, tutt’altro, perché fotografa in maniera realistica quelle che erano le performances del quintetto inglese reduce dall’uscita di Foxtrot, sicuramente uno dei loro lavori fondamentali, ed un album che, considerando la tecnologia dell’epoca, restituiva, almeno dal punto di vista dell’ascolto, buona parte delle sensazioni che invece, visivamente, erano rappresentate anche dalle scenografie e dai travestimenti che Peter Gabriel iniziava ad esibire.
Quindi nulla di negativo, tutto sommato… ed invece no, e questo perché, alla radice di questo album, c’è un “ma” che ne ha sempre minato il valore: Genesis Live viene considerato, dai più, un album “incompleto”.

La scaletta è sicuramente interessante: l’apertura, maestosa ed inimitabile, con Watcher of the Skies, ed a seguire Get ‘Em Out by Friday, The Return of the Giant Hogweed, The Musical Box ed in chiusura la torrida The Knife, ma, per l’occhio attento ed indagatore degli appassionati, manca qualcosa, e qualcosa di molto importante.
Manca, infatti, quella Supper’s Ready che, degli show dei Genesis, era il punto focale, la maratona che lasciava senza fiato, il compendio di creatività, tecnica ed espressività che ne definiva la cifra stilistica. Assenza imperdonabile, dunque, per un disco che “avrebbe potuto essere”, ma non era.

Nel tempo sono circolate registrazioni, più o meno ascoltabili, di altri concerti, registrati quell’anno, anno in cui, tra l’altro, la band avrebbe realizzato il successore di Foxtrot, quel Selling England by the Pound che li avrebbe consacrati, definitivamente, come una delle band fondamentali del rock britannico e mondiale.
Fra le molte una, in particolare, ha da subito colpito l’attenzione di appassionati e collezionisti, ovvero quella della serata al Rainbow Theatre di Londra del 20 Ottobre, 1973, ed il perché è presto detto: oltre ai brani del nuovo album (Dancing With The Moonlit Knight, I Know What I Like (In Your Wardrobe), Firth Of Fifth, il debutto vocale di Phil Collins con More Fool Me e The Battle Of Epping Forest) che andavano a sostituire alcuni pezzi in scaletta (restavano fuori Get ‘Em Out by Friday, The Return of the Giant Hogweed e The Knife), c’era, finalmente, quella Supper’s Ready che, da sempre, era stato una sorta il santo graal per ogni appassionato.

Ma c’è di più: fra le outtakes, contenute nel secondo dischetto di questo Live at The Rainbow, 1973, era presente un’altra versione della medesima suite, registrata, guarda caso alla… De Montfort Hall di Leicester, il 25 febbraio 1973, ovvero nella stessa serata in cui venne registrato parte di Genesis Live!
Il sospetto, covato da molti per anni, trovava la sua conferma: quel live del 1973 avrebbe potuto, o probabilmente dovuto, essere un album doppio ma, per esigenze discografiche, venne “ridotto” ad album singolo, tagliando malauguratamente uno dei brani più rappresentativi dell’intera discografia della band inglese.

Inutile dire che, con questa uscita non ufficiale, ma di elevatissima qualità audio, datata 2014, si è chiuso il cerchio, perchè unendo, nell’ascolto, il live ufficiale di allora, e quello “ufficioso” da poco recuperato e restaurato, si ottiene una panoramica davvero esaustiva di quello che rappresentarono, i Genesis, dal punto di vista compositivo: una band di giovanissimi, poco più che ventenni che, nel giro di quattro, cinque anni, stavano scrivendo pagine di valore assoluto, non solo per quanto riguarda la musica progressive al punto che, in tempi più recenti, più di un musicologo ha affermato che quei brani potrebbero, ragionevolmente, rappresentare una sorta di musica classica moderna.

(Top Gear Records, 2014)

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