Equipe 84, la psichedelica 29 settembre

(Nik Maffi – 1 ottobre 2019)

Se c’è una canzone che porto nel cuore per ragioni sentimentali, quella è “29 Settembre” dell’Equipe 84. Ho il  ricordo di me giovane pischello, stiamo parlando dei miei 7/8 anni quindi del 1982/83, delle mattine con mia madre affaccendata alle pulizie di casa e io con un mangiadischi arancione a smanettare tra i suoi lp e 45 giri con il sole che entrava dalle finestre del salotto. Di contorno,  ancora un po’ di arredamento in stile anni ’70, prima che ai miei venisse in mente di buttare tutto quel popò di vintage, per virare verso un salotto anni ’80; odio gli anni ’80, in tutte le sue forme e sfaccettature. Quella canzone formò un aurea magica ovattata intorno alle mie orecchie allora vergini; mia madre, pure lei con la passione dei dischi, da qualcuno devo pur aver preso, possedeva svariati singoli, molti dei quali di Lucio Battisti (1943 1998) , di cui era una super fan, e “29 Settembre” era il pezzo di apertura della seconda facciata di un doppio LP intitolato” Superbattisti“, etichetta la mitica Dischi Ricordi (codice AMRL 26120) uscito nel 1973, una  raccolta del primo Lucio “nazionale”. Fu proprio grazie a quel disco che sviluppai una forte attrazione verso tutto ciò che veniva da quel passato musicale: 60’s e 70’s! Qualche anno dopo, in un mercatino dell’usato trovai un singolo chiamato “29 Settembre” firmato Equipe 84 (NLNK 3787, Dischi Ricordi), da ignorante chiesi al “banchettaro” di turno se la canzone fosse quella di Battisti, scoprendo che effettivamente la canzone era firmata da Battisti alle musiche e Mogol alle liriche! Ed era pure più bella della versione contenuta sul doppio lp del menestrello di Poggio Bustone!
Ora, digressione, esagero: ci sono poche opere in Italia che possono vantare di essere considerate “psichedelia”, una è “Supereliogabalo” di Arbasino, degno del miglior Pasto Nudo di Burroughs, l’altro o altra , è 29 Settembre, Equipe’s version. La versione originale di Vandelli e soci è superpsich!… a discapito di quella di Battisti, vuota di sovraincisioni e di quel sapore indiano che ricorda musiche in stile Ravi Shankar, che tanto inluenzarono il beatle Harrison, frutto di viaggi in acido degni dei Kaleidoscope, quelli inglesi di “Tangerine Dream”.
La band, composta da Maurizio Vandelli (1944) al canto, Victor Sogliani (1943, 1995) al basso, Alfio Cantarella (1941) alla batteria e Franco Ceccarelli (1942,2012) alla chitarra, aveva orecchie in onde medie e sovraincise sul pezzo un finto radiogiornale che diede una timeline dei giorni in cui si stava svolgendo la storia;  si ispirò effettivamente a certe sonorità sparate dalle radio inglesi nel periodo 1966-’67, ci metterei la mano sul fuoco.
Il testo di Mogol (1936),  parla di un adulterio (sicuro effettivamente vissuto da lui medesimo), da parte di un ragazzo che incontra una ragazza e i due passano la serata insieme, il giorno 29 settembre, mentre il 30 settembre lui, avendo dimenticato la scappatella della sera prima con l’altra tipa, telefona alla sua fidanzata e le dichiara il suo amore (lo si evince dalla frase, “il buio ha cancellato tutto, di colpo volo giù dal letto“. 
Ma veniamo alle interpretazioni più succose del pezzo: gossip, oltre alla costruzione delle linee melodiche di chiaro stampo psichedelico, il buon Mogol gioca con le liriche portando la vicenda oltre i confini del surreale, usando un flashback, non molto in voga nella costruzione dei testi nella musica italiana all’epoca. All’ascolto sembra quasi che la vicenda narrata non sia esistita, ma sia stato un viaggio in acido, infatti secondo il critico Renzo Stefanel, i versi “guardavo il mondo che, girava intorno a me e tutta la città, correva incontro a noi“, aggiugono pepe a questa teoria.
In più i giornalisti dell’epoca etichettarono la canzone come il Sgt Pepper italiano e addirittura Lennon definì l’Equipe la band italiana più in linea con i tempi di allora!
Tecnicamente il risultato fu un pezzo avanti anni luce rispetto a quello che si poteva ascoltare sulle frequenze e sui jukebox per quanto riguardava la cosidetta canzone italiana, anche grazie agli studi Ricordi di Milano, da poco provvisti di un registratore a 8 piste – ricordiamo che Sgt Pepper, venne registrato su un 4 piste – tutto ciò contribuì a rendere la canzone un successo, stanziale al primo posto nella hit parade nostrana per cinque settimane consecutive. Dulcis in fundo, per i più esperti in materia di grafica pop 60’s, date un’occhiata alla copertina del singolo, è o non è una  chiara citazione delle copertine tipo quella di Rubber Soul dei Fab Four, con la foto della band deformata ?

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