Gavin Harrison: “Perpetual Mutations”, come riesco a mantenere il mio equilibrio e quale sarà il futuro di Porcupine Tree e King Crimson

“Le mie idee migliori nascono quando mi sento davvero libero di sperimentare”. (G. Harrison)

Era il novembre del 2020 quando ho intervistato Gavin Harrison per la prima volta. In quell’occasione abbiamo parlato a lungo della sua carriera, dell’ultimo album dei The Pineapple Thief, Versions of Truth, e di Chemical Reactions, il primo progetto musicale con Antoine Fafard (http://musicalmind.altervista.org/in-conversation-with-gavin-harrison-the-drummer-who-is-always-looking-for-new-challenges/).

Dopo quasi quattro anni, ho avuto l’opportunità di intervistarlo nuovamente e questa volta abbiamo parlato di Perpetual Mutations, il suo secondo progetto con Antoine Fafard e del suo punto di vista sul futuro dei Porcupine Tree e dei King Crimson.

D.: Qualche giorno fa ho intervistato Antoine Fafard e, in quell’occasione, mi ha detto: “Se vuoi intervistare Gavin, devi metterti in contatto con lui adesso, perché al momento è libero”. La mia prima domanda, quindi, è: cosa significa per te “libertà” o “essere libero”?

G.H.: È la libertà di fare ciò che si vuole. Ho la fortuna di essere arrivato a un punto della mia vita in cui non ho bisogno di lavorare se non voglio. Quindi ora faccio solo lavori che mi piacciono e che mi danno una certa soddisfazione creativa. È una posizione privilegiata. Puoi scegliere il lavoro che vuoi e le persone con cui vuoi lavorare. Inoltre, mi piace avere del tempo per potermi esercitare alla batteria.

D.: “Eclettico”. Così Antoine ha definito “Perpetual Mutations”, il vostro secondo progetto insieme. Tu, invece, come lo definiresti?

G.H.: Questo progetto è diverso dal precedente. In effetti, “Chemical Reactions” aveva un concetto costruito intorno ad un’orchestra e successivamente ad un quartetto d’archi. Mi piace fare cose un po’ insolite e impegnative. Non capita spesso di sentire la batteria con un quartetto d’archi. Per “Perpetual Mutations” abbiamo deciso di utilizzare altri strumenti. Così, abbiamo incluso sassofono, trombone, violoncello, handpan, violino, oboe, vibrafono e marimba (oltre a pianoforte, basso e batteria, naturalmente). All’origine del progetto ci sono le composizioni di Antoine. Da lì partiamo per cercare di presentarle nel miglior modo possibile.

D.: Come hai sottolineato, “Perpetual Mutations” è un album i cui brani sono concepiti per essere suonati con strumenti non convenzionali. Come hai reagito quando Antoine ti ha illustrato per la prima volta questa idea? E come hai affrontato la presenza di questi strumenti non convenzionali?

G.H.: Antoine scrive un tipo di musica particolare che è sempre interessante. Credo che fosse il 2020 quando abbiamo discusso in merito ad una nuova collaborazione. In quel momento abbiamo iniziato a pensare a cosa avremmo potuto fare e a quali nuovi percorsi avremmo potuto provare a seguire. Brano dopo brano, abbiamo iniziato ad avere una chiara idea su quale strumentazione potesse andare bene per una determinata composizione. Antoine è in contatto con tantissimi musicisti. È stato molto facile per lui convincerli a partecipare al progetto.

D.: Ci sono voluti quasi quattro anni per completare questo album. Durante questo periodo, avete apportato modifiche importanti ai brani rispetto all’idea iniziale?

G.H.: Non proprio. Uno dei motivi per cui ci abbiamo messo così tanto tempo per completare questo album è che io sono stato impegnato con le altre band di cui faccio parte – The Pineapple Thief – e naturalmente i Porcupine Tree che sono tornati dopo una pausa di dodici anni. La preparazione di quel tour ha richiesto molto del mio tempo nel corso del 2022 e nell’estate del 2023. Inoltre, non mi piace finire un progetto e il giorno dopo iniziarne un altro, oppure finire un tour e partire nuovamente per un altro. Nella vita bisogna trovare il giusto equilibrio. Mi piace mantenere un certo equilibrio, sia dal punto di vista musicale che nella vita privata. In quel periodo, Antoine mi inviava un nuovo brano ogni due mesi. Alla fine dell’anno scorso sono riuscito a dedicare a questi brani la giusta attenzione. Credo di aver registrato la batteria all’inizio di 2024, ma non credo che gli arrangiamenti siano cambiati da allora.

D.: Antoine spesso crea i suoi progetti avendo in mente un batterista specifico. Considerando che questo è il vostro secondo progetto insieme, gli ho chiesto che cosa tu abbia rispetto ad altri batteristi. A questo punto chiedo a te: che cosa ha Antoine che fa davvero la differenza per te?

G.H.: Scrive musica sulla base di tempi musicali classici, aggiungendo sfide ritmiche interessanti. So che lavora con alcuni batteristi davvero eccezionali. Il fatto che scelga un batterista specifico per un progetto e scriva canzoni adatte a questo batterista è un approccio molto interessante. Mi piacciono le sue composizioni. Mi piace il modo in cui struttura i ritmi. A volte non è in un solo tempo, ma secondo diversi tempi musicali. È una grande opportunità creativa per un batterista. È un po’ come avere una tela bianca su cui si può fare davvero tutto ciò che si vuole.

D.: Ho scoperto che in questo album suoni di nuovo la marimba. È stata un’esperienza diversa rispetto a “Chemical Reactions”?

G.H.: Ho una bellissima marimba. Diciamo che sono un “proprietario di marimba”, ma non la so davvero suonare molto bene. Infatti, le parti di marimba in alcuni dei brani che Antoine mi ha mandato erano davvero molto complesse. Abbiamo, quindi, deciso di assumere un percussionista che sapesse suonare davvero la marimba e anche il vibrafono.

D.: Da un punto di vista “tecnico”, ci sono dei “trucchi” o qualche elemento particolare che hai utilizzato per la registrazione di questo album?

G.H.: Non proprio. Avere uno studio a casa significa poter registrare una o cento volte. Quando ho iniziato a suonare, tutti i musicisti erano nella stanza. Suonavamo tutti insieme e si registrava tutto molto velocemente. Per una BBC session, facevamo qualche prova e poi registravamo dieci canzoni in tre ore. Poi, per tutti gli anni ’80 e la maggior parte degli anni ’90, è stato praticamente sempre così. Suonavo negli studi e c’erano altri musicisti che suonavano con me. Dal 1997, però, ho il mio studio. Questo significa che, registrando al computer, posso fare praticamente tutto quello che voglio. Mi piace l’idea e vorrei suonare tutti i brani come se fosse un’unica performance, ma purtroppo sono solo nel mio studio. In questo caso, significa che non ho suonato insieme ad Antoine e agli altri musicisti. Alla fine, qualunque sia l’aiuto del computer o della tecnologia, l’unica cosa che conta è il risultato finale. È qualcosa di interessante di interessante? Commuove le persone che lo ascoltano? È davvero una buona esecuzione di una buona idea? Probabilmente potrei registrare l’album in un pomeriggio, ma non sarebbe il mio lavoro migliore perché mi piace avere il tempo di sperimentare, considerare, ascoltare e rivalutare quello che faccio. A volte mi ci vogliono due giorni per registrare una canzone, ma quando la ascolto più tardi, a volte decido di registrarla nuovamente. Questo è il grande vantaggio (e, al tempo stesso, la maledizione) di lavorare da soli nel proprio studio.

D.: Per la registrazione di questo album vi siete sempre scambiati i rispettivi file. Prima di registrare le tue parti, hai ricevuto le registrazioni di tutti gli altri musicisti?

G.H.: Nella maggior parte dei casi ho ricevuto brani già completi, soprattutto perché Antoine ha dovuto aspettare che io fossi disponibile. Questo significa che, in quei casi, sono stato davvero l’ultimo a registrare.

D.: Per quanto riguarda i brani ancora non completi che Antoine ti ha inviato, c’è mai stato qualcosa che avresti voluto cambiare?

G.H.: Non è mai cambiato nulla di quello che avrei suonato. Non si è mai trattato di un assolo a cui dovevo reagire. Per esempio, se in un brano è prevista la tromba in alcune parti, ma quella parte non è ancora stata registrata, posso lavorare con la stessa parte suonata alla tastiera solo per rendermi conto di come sarà il risultato finale. Questo mi aiuta molto perché ho bisogno di sentire il suono. Antoine è molto bravo a presentare un quadro completo. Ho lavorato ad altri progetti in cui, quando ho sentito il risultato finale, sembrava davvero un album diverso da come l’avevo immaginato.

D.: Quando abbiamo parlato nell’ottobre del 2020, avevi appena pubblicato “Versions of Truth” con The Pineapple Thief. Quattro anni dopo, avete pubblicato un altro album insieme, “It Leads to This”, e Antoine Fafard ha contribuito all’edizione Deluxe del CD dell’album. Qual è stato il suo coinvolgimento in questo progetto? È stato diverso lavorare con lui?

G.H: Di solito, quando una casa discografica pubblica un album, ne pubblica una versione in CD, una in vinile e poi una “edizione speciale”. Nell'”edizione speciale” è presente il CD con le versioni originali e la versione in Dolby surround, immersive audio mix (di Bruce Soord, in questo caso specifico). La casa discografica ci ha anche un altro CD con “alternate verisons” dei brani. In passato, le “alternate versions” erano realizzate da Bruce che ne faceva delle versioni acustiche, cantando e accompagnandosi alla chitarra. Per “Versions of Truth” ho fatto molte sperimentazioni suonando la batteria elettronica e la mia marimba. Quando è arrivato l’ultimo disco, “It Leads to This”, ci siamo chiesti cosa fare per la Deluxe edition dell’album. Non volevamo fare le stesse cose che avevamo fatto in precedenza, così ho parlato a Bruce di Antoine Fafard e del fatto che avrebbe potuto fare gli arrangiamenti per archi di tutti i brani. Nel frattempo, abbiamo scoperto che avevamo solo tre settimane per completare il tutto. Ho chiamato Antoine e gli ho chiesto se potesse completare gli arrangiamenti per archi delle sette canzoni. Mi ha risposto che poteva farlo, ma che ci sarebbero voluti almeno tre mesi per completare il lavoro. Con la scadenza incombente, gli ho chiesto se avesse qualche idea e, dato che è molto bravo a suonare la chitarra spagnola, mi ha detto che avrebbe potuto fare delle versioni delle canzoni con la chitarra. Ho pensato che fosse una grande idea e gli ho chiesto solo di mantenere la melodia vocale. Poteva cambiare gli accordi, cambiare tutto il resto. Non dovevano sembrare le canzoni originali. Ha iniziato con un paio di pezzi solo per vedere come andava e ci sono piaciuti molto. Così, ho aggiunto un po’ di percussioni alle sue versioni. Se avete la possibilità di ascoltare quel disco, sentirete degli arrangiamenti davvero molto interessanti.

D.: Nel frattempo, c’è stato il nuovo album dei Porcupine, “Closure/Continuation”, uscito nel giugno 2022 e seguito da un tour. Nell’ottobre 2023, Steven Wilson ha dichiarato in un’intervista: “Potremmo fare un altro disco insieme”, ma ha anche aggiunto: “Credo, però, che sarà l’ultima volta che faremo un tour”. Che idea ti sei fatto sul futuro dei Porcupine Tree? Si tratta di una “chiusura” o di una “continuazione”?

G.H.: A questo punto non so se faremo un altro tour o se faremo un altro disco. Anche nel 2010 non abbiamo mai detto che era la fine della band, perché ci sono molte cose interessanti nei Porcupine Tree. Credo che, da un punto di vista creativo, i Porcupine Tree siano un progetto entusiasmante per me, Richard (Barbieri) e Steven (Wilson). Sappiamo che quando noi tre ci riuniamo succede sempre qualcosa di buono. È qualcosa che va oltre la somma delle parti. C’è un po’ di magia che accade tra di noi, che va oltre il contributo individuale. La cosa migliore dei Porcupine Tree è che tutti noi proveniamo da ambienti, luoghi e influenze diverse. Questo, in effetti, può anche essere un problema per i Porcupine Tree, in quanto tutti noi ci muoviamo in direzioni diverse. Il nostro punto di incontro, quindi, è relativamente piccolo, ma è davvero entusiasmante. E lo sappiamo perfettamente. Sappiamo che ogni volta che lavoriamo insieme riusciamo a produrre qualcosa che ci piace davvero. Sembra anche che piaccia al pubblico, il che è incoraggiante. Non abbiamo rinunciato all’idea di registrare di nuovo o di andare in tournée. Vedremo…

D.: E, naturalmente, ci sono i King Crimson. Nel luglio 2023, in un’intervista a Rolling Stone, Robert Fripp ha dichiarato: “A chi mi chiede: cosa ci vorrebbe affinché i King Crimson facciano di nuovo un grande tour? La mia risposta sarebbe: Se sapessi con certezza che il tour dei King Crimson sia l’unico modo per evitare la Terza Guerra Mondiale, inizierei a fare delle telefonate”. Visto il mondo folle in cui viviamo, credo che molti, dopo aver letto questa dichiarazione, si stiano domandando: “Hai ricevuto qualche telefonata di recente da Robert Fripp?”.

G.H.: Beh, è da un po’ che non parlo con Robert. Nel 2021 siamo andati in tournée in Giappone e, alla fine, Robert ha detto che sentiva che questo lavoro era ‘completo’. Quindi, il progetto che avevamo iniziato nel 2014 – l’ultima versione della band – era giunto a compimento. Non significa necessariamente che i King Crimson siano finiti o che non suoneranno mai più. È tutto nelle mani e nella mente di Robert. Lui ha la visione di ciò che i King Crimson sono e dovrebbero essere. Nel 2013, ha avuto la visione e l’idea brillante di fare questa nuova versione con tre batteristi davanti al palco e il resto della band dietro. Avrebbe potuto scegliere tutti i musicisti che voleva, ma è anche un ottimo “agente di casting”. Ha scelto i musicisti che pensava avrebbero fatto funzionare quella visione e credo che fosse molto soddisfatto di quest’ultima versione dei King Crimson. Non si è parlato di fare qualcosa in futuro, ma non ho mai pensato che fosse la fine di qualcosa. Le cose possono sempre cambiare.

D.: Quali sono le tue prossime sfide?

G.H.: La prima è “Perpetual Mutations”, l’album con Antoine, che uscirà molto presto.

Sto anche lavorando con un chitarrista canadese. Ho già suonato in due dei suoi album e ora stiamo scrivendo insieme. Potremmo avere un progetto, ma è troppo presto per dirlo. Ho altre offerte di lavoro. Ci sono cose che vorrei fare, altre che non voglio fare.

Inoltre, è passato un po’ di tempo dall’ultima volta in cui ho avuto il tempo di esercitarmi come si deve. Quando sei in tournée non hai mai tempo per esercitarti con la batteria. E negli ultimi tre anni sono stato molto in tournée. Mi piace molto l’idea di lavorare a casa perché, mentre ti eserciti, ti vengono nuove idee che potrebbero anche trasformarsi in composizioni. È importante avere un periodo in cui questo possa accadere. Le mie idee migliori nascono quando mi sento davvero libero di sperimentare.

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