Deodato – Prelude

(Andrea Romeo – 15 luglio 2020)

La commistione tra la musica pop/rock e la musica classica è stato, spesso, una sorta di vero e proprio “pallino” che ha coinvolto musicisti appartenenti a generi di vario tipo, da Concerto for Group and Orchestra, Deep Purple, 1969 a Magnification, Yes, 2001.

C’è stato anche chi, tuttavia, ha azzardato operazioni ancora più ardite, come ad esempio A Fifth of Beethoven, ovvero la Sinfonia N°5 in Do Minore di Ludwig Van Beethoven, riarrangiata in versione disco da Walter Murphy and the Big Apple Band, e presente nella colonna sonora di Saturday Night Fever del 1977.

In questo senso, però, si parla di operazioni realizzate in contesti nei quali la band, o l’album, erano già noti, comunque, ad un pubblico vasto.

C’è chi invece, ancora prima, aveva osato qualcosa di talmente nuovo ed inaspettato da stupire, in primis se stesso, per il successo ottenuto: nel 1973 il pianista, compositore, arrangiatore e produttore discografico brasiliano di origini italiane e portoghesi Eumir Deodato de Almeida, che all’epoca aveva si una certa fama, ma esclusivamente in patria, pubblicò il suo terzo album, Prelude, che divenne immediatamente un successo planetario, e questo grazie al brano di apertura, ovvero Also Sprach Zarathustra (2001)“, arrangiamento in chiave marcatamente funk del tema musicale di Richard Strauss utilizzato nella colonna sonora del film 2001 Odissea nello Spazio.

Il trionfo è assolutamente clamoroso: Deodato vince il Grammy Award per la Best Pop Instrumental Performance, nel 1974, si ritrova secondo nelle classifiche pop degli USA, terzo in Canada, settimo nel Regno Unito: da arrangiatore, negli anni ’60, per artisti del calibro di Antonio Carlos Jobim e Wes Montgomery, l’artista di Rio de Janeiro veniva ora acclamato come una star del pop, nonostante il suo approccio musicale fosse, comunque, un mix di latin-jazz, fusion e funk.

Ma che, la voluta commistione con la musica classica, sia stata un elemento fondamentale all’interno di questo lavoro, lo confermano altri due pezzi contenuti in Prelude, ovvero Baubles, Bangle And Beads, brano quasi cinematografico, ricco di groove, basato sul lavoro del compositore russo Alexander Borodin, e Prelude To The Afternoon Of A Faun, poema sinfonico di Claude Debussy che, dopo un’intro nostalgica e malinconica, si sviluppa lungo una direttrice a cavallo tra il free-jazz ed il funk, e si caratterizza per il solo di flauto di Hubert Laws.

Tastiere, molte, ovviamente suonate dall’autore, ma anche una band davvero ragguardevole, che allineava Ron Carter e Stanley Clarke al basso, Billy Cobham alla batteria, John Tropea e Jay Berliner alle chitarre, i fondamentali Airto Moreira, percussioni e Ray Barretto, alle congas, oltre ad uno stuolo di fiati ed archi che creano un’atmosfera da vera e propria big band.

Inutile dire che, riuscire a ripetersi dopo un successo di queste proporzioni, e giunto peraltro in maniera del tutto inaspettata, sarebbe stato davvero molto, molto difficile, e difatti la carriera di Eumir Deodato, pur ottenendo occasionali risultati interessanti, non raggiunse mai più un picco così elevato: la sua versione di Rhapsody in Blue, contenuta in Deodato 2, entrerà nella top 50 in Canada nel 1973 e, fino al 2011, sarà la sigla di Radio Vaticana, mentre due suoi singoli, SOS, Fire in the Sky e Are You for Real, tratti dall’album Motion, entreranno nella Top 20 Billboard Dance Hits, nel 1985.

Ma Prelude rimane una sorta di esemplare unico, un album che ancora oggi non ha perso la propria modernità e freschezza, sia nei suoni che negli arrangiamenti: i tre brani che lo completano, Spirit of Summer, Carly & Carole e September 13, con uno strepitoso Cobham sugli scudi, ne fanno un lavoro in cui il groove jazz/fusion si mescola alle aperture orchestrali ed ai soli di chitarra, creando un universo musicale dal suono originale, difficilmente ripetibile, ed entrato nella leggenda quasi senza volerlo.

(Sony Music, 1972)

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