G3 – Live in Tokio-Satriani.Vai.Petrucci.

(Andrea Romeo)

G3, che sta per Guitar3, in pratica una sorta di format musicale, ma non stiamo parlando certo di talent show o di altri spettacoli più o meno musical-televisivi dei nostri giorni: G3 nasce infatti, nel 1995, da un’idea di Joe Satriani, sicuramente uno dei più influenti chitarristi degli ultimi trent’anni, e si basa su un’idea molto semplice, ovvero quella di unire i tre più grandi chitarristi del mondo (e del momento) per realizzare in diversi luoghi del mondo una serie di concerti-evento.

Di volta in volta Satriani ha chiamato a sé due tra i suoi più illustri colleghi, con i quali si è esibito in una quindicina di occasioni fino al 2018, anno in cui il progetto è stato, per così dire, momentaneamente “congelato”, ed in ognuna di queste situazioni ha raccolto intorno a sé anche delle backing band di livello assoluto.

L’elenco dei nomi è effettivamente impressionante perché, in pratica, rappresenta quasi l’intero gotha del chitarrismo mondiale: parliamo di Steve Vai (che di Satriani è stato allievo), Marco Ciaravolo (il suo insegnante di chitarra), Eric Johnson, Kenny Wayne Shepherd, Yngwie Malmsteen, John Petrucci, Robert Fripp, Paul Gilbert, Steve Morse, Steve Lukather, Uli Jon Roth, Michael Schenker, Adrian Legg oltre a numerosi altri ospiti quali Tony MacAlpine, Johnny Hiland, Keith More, Chris Duarte, Andy Timmons, Neal Schon, Gary Hoey, Brian May, Billy Gibbons, Johnny A, George Lynch, Patrick Rondat, Guthrie Govan, Alejandro Silva, Phil Collen ed Eric Sardinas.

Semplice anche lo svolgimento delle serate: ognuno dei tre chitarristi presenta un set con due/tre brani del proprio repertorio solista, dopodichè lo show si conclude con una classica jam session in cui, da parte dei tre, accompagnati da una sorta di all star band, vengono proposti alcuni brani classici, appartenenti alla storia del rock.

Anche i nomi dei musicisti, che condividono il palco con loro, fanno venire letteralmente i brividi: bassisti come Stu Hamm, Roscoe Beck, Dave LaRue, Billy Sheehan, Matt Bissonette, Bryan Beller, Allen Whitman e batteristi che rispondono ai nomi di Mike Mangini, Jeff Campitelli, Clive Bunker, Mike Portnoy, Virgil Donati, Jeremy Colson, Tommy Taylor, Van Romaine, Joe Travers, Marco Minnemann… se aggiungiamo, in ordine sparso, tastieristi come Don Airey, Mike Keneally e Tony MacAlpine, possiamo farci un’idea precisa del tasso di qualità straordinario salito, sui palchi di mezzo mondo, in questi venticinque anni.

La serata, che è stata poi fissata su questo doppio cd, si è svolta presso il Tokyo International Forum, nella capitale del Sol Levante, l’8 Maggio del 2005, e vedeva allineati, alle chitarre, il padrone di casa, Joe Satriani, l’allievo Steve Vai, ed il collega John Petrucci, accompagnati da Galen Henson, Dave Weiner e Tony McAlpine, chitarre ritmiche, Matt Bissonette, Billy Sheehan e Dave LaRue, basso, Jeff Campitelli, Jeremy Colson e Mike Portnoy, batteria…

L’introduzione è lasciata alla fantasia di Petrucci, affiancato da LaRue e Portnoy, che presenta due brani, Glasgow Kiss e Damage Control, appartenenti al proprio primo album solista, Suspended Animation: un Petrucci che, fuori dai Dream Theater, si esprime sicuramente in maniera più rilassata, ariosa, e senza la necessità di stupire, badando decisamente alla sostanza, cui la tecnica fornisce un fondamentale supporto ma senza mai prevalere su di essa per cui, in entrambi i brani del suo set, lascia “cantare” la chitarra grazie ad un approccio davvero morbido e melodico.

Non appena il chitarrista newyorkese lascia il palco ecco presentarsi, imbracciando l’inconfondibile Ibanez bianca, l’oriundo italiano Steve Vai, l’allievo che inorgoglirebbe qualsiasi maestro e che, insieme a Weiner, Sheehan, Mc Alpine e Colson, propone The Audience Is Listening, tratta dal celeberrimo Passion and Warfare, Building the Church, che apriva Real Illusions: Reflections da cui è tratta anche la conclusiva K’m-Pee-Du-Wee, eseguendole con una facilità ed una scorrevolezza che riesce a far apparire quasi irrisorie.

Infine l’uomo che organizza questa vera festa della chitarra elettrica, Joe Satriani, che sale sul palco dopo di lui ed insieme ad Henson, Bissonette e Campitelli sciorina una via l’altra Up in Flames e Searching, tratte dall’appena pubblicato Is There Love in Space? e War, che invece risale al celebratissimo The Extremist, del 1992.

La jam session finale è un vero e proprio tripudio dedicato al classic rock targato anni ’60 e’70: i tre infatti hanno selezionato per chiudere lo show, tre brani che hanno letteralmente fatto epoca, ognuno nel proprio ambito: l’hendrixiana e psichedelica Foxy Lady, una ruspante La Grange from ZZ Top, Texas, ed una travolgente Smoke on the Water, firmata Blackmore, Gillan, Glover, Lord, Paice, regalano all’estasiata audience nipponica un finale di concerto assolutamente memorabile.

Tre stili certamente differenti, ma del tutto riconoscibili, quelli dei protagonisti di questa fantastica serata: un Petrucci più soft rispetto al solito, capace di creare passaggi intensi anche senza spingere necessariamente sull’acceleratore, uno Steve Vai che, pur prendendosi qualche momento in cui gigioneggia da par suo, non dimentica certo la lezione di Frank Zappa, lavorando di fino sulla dinamica e sul controllo del suono, ed infine un Satriani che esalta ancora una volta le sue grandissime doti di assemblatore, giocando da par suo con gli stili ma restando coerente ed espressivo.

Inutile dire che i tre, sulla tastiera delle chitarre, fanno letteralmente quello che vogliono: non ci sono cantanti, ma non è necessaria la loro presenza perché sono proprio le chitarre a “cantare”, impersonando con tecniche, timbri e scelte melodiche personalissime il ruolo di voce principale.

Virtuosismo, certo, ma di un livello talmente elevato, ed associato a scelte così azzeccate e di buon gusto, da non far percepire affatto quel sentore di “voler stupire” a cui, tendenzialmente, una lineup del genere potrebbe far pensare: tre maestri, tre capiscuola, tre riferimenti assoluti, accompagnati, tra l’altro, da musicisti incredibili.

(Epic Records/Sony Music, 2005)

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